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Un Protocollo d’Intesa per la Salvaguardia Sociale ed Urbanistica

di Mario Goffredo*Non ci si può dichiarare favorevoli o contrari alle demolizioni, perché quest’ultime sono ad un tempo un fallimento ed una violenza, come lo sono stati e lo sono tutt’ora gli abusi. Vedo e sento persone imbrigliarsi in discorsi in merito a quanto fosse grande la casa del sig. Luigi, colpito dalla recente ordinanza di demolizione sull’Isola d’Ischia, oppure descrivere la Procura come il Diavolo fatto Legge. Bene, questa non è la strada giusta da percorrere e tantomeno la posizione da assumere, confrontandosi in un muro contro muro che non giova a nessuno.

L’unica scelta possibile è la Legalità, intesa quale pieno e dovuto rispetto della legge, purché questa sappia essere sanzione, ma anche garanzia per una comunità che è allo stesso tempo artefice e vittima del fenomeno abusivismo.

Difatti, le principali responsabilità dell’attuale e tragica situazione sono sicuramente imputabili alla totale mancanza di una politica urbanistica, che nella predisposizione di chiari ed omogenei piani regolatori, consentisse al cittadino, nel pieno rispetto dell’ambiente che lo circonda ed in totale sicurezza, di vedere realizzato e tutelato l’essenziale ed imprescindibile diritto alla casa.

Determinando quel vuoto sul quale l’ingordigia edilizia del privato ha imperversato senza freni ed inibizioni.

Presto le stesse Amministrazioni, spalleggiate da una folta categoria di professionisti che hanno lucrato sulle spalle dell’ingenuità e dell’ignoranza collettiva, ha compreso quanto l’abusivismo potesse essere arma di ricatto e di ostaggio – in una logica clientelare- per un appoggio elettorale forzato ed incondizionato, che ha portato alle conseguenze che oggi si ripercuotono violentemente, colpendo prima di tutto le fasce meno abbienti.

In tali dinamiche, con il solito opportunismo miope, si è inserita la speculazione edilizia affaristica, che con l’erigere veri e propri mostri e con l’espansione alberghiera senza criterio, ha ulteriormente aggravato la realtà dei fatti.

La Legge, quale espressione dello Stato di Diritto, deve pertanto considerare la complessità di tali fattori e in una graduazione degli interventi, saper gestire le diverse sfaccettature dell’abusivismo edilizio, che non si può semplicemente ridurre alla distinzione tra abuso di necessità ed abuso speculativo.

Priorità assoluta deve essere,per esempio, data all’abuso idrogeologicamente pericoloso, posto in posizione tale da rappresentare un pericolo concreto e ricorrente (le condizioni metereologi negli ultimi anni hanno assunto peculiarità monsoniche, con piogge torrenziali che durano giorni), in cui, sullo spregio pesistico e sul mancato rispetto della legge, prevale l’esigenza di sicurezza tanto per gli occupanti dell’immobile abusivo, casomai ve ne fossero, quanto per la restante comunità costretta al pericolo per la scelta altrui.

Per questi abusi, non vi è legge o condono che regga, l’intervento deve essere immediato.

A questi succedono gli abusi successivi al Condono ter (2003), tutt’ora in corso, che rappresentano l’esasperazione di una pratica che ha ormai saturato il territorio, senza alcuna legittimazione giuridica e legislativa, nei confronti dei quali ogni politica dovrebbe assumere posizioni chiare e solide, senza dar adito a nessuna ulteriore speranza di crescita.

Dopo questi, si posiziona l’immenso universo degli immobili che successivi all’ultimo Condono valido, risalente al 1985 e precedenti a quello controverso del 2003, sono oggi – a causa di una mancata chiarificazione delle amministrazioni coinvolte e per l’atteggiamento di professionisti che incautamente hanno patteggiato, non considerando (volutamente o non è difficile dirlo) la demolizione come sanzione accessoria, oppure consigliando il non dovuto pagamento dell’oblazione – un problema di grandi dimensioni, che merita un approccio che si fondi sempre sulla legalità, e sulle conseguenze che ne derivano, ma senza trascurare gli inevitabili riverberi sociali che ne deriveranno.

Una consapevolezza quest’ultima, che deve connotare tutte le categorie sopra descritte, perché, a prescindere di quanto sia presente o meno la malafede dei cittadini nell’abuso o sia giusta o meno l’azione della Procura, sta di fatto che nel momento in cui viene abbattuta una casa che rappresenta l’abitazione di una famiglia a questa famiglia non si può non offrire la massima solidarietà ed il massimo aiuto, in quanto facenti parte di una comunità a cui apparteniamo tutti e perché se si è arrivati a tanto è per un fallimento collettivo che coinvolge ogni cittadino ed ogni Amministratore, diretta espressione della società che rappresenta.

Portino tali riflessioni a concordare con la Procura un protocollo d’intesa che consenta una graduazione degli interventi, anteponendo gli abusi successivi al terzo condono, gli immobili o porzioni di essi sui quali grava una condanna passata in giudicato che non risultino effettivamente abitati, a cui vanno aggiunti gli abusi “alberghieri” e quelli risultanti quali seconda o terza casa.

Al contempo, intervento immediato per le situazioni ad alto rischio idrogeologico.
In ogni caso è fondamentale che le famiglie a cui è stata notificata ordinanza di demolizione vengano seguite da apposita commissione che garantisca Loro massima assistenza morale, giuridica ed economica affinché trovino una valida alternativa abitativa.

*Mario Goffredo
Candidato Movimento 5 Stelle Campania per le prossime Regionali

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http://movimento.ischiablog.it/

Stasera, 26 gennaio, presso il Centro Funzionale di Forio (Sala consiliare S.Antonio Abate) alle ore 18.00 si terrà un incontro tra le Associazioni Civili ed i Movimenti, tra cui Lega Ambiente, Movimento 5 Stelle ed il Gruppo Face Book che si oppone alle demolizioni a cui và il merito dell’iniziativa. Si discuterà con lucidità e prospettive diverse della questione abusivismo e demolizioni, mirando alla creazione di una Linea Comune costruttiva. Cittadini ed Istituzioni sono invitate a contribuire a tale ambizione.

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