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Svolta all’ARPAC: da Capobianco a Volpicelli. Ora l’ambiente è protetto?

Il 15 luglio 2009 la Giunta regionale della Campania, su proposta del presidente Antonio Bassolino e dell’assessore all’Ambiente Walter Ganapini ha nominato il prof. Gennaro Volpicelli direttore generale dell’Arpac. Ordinario di Impianti chimici alla facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli, attualmente in pensione, Volpicelli è stato preside della stessa facoltà dal 1990 al 1999, autore di autorevoli pubblicazioni scientifiche, saggista e collaboratore di numerosi giornali. Nella scorsa legislatura, è stato consulente della presidenza della Commissione Bicamerale sui Rifiuti. “Il prof. Gennaro Volpicelli – ha detto Bassolino – è la persona giusta al posto giusto, come dimostrano il suo curriculum e il suo impegno civile.Assume una responsabilità di rilievo e sono fiducioso che saprà fare ancora di più dell’ARPAC un punto di riferimento per la tutela dell’ambiente in Campania. Così il “Palazzo” si è vantato della “svolta” che dovrebbe rassicurare i campani. I cittadini stiano tranquilli, mai come ora l’ambiente, le risorse naturali strategiche per l’assetto socio-economico attuale e per quello futuro sono in mani sicure. Subito i malpensanti hanno fatto notare che vi è un palese “conflitto d’interesse morale” in quanto il nuovo direttore dell’ ARPAC è stato presidente della Commissione di Collaudo dell’inceneritore di Acerra. Durante i collaudi ha ripetutamente affermato, come riscontrabile su vari quotidiani e interviste televisive, che l’impianto era tra i migliori esistenti al mondo e perfettamente in grado di bruciare rifiuti tal quale. Dal momento che l’impianto è in funzione, si deduce che la relazione della commissione di collaudo sia stata pienamente positiva sulla funzionalità e sul contenimento dell’inquinamento atmosferico. La Commissione si è assunta una grave responsabilità. Ricordiamo che facendo propria la relazione della Commissione per la Valutazione dell’Impatto Ambientale il Ministro dell’Ambiente, con decreto del 22.2.2005 emise 27 prescrizioni di adeguamento progettuale e tecnologico dell’impianto nonché di risanamento e monitoraggio delle molteplici matrici ambientali del territorio di Acerra stabilendo che in tale impianto potesse essere bruciato solo il Combustibile derivato dai Rifiuti ovvero quello a norma del D.M. 5.2.1998.

Tale disposizione fu stravolta con un atto amministrativo solo, senza una ulteriore verifica della Commissione VIA ministeriale,all’inizio del 2008, con due ordinanze consecutive da parte dello “scadente” Presidente Prodi che stabilì che nell’inceneritore di Acerra si bruciassero anche le “ecoballe taroccate”, così definite dalla magistratura napoletana. Un ulteriore stravolgimento dell’originaria impostazione dettata dalla Commissione VIA ministeriale fu imposto, sempre solo con atto amministrativo, con il decreto-legge n. 90 (2008) emesso dal governo Berlusconi che stabilì che nell’inceneritore di Acerra può essere bruciato anche il rifiuto “tal quale”.

Sta di fatto che l’inceneritore, in barba a tutte le ordinanze, D.L., e parere favorevole della Commissione di collaudo in corso d’opera, sembra non volerne sapere di funzionare senza inquinare come ci ha informato Tiziana Cozzi su la Repubblica (Napoli, 10-07-2009) avvertendoci che l´inceneritore di Acerra va a rilento e funziona a singhiozzo, come rivelato da Giuliano Zuccoli, presidente della bresciana A2A che gestisce l’impianto: «È un impianto rimasto fermo per molto tempo. Riavviare la macchina non è semplice». Lo stesso argomento è stato sostenuto da Francesco Capone della Partenope Ambiente, società del gruppo A2A che effettua controlli sull´impianto. Dall’articolo si evince quanto segue: – Dal giorno della prima accensione l´inceneritore si è fermato più volte per problemi agli ingranaggi, rotture alle pompe del riciclo dell´acqua, difetti dei compressori ecc.; – L’impianto resta chiuso anche più di un giorno quando supera il livello di ossido di carbonio per cui a furia di spegnerlo e riaccenderlo, l´inceneritore ne risente; – L´impianto è complesso e ha ingranaggi delicati; – Dieci anni di blocchi, battaglie legali, lotte ambientali hanno danneggiato un impianto rimasto alla sbarra per troppo tempo. E’ evidente che vi sono persone che non sanno quello che dicono (nel maggio 2005 non erano ancora state realizzate le fondazioni), per ingenuità, in malafede?

Ma se il Prof. Volpicelli ci rassicurava nel 2008 che l’impianto era tra i migliori al mondo e tale convinzione deve essersi tradotta anche in pareri favorevoli alla perfetta costruzione e al funzionamento, come possono i responsabili dell’impianto prendere in giro impunemente i cittadini? Sono sicuro che ora il Prof. Volpicelli metterà tutte le cose a posto. Per chi è inutile dirlo?  Del Prof. Volpicelli mi sono rimaste molto impresse le sue affermazioni circa il grave errore, secondo lui, commesso nel 2007 nel non realizzare la discarica a Valle Masseria di Serre sostenendo che il sito è su argilla. Più volte gli ho spiegato quello che evidentemente non voleva sapere, cioè che Valle Masseria si trova a poche centinaia di metri dalle opere di captazione di circa 250 milioni di mc di acqua l’anno per l’irrigazione della Piana del Sele per produzioni agricolo zootecniche specializzate che hanno bisogno di acqua non inquinata. Il sito è in condizioni di precaria stabilità geologica e geomorfologica in quanto interessato da faglie da considerare attive a scala plurisecolare. Dal suo invidiabile curriculum professionale traspare una attività spesa monocraticamente a favore degli interventi impiantistici e industriali da realizzare sul territorio. Al curriculum del professore che al Governatore campano offre tanta fiducia come protettore dell’ambiente, fa da contraltare la sua originale e particolare concezione della tutela e protezione dell’ambiente: sembra che quest’ultimo debba essere protetto da coloro che ne difendono le risorse naturali autoctone e non da chi le vuole rovinare irreversibilmente. Auguri all’ambiente e ai cittadini che ora saranno “protetti” da Volpicelli; ricordi sempre che l’inquinamento è una livella. Se non viene eliminato con i fatti oltre ad affossare l’economia regionale colpisce indiscriminatamente ricchi, poveri, difensori e distruttori dell’ambiente, elettori di centrodestra e centrosinistra e anche chi si astiene, servi e persone libere.

Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

24 luglio 2009

fonte: napoli.blogolandia.it

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