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Savina Caylyn, un premio per ricordare all’India lo sconcertante atteggiamento

la rosa savina caylyn“E’ davvero sconcertante ed incomprensibile l’atteggiamento delle autorità indiane nei confronti dei due marò italiani da due anni prigionieri in India. Quando, a fine dicembre del 2011, la nostra nave “Savina Caylyn”, sequestrata dai pirati somali, fu finalmente rilasciata, la nostra compagnia di navigazione e il Governo Italiano che seguiva on line la situazione, accettarono di buon grado la richiesta dell’India di procedere subito al rilascio dei 15 membri di equipaggio di nazionalità indiana. La precedenza era dettata dalla preoccupazione che i pirati somali potessero avere delle ritorsioni nei confronti dell’India, che in quel momento esercitava una politica particolarmente agguerrita contro gli atti di pirateria, e potessero bloccare il rilascio per chiedere la liberazione dei numerosi pirati imprigionati in terra indiana.
Da qui la sensibilità umanitaria, ma anche politica, dell’Italia che, pur avendo e subendo l’onere della trattativa, con la successiva transazione, non esitò a dare la precedenza ai marittimi indiani, a scapito dei suoi figli. I quindici indiani furono fatti salire su di una lancia e trasferiti subito a bordo, in sicurezza, sulla bettolina che provvedeva al rifornimento di viveri e carburante per la nostra nave, mentre noi italiani restammo a bordo della “Savina Caylin” fino a quando i pirati, molto più tardi, abbandonarono la nave”.
La rivelazione del capitano Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della Savina Caylyn, la petroliera napoletana sequestrata dai pirati somale dal l’8 febbraio al 21 dicembre 2011, arriva nel corso della cerimonia di premiazione del capitano di fregata Filippo La Rosa, che a bordo della nave militare “Grecale”, per primo – offrì con la sua equipe medica – aiuto fisico e psicologico ai marittimi liberati. La cerimonia del riconoscimento, fortemente voluto dal sindaco dell’isola Vincenzo Capezzuto, si è svolto ieri a Procida nella sede municipale.
Insieme al comandante Lubrano, sono stati rievocati i nove mesi di paura, angoscia, tensione profonda vissuti a bordo della nave sequestrata in Somalia, ma anche a terra, a Procida, un’isola intera “sequestrata” e flagellata dall’onda di possibili “ultime” soluzioni minacciate dai pirati. Da qui il pensiero ai marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone che, come ha detto, il comandante Lubrano “ hanno solo compiuto il proprio dovere ed hanno diritto di essere giudicati dal loro paese. Non si capisce davvero il comportamento delle autorità indiane – ha concluso Lubrano – anche alla luce del fatto rievocato, e dei buoni rapporti esistenti tra i due paesi. Il loro atteggiamento è davvero sconcertante anche perché viola apertamente ogni diritto umano”.

DOMENICO AMBROSINO

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Un commento

  1. Il Sindaco invece di proiettarsi in improbabili ricostruzioni di fatti di politica internazionale che proprio non è suo pane pensasse a tappare le buche nelle strade della sua povera isola. Ma
    Ci faccia il piacere Capezzuto!

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