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Procida. Verso le amministrative: Totò, Peppino e…l'Agenda 21

Procida – Dal “politichese” dei comunicati degli “incontri”si evince che tutto è rimasto immutato. Anche la malafede. Tutti vogliono parlare con tutti, e non si comprende chi siano i “tutti” se non loro stessi. Sono “contro”; parlano di “cambiamento” ma non sanno cosa e come cambiare; scimmiottano le indicazioni de “I Riformisti”senza coglierne l’essenza, la sincerità e la reale consistenza alternativa; aggiungono la faziosità. Del resto, ben conoscendoli, non c’é da meravigliarsi: da faccendieri ed arruffapopolo non potrà mai venire un contributo al buon governo. Ma al di là dei comunicati sono emerse alcune indicazioni, in primis la contraddizione tra propositi di partecipazione proclamati e atteggiamenti, in continuità col proprio passato, di operare per sottomettere e annettere gli altri. Al “raduno”, tra ambiguità dei promotori e dei PD presenti, a condannare atteggiamenti prevaricatori finanche in una ordinaria discussione è stato addirittura Gennaro Cibelli. De Filippo avrebbe commentato:“Ho detto tutto!”. Visti i comportamenti pur  nei rapporti minimi, provate ad immaginarli col “potere” tra le mani. Procida li ha già conosciuti.

A proposito di malafede, buon per l’estensore che sia tale e non altro, l’intenzione con cui ha redatto uno di questi comunicati. Il “professore” pur di colpire i Riformisti ha manomesso finanche la cronaca politica. Niente di nuovo, è così scadente molto del materiale in circolazione.

Colgo l’occasione per rammentare ad un anonimo che continua a domandarlo, che i CC Riformisti sono per il rispetto dello Statuto Comunale alla cui formulazione diedero un forte contributo. Lo invito a rileggere quanto ho avuto modo di ricordare di recente su attività, proposte, realizzazioni, programmi dei Socialisti, per tutto ciò che riguarda “Trasparenza e Partecipazione” ribadisco che gli spazi conquistati presso il Comune di Procida dal dopoguerra ad oggi, compreso lo Statuto sono stati frutto delle lotte e del nostro impegno. Rilegga lo Statuto, troverà risposta alle sue esigenze e rivolgerà altrove gli interrogativi sulla sua mancata applicazione. Tenga conto che tra gli attuali propugnatori di “partecipazione e trasparenza”, non gli sarà difficile individuare populisti a buon mercato, a meno che non sia uno di loro.

E’ stata confermata, allo stato, l’estrema inconsistenza di questi soggetti per costituire una compagine amministrativa capace di una politica di risanamento e sviluppo, economico sociale morale. E’ evidente che essa non può nascere dalla sommatoria di gruppettari e di interessi personali, ma come frutto di iniziative politiche il cui compito spetta alle forze politiche. Se queste vi rinunziano mettono in discussione la loro stessa esistenza. E’ il caso del PD che in assenza di idee, fin dalla sua costituzione, si è posto al rimorchio dei gruppettari e rifiuta in modo immotivato ogni confronto con le altre forze politiche. Non è difficile prevedere che per “salvare la sua esistenza” meglio di come vorrebbe “salvare Procida”, dovrà confidare nella magnanimità del finto “manager” che ha organizzato la “marcia sul PD” per sfruttarne il marchio. Il PD si appresta a fare la stessa fine del PCI anni ’90 che con un piatto di lenticchie si vendette alla DC per impedire il cambiamento e ne subì il fallimento. Il “manager” che lo sta fagocitando è lo stesso di allora.

Ma la kermesse elettorale presenta anche aspetti ameni. Le ho vissute tutte negli ultimi cinquant’anni. Per citare qualche ricordo, penso ai “comizi” di “Puddastiello” che però, pur dopo parecchi bicchieri di troppo, erano molto più concreti di alcuni pronunciamenti recenti da parte di soggetti sobri. Puntuali è dato imbattersi in personaggi-farfalla che compaiono sulla scena, assumono il ruolo di centro dell’universo, durano qualche mese e poi di loro non se ne sa più nulla.. Oggi si è aggiunto internet e i blog su cui ci si può divertire a leggere autentiche barzellette spacciate per riflessioni filosofiche. Un tale, per esemplificare, che si firma “Pravda”, vetero-comunista chissà perché iscritto al PD, è ancora in lotta, in modo sgangherato, contro democristiani e socialisti. Non si rende conto che il comunismo ha perduto la guerra e i democristiani oggi sono nel suo partito o, salvando la buona fede di pochi, sono il suo partito. “Pravda” somiglia al noto milite giapponese nella foresta che a guerra ultimata era lì da solo a combattere contro un nemico che non era più tale. Ma l’amenità più allettante è stata presentata al “raduno”. Il “metodo AGENDA 21” a cui si dice votato un gruppetto di “novisti” che, per fare chiarezza, intanto si attribuisce due denominazioni: “in movimento” o “insieme”, forse a seconda se chiacchierano in piedi o seduti. Il “metodo” sarebbe però utilizzato all’incontrario, l’operatività affidata ad un tale travestito da “manager” che sistemerebbe tutto e tutti con tecniche “aziendalistiche”. La trovata è splendida per gli amanti di chiacchierologia.. “AGENDA 21” fa tanto ONU ma non é un metodo bensì un programma delle Nazioni Unite per raggiungere precisi e fissati obiettivi di sviluppo nel mondo nel corso del 21esimo secolo. Al contrario quelli col doppio “nome” non conoscono né da dove partire né la meta di arrivo. Il novello presunto manager e chi gli fa da spalla in questa farsa si comportano peggio di Totò e Peppino a Milano nel noto film quando chiedevano al vigile:”Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”. Almeno i due comici volevano andare da qualche parte ma non sapevano esprimersi. Qui i “nostri Agenda 21”,vorrebbero che fosse il “metodo”, ovvero il vigile del film, a decidere dove farli andare e con loro il paese. Si tratta di un viaggio nel buio. E per non farsi mancare niente, tra loro si sono divisi in “gruppi di lavoro” per frullare il vuoto. Di un “laboratorio” in scena non se ne sentiva la mancanza. Il “laboratorio” nel ’96 l’unica cosa che produsse fu la sconfitta dell’alternativa e la vittoria del centro-destra. Lo stesso filone politico con i soggetti residui, ripetenti, alla vigilia delle ultime amministrative si prese più tempo per studiare. Iniziò addirittura due anni prima nel salotto di Michele Romano. Ebbero credito, non diedero alcun contributo né qualitativo né quantitativo. A distanza di quattro anni, stiamo ancora aspettando di conoscere una loro idea, una cosa qualsiasi. Si dirà ma Romano non è manager. Ora quelli stessi ripetenti l’hanno trovato. Fatto sta che il presunto”manager” quando ha avuto il Comune tra le mani quelle “doti taumaturgiche-aziedalistiche” nessuno è riuscito a vederle. Giudicò il Comune “malato” e poiché guarirlo costava troppo impegno preferì dissestarlo, come se il medico-aziendalista di fronte a cure costose decidesse, per sistemare l’ammalato e risparmiare costi, di ucciderlo. Almeno ai pollastrelli che lo ascoltano a becco aperto, mostri un attestato che, nel frattempo, ha partecipato a corsi serali da “Non è mai troppo tardi”. Altrimenti perché dargli credito? per far fallimento la seconda volta, lui ed il Comune?.

Intanto, per alleviare il ponderoso impegno dei “gruppi”, possiamo immaginare i risultati a cui perverranno col loro metodo aziendalista e le “soluzioni” che avranno il sigillo del finto manager.

Situazione finanziaria del Comune: non c’è nulla da fare, quindi dissesto bis con costi sulla collettività in termini economici e di minor servizi.

Le quote del porto di Marina Grande non volevamo vendere ma poiché occorre danaro, secondo i principi aziendali bisogna vendere.

Il Pronto Soccorso costa troppo, in termini aziendali va chiuso. (Per questo il “gruppo” non si affaticherà a usare il “metodo” In passato molti di questi neo-innovatori sono stati, medici compresi, contrari al Pronto Soccorso, sostenendo che a Procida basta l’elicottero per portar via gli ammalati).

La Caremar costa troppo, affidiamo il trasporto marittimo all’aziendalismo dei privati che lo scorso anno già indicarono il costo del biglietto per Napoli: in 75 Euro perché i ricavi devono coprire i costi e assicurare profitto.

Metà dei bar, ristoranti, alberghi esistenti devono chiudere perché i ricavi dal turismo sono insufficienti per una corretta gestione aziendale.

Il traffico automobilistico incrementa i consumi e con multe e grattini creano maggiori incassi per il Comune. E se limitazione dev’esserci, il “permesso” va rilasciato alle categorie amiche. E l’abusivismo edilizio? Ed il resto?Vedremo!

Se ciò che abbiamo scritto dovesse avverarsi, non siamo stati dotati di spirito divinatorio. Loro in “politichese” lo hanno già detto, ancor prima di avviare la chiacchierologia con l’”Agenda”: nel 2010, come nell’89 per loro amministrare vuol dire “cappio al collo”.

E’ il caso di ricordare loro che Amministrare un paese è tutt’altra cosa: è fare delle scelte ed individuare i mezzi per realizzarle. La gestione del Comune non ha solo aspetti aziendalistici ma anche sociali e di compatibilità in un quadro più generale. Il finto “manager” non fu in grado di capirlo allora, dimostra di non comprenderlo oggi. .Gli altri hanno finora mostrato di essere semplicemente un “vuoto pretenzioso”. Il “cambiamento”, è evidente, non potrà venire né “insieme”, né “in movimento” con loro, né dagli sfasciacarrozze.

Pasquale Lubrano

“Riformisti per Procida”

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