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Procida. Una Chiesa profetica che accoglie la crisi?

di Arcangelo Lubrano Lavadera

Leggendo il bollettino di San Giuseppe prendevo coscienza che  anche la nostra Chiesa procidana vive la sua Crisi: “diminuiscono sempre i fedeli che partecipano alla messa della domenica”, ma bisogna dire che la Chiesa a Procida in questi ultimi tempi sta mostrando quello che è il suo vero volto, essere in movimento, si lavora per  cambiare le strutture accorpando le parrocchie (unità pastorali). Si è preso atto che occorre una formazione “robusta” vedi gli incontri di formazione biblica, e su tematiche che riguardano l’universo giovanile.

La Chiesa oggi si trova a vivere anche un altro profondo dramma, che di sicuro la porterà a ripensare le sue consolidate strutture. (celibato del clero, ruolo del papa, il sacerdozio alle donne, ecc..).

Non bastano i cambiamenti di strutture (unità Pastorali) sono necessari uomini nuovi, che sappiano abitare nuove strutture, anzi costruirle man mano ( Riv. Rocca Carlo Molari). La riforma delle strutture ecclesiali è necessaria, ma sarebbe illusorio pensare che sia sufficiente. Le comunità ecclesiali non sono in grado di assumere i ritmi accelerati dei processi culturali. I programmi pastorali sono formulati con scadenza non rispondenti ai tempi dei processi sociali.

Nell’ annuncio del Vangelo gli operatori avvertono la distanza tra i modelli utilizzati dalla chiesa e quelli utilizzati quotidianamente dagli uomini. Spesso si pensa alla Chiesa come una struttura già perfetta e compiuta perché fondata da Cristo e alimentata dallo Spirito. Questa prospettiva rende difficile ammettere gli errore e le colpe. La conseguenza più grave  di questa concezione è l’impossibilità di ammettere i cambiamenti. Le verità acquisite e una tradizione consolidata nei secoli sono da ostacolo al cammino di ricerca. Già il Vaticano II aveva previsto i profondi cambiamenti culturali in corso “Così il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell’ordine delle cose, a una concezione più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce il sorgere di un formidabile complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e a sintesi nuove” (GS 5) . Molti sono sorpresi dei profondi cambiamenti in corso nella teologia e nella pastorale. Molti sono sconvolti dalle diverse opinioni che qua e la avanzano (vedi incontri con C. Molari e J.M.Castillo) anche su temi dottrinali non secondari. Diverse indagini mettono in risalto la difficoltà e le resistenze delle nuove generazioni ad accogliere le proposte  ecclesiali. Vi sono diverse cause all’origine di tali dati, ma il dato fondamentale che il mondo cambia velocemente, mentre la testimonianza delle chiese e le loro proposte restano sostanzialmente identiche o adottano soluzione di facciata. Nella pastorale e nella catechesi si da molta importanza alla programmazione, ai progetti, alle strategie, E giustamente. Ma nel contempo occorre tenere presente che l’orizzonte culturale è notevolmente cambiato in molti  invece è rimasta la convinzioni di poter fissare per sempre le dottrine della fede. dimenticando che la fede non si trasmette insegnando dottrine, bensì esercitando testimonianze efficaci. Parole come persona, natura, sostanza, espiazione, salvezza, grazia, hanno subito nei secoli profondi cambiamenti di significato. Continuando ad utilizzarle come se nulla fosse cambiato significa diffondere idee  ambigue e confuse e diffondere messaggi deformati e contradditori. La Chiesa è chiamata a mettersi in ascolto della cultura del nostro mondo( CVC n°34) senza resistenze il Concilio ci invita “ad ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma più adatta” (Gs 44.) I vescovi italiani nel documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia n° 50“sollecitano di aiutare le comunità a maturare una fede adulta e pensata, capace di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità in tutto in CristoCristiani adulti non “sacrestani”. La vita della Chiesa è stata impostata  secondo criteri democratici gli apostoli vivevano la fede secondo gli insegnamenti di Gesù << perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?>> (Lc 12,57) Pietro fu costretto  a battezzare dei pagani contro la sua originale convinzione << sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma  chi teme e pratica la giustizia a qualunque popolo appartenga è a lui accetto>> (Atti 10,34) Quando tornò a Gerusalemme perché non aveva rispettato la “Tradizione Lui dovette giustificare raccontando l’esperienza avuta (Atti 11,18). Il Profeta Geremia  dichiara che << non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo di riconoscete il Signore, perché tutti mi riconosceranno dal più piccolo al più grande>> (Ger 31,34)  e l’apostolo Giovanni descriveva la realizzazione di questa promessa scrivendo alla sua comunità<< Ora voi avete l’unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza>> (1Gv 2,20) “ non avete bisogno che alcuno vi ammaestri”(Varcare la soglia della Speranza Mond.2004) In questo tempo siamo consapevoli che si vive una crisi profondo della cristianità, ma siamo oltremodo consapevoli che il tutto non può essere modificato in poco tempo, è necessario un lungo cammino. La prima condizione è riconoscere ed accettare la crisi. Essa fa parte del processo della storia della Salvezza che esige nuove immissioni di grazia. Occorre lasciarsi fecondare da esperienze diverse, mettersi in ascolto di tutta la comunità, ascoltare le diverse sensibilità ed esperienze e solo dopo un lavoro di accoglienza e di sintesi si potrà tracciare un percorso per un quotidiano Altro, secondo il Sogno di Gesù, il Dio incarnato nella storia.

Arcangelo Lubrano Lavadera

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