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“Rimettiamo al centro l’impegno politico come servizio.”

mromano2.jpgdi MIchele Romano

L’accorata denuncia dell’attuale situazione politica e sociale da parte dell’arcivescovo di Chieti nonché teologo di fama internazionale mons. Bruno Forte in cui esprime il bisogno di un sussulto morale che ci renda tutti più forti perché il deterioramento del clima morale nel Paese e l’imbarbarimento della vita politica impone, da una parte alla Chiesa, di non restare alla finestra né coltivare un proprio orticello quando il grande campo della vita sociale e politica esige la preparazione di energie future che siano capaci di rinnavarlo dal di dentro, dall’altra parte, urge la presenza di protagonisti della vita pubblica che parlino, anzitutto, attraverso la qualità della loro stessa vita, trasmettendo tali espressioni nel tessuto socio-politico di Procida il quale non è avulso da tale situazione, anzi, è pienamente nel cuore delle tenebre.
Basta osservare ciò che succede sui blog o sulla carta stampata per rendersene conto. Infatti, poichè si sta entrando nella stagione che, nel 2010, condurrà alle elezioni comunali, invece di assistere ad un appassionato, vivace e costruttivo ragionamento su quale alternativa credibile di governo costruire da contrapporre all’usurata e deficitaria amministrazione, si riscontra davanti a chi si sente di proporre qualche cosa, un continuo e tarantolato susseguirsi di insulti, sberleffi, autoreferenzialità, autoesaltazione di chi, evidentemente, non ha studiato o non approfondito la favola di Fedro delle “Due Biasacce”.
Tutto ciò è nauseabondo e contribuisce sempre di più al degrado e al declino su cui sembra inesorabilmente incamminarsi la comunità isolana. Pertanto diventa cosa urgente che, sia nelle Istituzioni più significative del territorio come la Chiesa, la Scuola, l’Amministrazione pubblica nella sua interezza, i Gruppi politici, Associazioni e singoli cittadini, si esca non dal silenzio degli innocenti ma da quello colpevole e ci si metta in moto per ricostruire il senso del bene comune amministrato dalla scure di un individualismo esasperato, amorale ed aggressivo, linea guida di chi oggi governa l’Italia.
Il primo ed importante risultato di questo impegno forte e solidale potrebbe essere quello di rimettere al centro l’impegno politico come spirito di servizio da cui possa scaturire una nuova classe dirigente che deve possedere un requisito fondamentale: dimostrare ai governati che agisce nel loro interesse piuttosto che per i propri vantaggi.
In tal senso, infine, l’augurio è che questo sentire politico, allo stesso tempo antico e nuovo, possa trovare massimo ascolto nella prossima tornata elettorale.

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