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Procida. Una stagione storta per l’impianto del Caraugno. Il verdetto del Ministero: niente ingrasso dei tonni rossi nel “Regno di Nettuno”.

Confermato da Roma il rifiuto ad autorizzare la mattanza a fucilate della Direzione dell’AMP. I rilievi del Ministero sull’impianto di Procida, un’eccezione nazionale. Così le gabbie erano state spostate fuori dell’Area. E la macellazione dei tonni è ancora bloccata. Per il futuro, un’esperienza irripetibile dentro il “Regno”.

(21-11-2008 Isabella Marino) Dalla Redazione
– Storta era nata e storta è finita, la stagione dell’ingrasso 2008 per i tonni rossi nella baia del Caraugno, davanti alla costa procidana. La decisione di utilizzare ancora, per quel contestato tipo di allevamento in mare, lo stesso specchio acqueo dello scorso anno, benché esso fosse divenuto nel frattempo parte integrante del “Regno di Nettuno”, si è rivelata un azzardo, che ha portato al difficile epilogo di questi ultimi giorni. Durante i quali è accaduto di tutto, meno ciò i responsabili di quell’attività avevano stabilito che dovesse accadere, ovvero la macellazione dei grossi pesci destinati, dopo essere stati congelati, all’esportazione in Giappone, che fa incetta di tonni rossi provenienti da tutti i mari del pianeta. All’impossibilità di effettuare la mattanza all’interno dell’Area Marina Protetta, si è aggiunto l’altro ieri il sequestro delle armi usate per uccidere gli animali. Operazione che ora dovrà probabilmente essere effettuata con i metodi di pesca tipici delle antiche tonnare e comunque all’esterno del perimetro dell’AMP. Dove è già escluso che in futuro possa esservi spazio per altre iniziative imprenditoriali di questo genere. Secondo il programma stabilito dalla società italo-turca titolare dell’allevamento, la macellazione dei tonni sarebbe dovuta avvenire circa un mese fa, in ottobre, lo stesso periodo, settimana più settimana meno, in cui vi si era proceduto l’anno passato. Ma rispetto a quel precedente era sorto un ostacolo direttamente collegato alle nuove regole vigenti dall’istituzione del “Regno”. All’interno delle Aree Marine Protette, infatti, non è assolutamente ammesso l’uso di armi. E invece era proprio con armi da fuoco che si era stabilito di uccidere i tonni.

L’USO DELLE ARMI
La stessa tecnica usata nell’autunno 2007: gli addetti della nave turca incaricata di “custodire” l’allevamento, da bordo, avevano tirato colpi di precisione contro i tonni imprigionati nelle vasche. Un proiettile in testa e anche l’esemplare più grosso e combattivo (perché i tonni vendono cara la pelle quando sono catturati con i sistemi tradizionali) trovava una morte istantanea, senza riportare danni che ne avrebbero compromessa la valutazione in occasione della vendita sull’esigente mercato del Sol Levante. Così l’anno scorso erano stati macellati cinquemila tonni e quest’anno l’operazione di sarebbe dovuta replicare sui 3200 tonni che, dopo i mesi trascorsi all’ingrasso nella baia del Caraugno, hanno raggiunto il peso massimo possibile, in media un quintale, con alcune centinaia di esemplari che sono arrivate fino ai tre quintali. Nell’ottobre scorso, alla richiesta di poter introdurre armi nell’Area per procedere alla mattanza, l’ente gestore del “Regno”, ligio alle regole stabilite, aveva opposto un netto rifiuto. Che la società titolare dell’impianto a Procida aveva cercato di superare rivolgendosi direttamente al Ministero dell’Ambiente, per ottenere da Roma, sia pur in via del tutto eccezionale, il permesso di utilizzare dei fucili nel Caraugno. Che, tra l’altro, ricade anche in una zona B di riserva generale, all’interno dell’Area. In attesa della pronuncia di Roma, la macellazione era stata sospesa.

IL SECCO NO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Dopo qualche settimana, la risposta è arrivata, chiara e definitiva, qualche giorno fa. La Direzione del Ministero responsabile per le Aree Marine ha confermato il rifiuto opposto dall’Ente gestore del “Regno di Nettuno”, ribadendone la motivazione, ovvero il tassativo divieto di introdurre nelle AMP armi, esplosivi e simili. Non solo. Nella nota ministeriale, si sottolinea che in nessuna delle AMP italiane sono previsti impianti come quello di Procida, per l’attività di allevamento dei tonni rossi che risulta decisamente impattante sull’ambiente marino. Inoltre, si rileva che essendo stati immessi i tonni nelle gabbie quando erano già entrati in vigore tutti i vincoli dell’AMP (che sono diventati esecutivi il 5 giugno scorso), i responsabili dell’impianto avrebbero potuto trovare soluzioni adeguate a quella particolare situazione. Insomma, non sono le regole dell’Area, finalizzate alla tutela dell’ambiente, che debbono adeguarsi alle esigenze di un’impresa, peraltro non compatibile con quella stessa tutela, semmai il contrario. Preso atto della posizione del Ministero e che ormai ogni strada per la mattanza con i fucili nella baia del Caraugno era preclusa, i responsabili dell’impianto hanno dovuto ripiegare sull’altra opzione possibile, sia pur molto più complicata sul piano tecnico e probabilmente anche più onerosa. Così, si sono dovute spostare le gabbie al di fuori del perimetro dell’Area Marina, operazione completata qualche giorno or sono. A quel punto, era iniziata la fucilazione, che poi è stata di nuovo bloccata dall’intervento degli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Ischia, che hanno sequestrato le armi della mattanza per accertamenti.

MAI PIU’ NELL’AREA MARINA
Le vicende che hanno contrappuntato l’epilogo (peraltro non ancora consumato) della mattanza 2008, hanno dimostrato anche praticamente che non vi è alcuna possibilità, per il futuro, di ripetere l’esperienza di un’attività come quella svolta al Caraugno nel “Regno di Nettuno”. D’altro canto, quando nel luglio scorso la Direzione dell’Area aveva autorizzato l’uso dell’impianto, prendendo atto di una concessione pregressa, lo aveva fatto in via provvisoria e con l’obbligo, a carico della società titolare, di ottemperare ad alcuni adempimenti specifici. In particolare, di far effettuare ad un istituto scientifico specializzato tra quelli indicati dall’AMP delle verifiche periodiche sull’impatto dell’allevamento sull’ambiente marino. Già quell’autorizzazione, proprio per la sua provvisorietà, anticipava che non vi sarebbero state reiterazioni negli anni a venire. Anche perché tra le motivazioni addotte per il suo rilascio, si faceva esplicito riferimento alla delibera del Comune di Procida di delocalizzare l’impianto del Caraugno al di fuori dell’Area Marina già dal prossimo anno. Una scelta che ora, dopo la presa di posizione del Ministero dell’Ambiente e le difficoltà incontrate nella gestione della mattanza dei tonni, è diventata assolutamente obbligata e non rivedibile. Ciò che farà tirare un sospiro di sollievo ai tanti cittadini di Procida che in questi anni hanno contestato la localizzazione di un impianto dall’indiscusso impatto, almeno visivo ed estetico, in una delle baie più belle dell’isola. Oltre a lamentare il fetore nauseabondo che dalle gabbie raggiungeva le case dell’isola, soprattutto nei giorni di scirocco. Comunque finisca la mattanza 2008, una cosa è certa: non c’è più spazio per i tonni rossi in cattività nel “Regno di Nettuno”.

fonte: ilgolfo.it

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