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QUALE FUTURO CI ASPETTA? (1)

In un ottica di sinergia, di un fare sistema, concetti che  sono propri di un network come Blogolandia, ho trovato molto interessante questa rubrica in 7 puntate, dal titolo “Quale futurio ci aspetta?” tratta da orbetello.blogolandia.it e che il suo “sindaco virtuale”  Giovanni Damiani, ci ha dato modo di diffondere anche sul nostro blog.

La troviamo molto interessante e quindi speriamo vi piaccia trovando in voi degli attenti lettori, per farne poi delle interessanti riflessioni da trasformare in un agire concreto.

Eccovi la prima puntata che ci accompagnerà ogni lunedì delle prossime sei settimane.

In questi ultimi due o tre anni, sono stato attratto dalla lettura di opere e studi riguardanti la frontiera culturale dell’ecologia, che, ormai da tempo, cercando di coniugare energia, produzione, economia e politica, è arrivata alla conclusione che i problemi ecologici, sociali, economici, politici, culturali, sono tra loro strettamente collegati, elevandoli a livello scientifico, in un clima di tensione culturale reso vivo dalla consapevolezza della nascita di una nuova scienza, di una nuova cultura. Voglio elencare queste opere importanti, con la speranza che altri si appassionino alla loro lettura: “Tempi storici e tempi biologici” di Enzo Tiezzi, “Il Cerchio si chiude” di Berry Commoner, “La Teoria delle catastrofi” di A. Woodcock e M. Davis, “Saggi” di Montaigne, “L’ora del Pacifico” di A. Corneli, “Rapporto Terra” di Edward Goldsmith e Nicolas Hildyard, “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel, “Oggi… l’Arca di Noè…” di Konrad Lorenz e Kurt L. Mundl
Un tentativo, insomma, “per dare a tutti, ma soprattutto alle nuove generazioni, gli strumenti scientifici e culturali per avvicinarsi ai problemi che toccheranno così vivamente la loro vita e il loro futuro”.
Da queste letture, ho formulato una serie di schede, che saranno pian piano pubblicate sul blog, con la speranza di coinvolgere tanta gente e aprire un dibattito su temi che ritengo di importanza vitale per il futuro dell’umanità.

Prima scheda:
crescita etico-culturale e di libertà contrapposta alla crescita materiale.

altan-28.jpgQueste idee e le azioni conseguenti, si collegano ai forti movimenti di critica e, per qualche verso, anche di contrapposizione, al modello emulativo-consumistico e ai suoi effetti negativi sulla condizione umana.
Movimenti che dagli anni cinquanta del secolo scorso hanno attraversato ad ondate successive i paesi industrializzati dell’occidente, sotto forme diverse: rifiuto non violento (hippy), contestazione giovanile, rivendicazioni femminili, minoranze etniche, sociali, associazionismo ecologico, culturale, ecc.
altan-23.jpgMovimenti che hanno posto al centro delle proprie aspirazioni – in alternativa alla crescita materiale senza limiti né fine – un processo radicale di liberazione delle potenzialità umane reali, nel quale primeggiano la non violenza, la pace, la solidarietà, l’equità distributiva, la libertà di comportamenti, la ricostituzione di giusti rapporti con l’ambiente fisico e la natura vivente.
Perché questo ragionamento abbia un certo rigore, dobbiamo riconoscere che le forze politiche tradizionali – comprese quelle più vicine agli interessi del lavoro subalterno e dei ceti “deboli” – sono di fatto troppo condizionate ( in positivo o in negativo) da poteri non sempre chiari, da meccanismi economici partigiani, da schemi mentali legati ad una “crescita” spesso distorta, sbagliata e, ormai, in crisi.
altan-6.jpgPer contrastare queste negative tendenze e per ricercare con coraggio valori diversi e nuovi, è maturata, in molti cittadini, la consapevolezza che spetti alle formazioni associative, democratiche e popolari – servendosi di tutte le possibilità offerte dal progresso culturale, scientifico e tecnico – mettere in campo tutte le loro forse, e sviluppare un serio processo di avvicinamento a sistemi di vita più equilibrati e più giusti, con l’obiettivo del raggiungimento di una società che basi i suoi principi sul migliore sviluppo delle facoltà di ogni individuo.

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