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Procida: Una generazione di sogni, conflitti e rivoluzioni!!!!!!!!!!!!

di Vittorio Cerase
Presidente direzione regionale prc Veneto

“Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera” (Pablo Neruda)
“Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia” (Ernesto Guevara)
La crisi economica mondiale è il tratto determinante di questa fase. Cosa accade quando le certezze di presente e futuro scompaiono, per diverse generazioni? Si rischia di precipitare nella barbarie: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; i migranti sono bersaglio del più aspro sfruttamento e delle derive razziste di una guerra tra poveri che appare inarrestabile; per i giovani si aggiunge alla già sperimentata precarietà la disoccupazione cronica. L’intreccio tra la crisi economica, che incide sulle vite a livello materiale, e la crisi della democrazia è fortissimo. Nessuna strategia potrà vincere se non terrà presente quest’intreccio e se non porrà sullo stesso piano l’urgenza democratica con quella materiale. Il nostro compito è allora intercettare il dissenso diffuso verso il sistema e trasformarlo in una grande battaglia per il lavoro, la giustizia sociale e i diritti .Quindi è il compimento di un’idea di democrazia radicale che, per realizzarsi, ha bisogno della partecipazione diretta dei soggetti e del rifiuto delle deleghe burocratiche,di una comunità politica non più oligarchica né verticistica. La separazione tra la politica e le dinamiche materiali della società e della vita quotidiana è all’origine della crisi di credibilità dell’intero sistema politico e dell’astensionismo che, tra le giovani generazioni, assume una portata macroscopica. Sia perché le modificazioni profonde del sistema produttivo (la frantumazione del ciclo produttivo, l’individualizzazione del rapporto tra capitale e lavoro) hanno indebolito la «consapevolezza» di classe, sia perché, più banalmente, le più grandi organizzazioni di massa della sinistra si sono progressivamente rese autonome dalle istanze reali della società. Tutto questo in un contesto di crisi di egemonia della cultura democratica e progressista, che va invece ricostruita a partire da nuovi spazi e luoghi della critica e dell’alternativa. Sconfiggere l’anti-politica significa per noi ricostruire un ponte tra lotta politica, conflitto sociale e vita quotidiana dei soggetti subalterni, impegnandoci a rimettere al centro – sul piano soggettivo – il tema della partecipazione collettiva (che è libertà di scelta, affermazione delle ragioni della «politica» come campo di costruzione di un progetto collettivo), della costruzione dell’intellettuale collettivo, dell’abolizione sistematica della dicotomia tra dirigenti e diretti dentro la definizione del soggetto politico. Noi crediamo che la partecipazione del cittadino al governo della città non deve esaurirsi solo con l’espressione del voto ma, bisogna che abbia la possibilità di collaborare attivamente e in maniera propositiva .
Noi vogliamo avvicinare la gente alle istituzioni, per questo proponiamo, per quanto possibile, la democrazia partecipativa, quale vero strumento democratico. La democrazia diretta è la forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano non sono soltanto elettori, che delegano il proprio potere politico ai rappresentanti, ma sono anche legislatori, aventi il diritto, costituzionalmente garantito, di proporre e votare direttamente le leggi ordinarie e la costituzione, attraverso diversi istituti di consultazione popolare e diverse forme di partecipazione popolare.
La democrazia diretta è stata la prima forma di un governo democratico, affermatosi nel V secolo a.C. ad Atene.
Successivamente un esempio notevole di democrazia diretta fu la Comune di Parigi. La democrazia diretta venne anche utilizzata nelle assemblee decisionali del Sessantotto.
Ci presentiamo non solo per vincere ma perché vogliamo governare. Vogliamo essere laici con tutti e garantire la laicità dell’amministrazione, perché vogliamo garantire la massima coesione e partecipazione sociale nel governo del territorio contando sulla responsabile collaborazione di ogni cittadino. Il nostro principio è che la libertà non consiste nel fare tutto quello che non è vietato, ma tutto quello che è possibile con etica e morale, nel rispetto di tutti i cittadini e per la qualità della vita. La questione morale è una questione politica, intimamente legata alla società borghese, sempre più corrotta e putrescente. E come tale va affrontata alla radice, inserendola nel quadro di un’ipotesi di cambiamento totale della società, rimuovendo il ceppo, ormai deteriorato, del connubio tra politica e affari, un intreccio deleterio che è inevitabile perché insito nelle basi stesse dei rapporti capitalistici.
In conclusione, la questione morale non si può subordinare e vincolare ad un problema di ordine pubblico, ad iniziative, per quanto audaci e apprezzabili, di tipo giudiziario, ma deve rilanciarsi e ricollocarsi nella prospettiva di una più vasta azione di lotta e di trasformazione della società in un senso profondamente e decisamente anticapitalista.

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