Questa lettera-riflessione, è tratta da un incontro che un vescovo straordinario, Tonino Bello, tenne con i politici della sua terra di Puglia. Oggi la voglio consegnare a tutti i frequentatori del web, come “dono speciale”, come magistrale insegnamento. E’ un accorato invito a vivere la politica con com-passione, con i piedi e la mente ben piantati nella storia. E’ la speranza che moltissimi cittadini vogliono ritrovarsi nelle decisioni dei futuri amministratori….e non lo squallore dgli ultimi manifesti.
Lina Scotto
Da “La navata del mondo”
Don tonino Bello incontra i politici della sua terra.
È il bene comune il fine ultimo della politica. Questo significa due cose.
Anzitutto, rifiutare la politica come gestione della cosa pubblica per il bene di una parte, di una corporazione, di un gruppo di potere o di pressione.
Poi significa mettere al centro la persona, adottandola come misura di ogni impegno; come principio architettonico di ogni scelta; come criterio assiologico supremo. La persona, non il calcolo di parte. La persona, non le astuzie di potere. La persona, non le mosse egemoniche. La persona, non il prestigio delle fazioni.
“Riesco a capire che essere uomo capace di misericordia oggi significa accettare il rischio della carica politica, sottoposta per sua natura alla lacerazione delle scelte difficili, alla fatica delle decisioni da non tutti comprese, al disturbo delle contraddizioni delle conflittualità sistematiche, al margine più largo dell’errore sempre in agguato?
Comprendo che tenermi aggiornato – naturalmente senza volontà di dominio – sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica, o seguire i meccanismi: complessi della legislazione sociale, o stimolare l’applicazione della riforma sanitaria, della riforma scolastica, sono opere di misericordia corporale e spirituale tra le più meritorie davanti agli occhi di Dio e della storia?”.
L’uomo al centro
Voglio dire ancora una cosa: Dio non si dispiace se all’interno della zona degli interessi di un uomo politico viene messo l’uomo. Dio non chiederà conto dell’assenza del crocifisso, della Sua immagine, del Suo volto.
L’uomo che si impegna nella vita politica deve mettere l’uomo al centro. Deve fare come il Samaritano di cui parla il Vangelo, ricordate?
Scende da Gerusalemme, il luogo del culto, la città del Tempio, della contemplazione, del sacro, del rapporto con l’Assoluto, dove sono avvenuti i misteri principali della fede, e va verso Gerico, che è la città simbolo dell’impegno nella storia, della cronaca, anzi della cronaca nera.
Ebbene, un uomo andava da Gerusalemme a Gerico, incappò nei ladroni che lo lasciarono mezzo morto sulla strada.
Scendeva da Gerusalemme a Gerico anche un sacerdote, il quale andava a compiere i suoi riti spirituali altrove, e passò oltre.
Passò un levita, un parroco (il primo era un vescovo), il quale tirò lungo per non sporcarsi le mani.
Poi è passato uno scomunicato, un samaritano. Questi si ferma. Vede che il malcapitato perde sangue e gli fascia le ferite.
Ecco l’immagine dell’uomo politico, che non disdegna di sporcarsi le mani, che non passa oltre per paura di contaminarsi, che non si prende i fatti suoi, che s’impiccia dei problemi altrui, che non si rifugia nei propri affari privati, che non tira dritto per raggiungere il focolare domestico o l’amore rassicurante della sposa o la mistica solennità della sinagoga.
Ne ebbe compassione. E subito San Luca aggiunge un verbo splendido: “Gli si fece vicino “.
Ecco il ruolo essenziale dell’uomo che esprime l’impegno politico-sociale sulla Gerusalemme-Gerico della vita. Farsi prossimo. Accostarsi al popolo. Condividere l’esperienza dolorosa della gente.
Nell’azione politica del buon Samaritano possiamo perciò distinguere tre interventi: quello dell’ora giusta, quello dell’ora dopo, e quello dell’ora prima. I primi due sono stati messi in atto. Il terzo intervento, no.
Il Samaritano dell’ora giusta
L’intervento dell’ora giusta è quello praticato dal Samaritano che, fattosi vicino al poveruomo, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino. È il gesto del pronto soccorso, dell’assistenza immediata, delle cure ambulatoriali.
È una dimensione che il politico non può trascurare, magari sotto il pretesto che a lui non spetta fare assistenzialismo e che gli compete, invece, interessarsi solo dei massimi. sistemi.
Quante volte, con questa scusa di comodo, si lasciano incancrenire i problemi, si rimanda la disinfezione delle ferite procurate dagli apparati strutturali, si tollera la degenerazione di tutti gli ictus inferti dal sistema, si rimandano i provvedimenti relativi ai diritti primari di ogni essere umano (quali la casa, la salute, il sostentamento, l’istruzione), e si permette che i miserabili dormano alla stazione, i poveri marciscano in catapecchie malsane, gli anziani vivano come rottami nello squallore dei cronicari, e caterve di ragazzi evasori della scuola dell’obbligo ingrossino la turba delinquenziale che minaccia come una nube tossica le nostre città!
Il Samaritano dell’ora dopo
L’intervento dell’ora dopo è invece quello descritto da San Luca con una serie di verbi molto eloquenti: il Samaritano caricò il malcapitato sul suo giumento, lo portò a una locanda, si prese cura di lui, il giorno seguente (quindi passò la notte col ferito, il che significa che perse tempo, che contaminò le sue vesti col sangue del ferito), diede due denari all’albergatore e lo pregò di farsi carico della situazione assicurandogli che tutte le spese gli sarebbero state rifuse al suo ritorno.
Ecco il Samaritano dell’ora dopo, che va alla ricerca delle cause della sofferenza; delle strutture di peccato – come dicono i vescovi – che sono nella nostra società.
È su questo versante che si esprime la cosiddetta “volontà politica” del Samaritano, che non si contenta dell’aiuto improvvisato su due piedi e forse anche un po’ populista o, per lo meno, scenografico, ma va alla ricerca delle cure cliniche del caso, e toglie definitivamente quell’uomo dalla strada. Rimettendoci, per giunta, in tempo e in denari.
Questa è la vera carità politica, che analizza in profondità (scientificamente, diremmo oggi) le situazioni di malessere, apporta rimedi sostanziali…sottratti alla fosforescenza del precariato, non fa delle sofferenze della gente l’occasione per gestire i bisogni a scopo strumentale di lucro o di potere, e paga di persona il prezzo salato di una solidarietà che diventa passione per l’uomo.
Il Samaritano dell’ora prima
C’è infine l’intervento dell’ora prima, non registrato dal Vangelo, ma che è lecito ipotizzare in questi termini: se il Samaritano fosse giunto un’ora prima sulla strada, forse l’aggressione non sarebbe stata consumata.
Ecco: è necessario che il politico sia capace di amare prevedendo i bisogni futuri, pronosticando le urgenze di domani, intuendo i venti in arrivo, giocando d’anticipo sulle emergenze collettive, utilizzando il tempo, che ordinariamente spreca nel riparare i danni, a trovare il sistema per prevenirli.
Di qui l’assoluto bisogno che chi si assume l’impegno politico guardi lontano, al di là degli steccati strapaesani, per additare in termini planetari i focolai da cui partono le ingiustizie, le guerre, le oppressioni, le violazioni dei diritti umani.
Di qui, la capacità di discernimento e di conversione che deve caratterizzare l’uomo impegnato in politica.
Discernimento dei segni dei tempi; intuizione delle grandi utopie che irrompono nell’oggi e diventano già carne e sangue; percezione che la pace è frutto della giustizia.
Ecco quindi la spiritualità dell’uomo politico, il quale deve prevenire le sofferenze, intervenire prima ancora che si manifestino sullo scenario della….storia. Deve essere previdente, in modo tale che l’agguato ai più poveri non avvenga.
Souvenir
“La politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’intima unione con Dio”. Conservate la frase di Giorgio La Pira come il souvenir di questa sera, proprio perché mette al centro l’uomo col cui volto Dio si è identificato.
Tonino Bello vescovo
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