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Procida Urban Blog e "passaparola" di Marco Travaglio – L'informazione delle denunce anonime

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dal blog di Beppe Grillo
“Buongiorno a tutti.
Io penso che quando si assume un picchiatore poi non ci si può
meravigliare se quello picchia e domandarsi se il picchiatore assunto
ha avuto un mandato diretto sugli obiettivi da picchiare, oppure se se
li sceglie lui pensando di compiacere il padrone, penso sia abbastanza
indifferente.
Vittorio Feltri è stato riassunto da Silvio Berlusconi, non da Paolo
Berlusconi che è l’editore finto, l’editore pro forma per aggirare la
legge Mammì: voi sapete che se dovesse essere vero che Silvio è il
vero… il mero proprietario, come direbbe la legge Frattini, del
Giornale dovrebbe perdere tutte le concessioni televisive perché la
legge Mammì punisce ogni violazione di sé medesima con la revoca e lo
spegnimento delle televisioni. Ecco perché l’escamotage di Paolo
Berlusconi, ma ancora una volta come già ai tempi della cacciata di
Montanelli e dell’assunzione di Feltri pure stavolta il direttore del
Giornale è stato deciso da Silvio e non da Paolo, come lo stesso Feltri
ha confessato bellamente – ormai le fanno allo scoperto queste
porcherie – in una conferenza a Cortina.

Feltri il pestatore

Quindi, il direttore del giornale di Berlusconi scelto da Silvio
Berlusconi, anche se Il Giornale risulterebbe essere di Paolo, è stato
scelto per picchiare. Non che i precedenti non picchiassero, ma
evidentemente è una questione di peso specifico del randello: Feltri ha
un randello dal peso specifico più imponente. Probabilmente se Mario
Giordano – è inutile aggiunga un’aggettivazione – avesse fatto la
stessa operazione se ne sarebbero accorti in pochi proprio perché il
peso specifico di chi mena è importante. Quando mena Feltri fa più
rumore di quando mena chiunque altro, figurarsi un Giordano; quindi
Feltri viene assunto per queste caratteristiche.
Mentre un altro ex direttore del Giornale, Belpietro, viene punito con
la mancata promozione a direttore del Tg1 perché ritenuto non incapace
di picchiare, ma poco appassionato alla battaglia degli ultimi mesi che
Berlusconi ha ingaggiato contro quei pochi giornali che si sono
occupati dei suoi scandali e che quindi sono diventati improvvisamente
i giornali che fanno una campagna contro Berlusconi: in realtà sono
giornali che raccontano fatti e fanno domande, come Repubblica, anche
se personalmente avrei preferito qualche domanda in più fra i rapporti
epistolari fra Provenzano e Berlusconi e magari qualche domanda in meno
sulle ragazze. Non che le ragazze, le prostitute, le minorenni, non
abbiano una rilevanza, ci abbiamo dedicato pure un libro, ma c’è anche
di peggio.
Feltri si installa al Giornale e comincia a fare il suo mestiere,
quello di sempre: picchiare. Picchiare chi? Solo ed esclusivamente
quelli che lui ritiene essere i nemici di Berlusconi. Naturalmente
l’uomo ha una certa età quindi non ha una grande dimestichezza con il
calendario, infatti pesta alcuni obiettivi sui quali si va sul sicuro,
De Benedetti, la famiglia Agnelli – tanto gli Agnelli sono tutti morti
a parte Margherita, a pestare i morti il rischio è zero. Pesta gli
Agnelli per instaurare il teorema secondo cui l’Avvocato era peggio del
Cavaliere dunque il Cavaliere è buono, come se nell’ipotesi, trovando
un altro ladro, lo metti vicino al ladro tuo e dici: “visto che c’è
anche un altro ladro allora il mio è meno ladro”. In realtà abbiamo due
ladri, non è che un ladro cancella l’altro: un ladro in più si assomma
a quello precedente. Lo stesso vale per tutta questa campagna contro i
cosiddetti moralisti: se si scopre che ci sono dei moralisti immorali
vuol dire che abbiamo più gente immorale di quella che pensavamo, non
vuol dire che visto che il direttore dell’Avvenire sarebbe immorale
allora Berlusconi è più etico. Semmai abbiamo due sporcaccioni invece
di uno, ammesso e non concesso che si possano usare queste espressioni.
Ma, tornando a bomba, Feltri comincia a menare De Benedetti – va sempre
bene, gruppo Repubblica-Espresso, l’unico gruppo che non gli appartiene
anche se lui gli ha portato via la Mondadori ma è rimasto qualcosa
nelle mani di De Benedetti, Repubblica, l’Espresso e i giornali locali
– gli Agnelli per fare l’equazione, i Moratti – addirittura un giorno
Feltri se la piglia coi fratelli Moratti anche se uno dei due è marito
della sindaca Letizia. Sempre così, perché la sua teoria è molto
raffinata: il più pulito c’ha la rogna. Ma non vuol dire “allora
mandiamoli a casa tutti”, vuol dire “allora Berlusconi è un santo”,
questo è lo strano modo di ragionare che lui ha.
A un certo punto picchia anche Enrico Mentana, che è stato per anni un
giornalista molto potente, è stato il direttore del Tg5: criticarlo
quando era potente poteva avere un senso, all’epoca tutti zitti. Adesso
che l’hanno cacciato da Canale5, adesso che non trova un posto di
lavoro pur essendo indubitabilmente il miglior direttore di
telegiornale che l’Italia ha avuto negli ultimi quindici anni – poi uno
può opinare sui comportamenti, su certe paraculaggini, ma è uno che ha
messo in piedi un telegiornale nuovo creato da zero – adesso che ha
avuto un’offerta da La7, adesso che Berlusconi ha bloccato
quell’offerta di La7 perché lui mette il naso anche nelle pochissime
televisioni che non sono sue o che non controlla, allora tutti a dargli
a Mentana, infatti l’altro giorno il Giornale ha dato una bella
randellata anche a Mentana raccontando la balla che questo stare
brigando per diventare direttore del Tg3. Figuratevi, Mentana è tutto
fuorché uno stupido, andarsi a infilare in questa guerra civile fra
Franceschini e Bersani, che poi combattono per conto di D’Alema e
Veltroni, sarebbe semplicemente impensabile per un uomo astuto come
lui, ma in ogni caso botte a Mentana.
E da ultimo botte a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, e soprattutto
al direttore dell’Avvenire, due direttori a caso: il direttore del
giornale che quotidianamente da mesi fa le domande a cui Berlusconi non
risponde per il semplice fatto che non può rispondere, e il direttore
dell’Avvenire che, dopo avere fiancheggiato spudoratamente, biecamente
il Berlusconismo, dopo aver taciuto per anni e anni di fronte a tutte
le vergogne, i rapporti con la mafia, le corruzioni dei giudici, le
corruzioni della Guardia di Finanza, i fondi neri, le evasioni fiscali,
le leggi vergogna… vi ricordate che cosa scriveva il direttore
dell’Avvenire, o che cosa non scriveva, mentre l’Italia veniva
massacrata sul piano della legalità, della Costituzione, del conflitto
di interessi, delle leggi canaglia, all’improvviso ha scoperto che
Berlusconi, forse, dovrebbe darsi una regolata e c’è voluto questo
sventolio di mutande, slip e reggiseni per farlo destare dal lungo
letargo. Figuratevi se stiamo parlando di un antiberlusconiano
militante: stiamo semplicemente parlando di un tizio che, dirigendo un
giornale cattolico, evidentemente era inondato di mail, lettere,
telefonate di lettori che dicevano “ma non dite niente nemmeno di
fronte alle puttane?” e al puttaniere soprattutto, perché le puttane
fanno un mestiere nobilissimo rispetto a quello del puttaniere.
A quel punto è stato costretto a mettere un paio di aggettivi: Dino
Boffo è colpevole di un paio di aggettivi e un sostantivo: “più
sobrietà, Cavaliere”, scrisse in un durissimo articolo e un’altra volta
raccomandò una migliore corrispondenza fra i comportamenti privati e le
proclamazioni pubbliche, per questo è stato randellato.

Pecorellismo della peggior specie

Devo dire: l’unico che, secondo me personalmente, non merita la
solidarietà che sta ricevendo in questi giorni è proprio il direttore
di Avvenire perché il fatto che abbia patteggiato una pena per aver
molestato una tizia che era la compagna di un tizio col quale lui stava
– questa è la vicenda come pare sia stata ricostruita dai giudici di
Terni – è vero. Questa circostanza è vera, quindi il Giornale ha
scritto una cosa vera. Perché, secondo me, il fatto che il Giornale
abbia scritto una cosa vera è anche un fatto molto preoccupante e che
giustamente ha fatto insorgere molti giornalisti italiani, molti
politici italiani, me compreso? Boffo patteggia questa pena pecuniaria,
stiamo parlando di un reato bagatellare, adesso forse sarebbe incappato
nel reato di stalking con delle pene più alte ma all’epoca se l’è
cavata con una multa, credo, di 500 euro perché diceva delle cosacce
nel tentativo – questo mi pare di aver capito dalla ricostruzione – di
allontanare questa donna da un tipo che interessava a lui. Il fatto
preoccupante di questa campagna di Feltri non è il fatto che abbiano
scritto la verità o la menzogna, perché hanno scritto il vero, questa
sentenza esiste, girava voce che esistesse da diversi mesi, nelle
redazioni dei giornali, perché erano arrivate molte lettere anonime.
Soprattutto, se quando viene emessa una sentenza i giornali la
raccontassero, a quel punto nessuno avrebbe nulla da obiettare: “ieri è
stata emessa una sentenza, il Dott. Boffo ha patteggiato”, naturalmente
le si da l’importanza che ha. Quando uno patteggia una multa per avere
fatto delle telefonate e non è il Presidente della Repubblica è ovvio
che la notizia va a finire in una pagina interna di un giornale, non va
a finire in prima pagina.
Perché se poi dovesse succedere al Presidente della Repubblica dove la
metti la notizia? Se poi dovesse succedere al Presidente del Consiglio?
Ah no giusto, essendo il Giornale se dovesse succedere al Presidente
del Consiglio non la metterebbero.
In ogni caso è chiaro che lo spazio dato alla notizia con il bis a
pagina 3, e i tempi cioè anni e anni dopo che questa notizia era uscita
dal Tribunale di Terni significa che c’è una gestione della notizia,
significa: “io so questa notizia, me la tengo, vediamo come si comporta
Boffo. Se Boffo si comporta bene col mio padrone io la notizia non la
do, se invece dovesse scrivere anche un solo aggettivo critico nei
confronti del mio padrone allora io lo sputtano”. Questa non è
informazione, questo è O.P., pecorellismo della peggior specie.
Peraltro il povero Pecorelli poi è stato ammazzato perché comunque
qualche notizia la pubblicava, e che notizie, ed è morto povero tra
l’altro, rispetto a certi figuri che abbiamo oggi in circolazione nel
nostro mestiere andrebbe anche un po’ riabilitato.

Gli avversarsi di Papi e Feltri

Vi leggo, perché voi capiate la gravità di quel che è successo, un
brano. Dice Feltri: “Quando la politica si trasforma e si svilisce
scadendo nel gossip – questo sarebbe lo scandalo di quest’estate: il
gossip -, quando gli addetti all’informazione si rassegnano a pescare
sui fondali del pettegolezzo spacciando per notizie le attività più
intime degli uomini e delle donne, – pensate, una prostituta che ha la
registrazione di un suo rapporto col presidente del Consiglio a Palazzo
Grazioli, nel lettone di Putin e che finisce subito dopo nelle liste
elettorali del Popolo della Libertà alle elezioni comunali di Bari è
gossip, secondo lui – fatalmente la vita pubblica peggiora e riserva
sorprese cattive. E se il livello della polemica è basso, prima o poi
anche chi era abituato a volare alto – cioè Feltri! -, o almeno si
sforzava di non perdere quota, è destinato a planare per rispondere
agli avversari.”.
Ecco: che cosa sarebbe gli avversari? Quali sarebbero gli avversarsi di
un giornalista? Questo signore forse non ha capito bene la differenza
che c’è fra se stesso e Berlusconi, lui teoricamente sarebbe un
giornalista, Berlusconi teoricamente sarebbe un uomo politico che ha
degli avversari. Pensate a cosa è stata degradata la nostra professione
nelle mani di cerca gente… gli avversari! Gli avversari sarebbero
quelli di Repubblica che scrivono le notizie, a mano a mano che le
hanno, non che se le tengono per anni per poi spararle addosso a chi si
comporta male.
“Mai quanto nel presente periodo si sono visti in azione tanti
moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti
di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, –
Feltri è dispiaciuto, è contrito, sta lacrimando come la madonnina di
Civitavecchia però il dovere lo chiama, è in missione per conto di Dio
come i Blues Brothers – ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano
da quale pulpito vengono certe prediche. Cominciamo da Dino Boffo, 57
anni, di Asolo, da parecchi anni direttore del giornale cui accennavamo
sopra (cioè il cattolico Avvenire)…”.
L’espressione più preoccupante di tutto l’articolo è “cominciamo da
Dino Boffo”, vuol dire “noi abbiamo un sacco di roba su molti
giornalisti moralisti, la teniamo nel cassetto e ogni tanto ne spariamo
una. Come arrivino queste notizie, chi le fornisca, di quale
provenienza sono non lo sappiamo. Io personalmente quando ricevo una
notizia verifico se è vera e poi la do subito; non sono abituato a fare
articoli scrivendo “cominciamo”… cosa vuol dire, che c’è un elenco?
Vuol dire che ci sono dei dossier? Che uso viene fatto dei Servizi
Segreti? Non dimentichiamo che siamo il Paese di Pio Pompa, attualmente
sotto processo a Roma insieme al generale Pollari per avere dossierato,
spendendo peraltro denaro pubblico, giornalisti, uomini politici,
imprenditori, cardinali ritenuti pericolosi non per lo Stato ma per
Berlusconi, per la persona di Berlusconi.
Il magistrato apre un indagine? E’ un nemico di Berlusconi, quindi lo
spiamo. Un giornalista si occupa di Berlusconi? E’ un nemico di
Berlusconi quindi lo spiamo. Nell’elenco c’era anche la mia misera
persona, tanto per dire.

Da dove viene la “nota informativa”?

“Cominciamo” scrive minaccioso Vittorio Feltri. L’altro passaggio
preoccupante è quello che si legge a pagina 3 nella cronaca del
giornalista del Giornale, Gabriele Villa, che si occupava della pagina
del golf ai tempi di Montanelli, adesso evidentemente l’hanno promosso
alla giudiziaria ma devo dire si intende molto più di golf, a leggere
quello che scrive. Villa, dopo avere scritto una frase che vi devo
leggere perché è meravigliosa: “le chiacchiere non bastano a
crocifiggere una persona, o meglio bastano, sono bastate solo nel caso
di due persone: Gesù Cristo per certi suoi miracoli e più recentemente
Silvio Berlusconi per certi suoi giri di valzer con signore per la
verità molto disponibili”. Cioè due persone, nella Storia, sono state
crocifisse: Gesù Cristo e Silvio Berlusconi, scrive Gabriele Villa sul
Giornale restando serio. Questi riescono a restare seri anche quando
scrivono queste amenità.
“Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo
e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati
nell’informativa”.
Ecco, questo collega… diciamo questo iscritto all’albo dei
giornalisti, cita una “nota informativa che accompagna e spiega il
rinvio a giudizio del grande moralizzatore, disposto dal GIP del
Tribunale di Terni il 19 agosto del 2004″. State attenti alle parole
perché è fondamentale: “nota informativa che accompagna e spiega il
rinvio a giudizio del grande moralizzatore” quindi c’è il rinvio a
giudizio di Boffo nel 2004, al rinvio a giudizio c’è allegata una nota
informativa che lo spiega. Di chi è? Del magistrato naturalmente, cos’è
che può accompagnare un atto di un GIP? Un altro atto di un giudice o
magari della Polizia Giudiziaria che ha fatto le indagini.
“Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri
cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso
sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la
notizia”. Cioè lui vuole farci credere che la roba gli era arrivata il
giorno prima.
Poi aggiunge: “A onor del vero, questa storia della non proprio
specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava,
o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali… Ma
le chiacchiere non bastano a crocifiggere una persona. O meglio
bastano” solo per Gesù Cristo e Silvio Berlusconi.
E quindi ecco la citazione dell’informativa: «…Il Boffo – si legge –
è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di
telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla,
onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale
già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di
frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo
chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava
un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione.
Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento
finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la
querela…». La signora in questione era stata risarcita.
Si va un po’ più avanti e si dice: “nell’informativa si legge ancora
che della vicenda, o meglio del reato, commesso e delle debolezze
ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo “sono
indubbiamente a conoscenza il Cardinale Camillo Ruini, il Cardinale
Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori” i vertici della Cei e
il Cardinale di Milano.
Da questo scampoletto di prosa noi apprendiamo che c’è un’informativa
giudiziaria o poliziesca nella quale si legge che Boffo “noto
omosessuale” era “attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere
di frequentazioni”. Sarebbe un ben triste Paese quello in cui la
Polizia attenzionasse le persone perché sono omosessuali. Cioè scopro
che uno è omosessuale e faccio un rapporto. Ma quando io ho letto
questo articolo ho pensato: vedi mai che questo tizio sia stato
identificato dalla Polizia durante un blitz a qualche festino? Quando
succede così, quando magari uno viene fermato in macchina con qualcun
altro poi viene registrato il suo nome e finisce negli archivi di
Polizia.
Quindi è importante sapere cos’è questa informativa. Bene, io ve ne ho
letto un brano, oggi il Corriere della Sera pubblica un documento che
dice così: “Il dott. Dino Boffo, come da abstract al retro, è stato
condannato con sentenza definitiva a un patteggiamento e un’ammenda per
molestie… la condanna è stata originata da più comportamenti posti in
essere da Boffo… è stato a suo tempo querelato da una signora di
Terni…” ah! Riprendiamo il Giornale: “il Boffo è stato a suo tempo
querelato da una signora di Terni”. Identico.
“…destinataria di telefonate sconcie e offensive…” mh…
“destinataria di telefonate sconce – qui non c’è la “i” per fortuna – e
offensive”. “…e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse
libero il marito con il quale il Boffo aveva una relazione
omosessuale”. Qui c’è una sintesi, il Giornale dice “noto omosessuale,
già attenzionato dalla Polizia di Stato, per questo genere di
frequentazioni”
E cosa dice questo documento pubblicato dal Corriere della Sera questa
mattina? “Il Boffo, noto omosessuale, già attenzionato dalla Polizia di
Stato per questo genere di frequentazioni”. Mh!
Sembrerebbe che i documento pubblicato oggi dal Corriere della Sera e
la cosiddetta informativa allegata alla sentenza di Terni siano la
stessa cosa, anche perché nell’informativa pubblicata dal Giornale si
legge a un certo punto che di tutto ciò “sono indubbiamente a
conoscenza il Cardinale Camillo Ruini, il Cardinale Dionigi Tettamanzi
e monsignor Giuseppe Betori”. E cosa dice questo documento? Che “sono
indubbiamente a conoscenza il Cardinale Camillo Ruini, il Cardinale
Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori”.
Allora diventa importante cos’è il documento che pubblica il Corriere
questa mattina: un’informativa della Polizia allegata all’ordinanza di
rinvio a giudizio del giudice di Terni? Quindi un documento ufficiale
della magistratura o della Polizia in possesso del Giornale che l’ha
messo al sicuro nel suo cassetto? No, è una lettera anonima.
E’ una lettera anonima che, con il titolo “Riscontro a richiesta di
informativa di Sua Eccellenza” non ha nessuna intestazione, non si sa
chi l’abbia mandata ma è arrivata, nei mesi scorsi, a una serie di
Cardinali e Vescovi italiani molto più lunga di quei tre che sono
citati. Del resto, lo faceva notare ieri Repubblica: come può
un’ordinanza di rinvio a giudizio nella quale il giudice scrive
“dispongo il rinvio a giudizio del Dott. Boffo per molestie” nei
confronti della tizia, cioè dispongo che il Dott. Boffo venga
processato per questa ipotesi di reato. Il rinvio a giudizio non è una
sentenza di condanna, ma un’ordinanza che dispone il giudizio a carico
di una persona indiziata di un reato, poi il giudice stabilirà se quel
reato l’ha commesso o no. Poi il processo non c’è stato perché Boffo ha
patteggiato e risarcito la vittima. Come può il rinvio a giudizio
essere accompagnato da una nota informativa nella quale c’è scritto che
Boffo è stato condannato alla pena dell’ammenda a 516 euro? Sono due
fasi diverse: il rinvio a giudizio viene prima, la sentenza di condanna
o il patteggiamento vengono dopo. E come può allora un rinvio a
giudizio essere accompagnato da una nota in cui già c’è scritto come va
a finire la storia, cioè che l’imputato è stato condannato, con i verbi
al passato? E’ evidente che i documenti non possono essere coevi: uno è
stato scritto prima l’altro è stato scritto dopo, infatti abbiamo visto
che il secondo è stato scritto da un anonimo, non da un giudice, e non
c’è nessuna intestazione, mentre nella sentenza c’è l’intestazione.
Nella lettera anonima che è stata spedita a molti Cardinali importanti
del Vaticano, per cercare di far fuori Boffo probabilmente perché si
era permesso di invitare timidamente alla sobrietà il Presidente del
Consiglio, c’era anche la sentenza: era lì che i documenti erano
allegati.
Cosa ha fatto il Giornale? Ha pubblicato la sentenza, fatto vero, e
l’ha accompagnata con una serie di frasi volutamente ambigue facendoci
credere che di Boffo o i giudici o qualcuno che accompagna il loro
rinvio a giudizio scrivono che è un “noto omosessuale già attenzionato
dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”, cioè che è
un habitué degli ambienti omosessuali e che la Polizia non fa altro che
attenzionarlo perché è meglio tenerlo d’occhio.
Se questo facesse parte di un verbale di Polizia o magistratura sarebbe
un atto ufficiale da mettere nel cassetto, ma se è una lettera anonima
come può essere pubblicata su un giornale senza la minima verifica,
spacciata addirittura per un documento allegato a un atto giudiziario,
mentre è stato allegato a un atto giudiziario nella busta anonima che
ha raggiunto i Cardinali ed evidentemente anche il Giornale.
Il Giornale oggi tenta di sistemare la faccenda, dicendo: “La patacca
c’è ma è di Repubblica. Così Boffo ha patteggiato le molestie, ecco il
documento”. Ma nessuno ha mai messo in dubbio che Boffo abbia
patteggiato la pena, nemmeno Boffo ha potuto negare di avere
patteggiato la pena, è inutile pubblicare la sentenza. Questo è il
casellario giudiziale dove risulta, appunto, che Boffo ha patteggiato e
c’è “Procura della Repubblica presso il Tribunale…” con tutti i
crismi del caso.
Pubblichino l’informativa, se hanno il coraggio. Quella che loro
chiamano informativa e che in realtà è qua sul Corriere di oggi, è la
lettera anonima che è stata spacciata per un’informativa.

Un linciaggio preoccupante

Questo è il caso. Naturalmente sarebbe bene se il direttore
dell’Avvenire non avesse questi scheletrucci nell’armadio perché è
ovvio che ci si può difendere meglio da certe aggressioni se certe
aggressioni non sono vere. A me l’anno scorso è capitato un caso, tra
l’altro con D’Avanzo il quale ha sbattuto in prima pagina su Repubblica
le mie “vacanze a spese della mafia”. Fortunatamente io non ho mai
preso una lira, nemmeno un euro, dalla mafia o da amici della mafia, le
mie vacanze me le son sempre pagate da solo. Ho tirato fuori gli
assegni e l’ho dimostrato.
Purtroppo qua… è quello che dicevo all’inizio: è una persona
abbastanza indifendibile perché comunque le molestie se le ha
patteggiate ci sono state, e non credo che siano compatibili col
direttore di un giornale cattolico, il giornale dei Vescovi italiani,
che oltretutto si è segnalato in questi anni per una forsennata
campagna contro i diritti degli omosessuali, delle coppie omosessuali.
Anche qui, è evidente che il privato diventa pubblico quando si vuole
negare agli altri comportamenti che invece si tengono in proprio.
A me dispiace, perché sicuramente questo è un linciaggio, mi preoccupa
la modalità del linciaggio, “abbiamo le notizie e le spariamo fuori al
momento opportuno. Statevi tutti accorti perché questo è il primo della
lista e seguiranno gli altri”, questo è il significato. Questo è
squadrismo, naturalmente: ne picchiamo uno per educarne cento. Però,
forse, sarebbe il caso che ci si facesse trovare un po’ meno
impreparati e un po’ meno vulnerabili di fronte a certe campagne,
perché purtroppo l’unica cosa che non si può dire è che la sostanza
della sentenza fosse vera e che quel patteggiamento non sia molto
commendevole per il direttore del giornale dei Vescovi.
Questo mi sentivo di dire, prepariamoci perché la lista è lunga e,
ancora una volta, vi invito – ormai il count down è cominciato – ad
abbonarvi al “Fatto Quotidiano” andando su antefatto.it dove
commenteremo via via che questo imbarbarimento della campagna di stampa
contro gli avversari procederà, e di aspettarci. Ormai mancano
veramente pochi giorni, il 23 settembre saremo nelle edicole con “Il
Fatto Quotidiano”. Passate Parola.”

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Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

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