La società contemporanea è attraversata da un eccessivo e distorsivo abuso della parola “responsabilità” ad uso e consumo del proprio “orticello”, tanto da cambiarne il senso in negativo. Per riappropriarci del suo elevato valore, ci affidiamo ad un maestro come il filosofo lituano Emmanuel Levinas. Il suo punto di partenza è tale interrogativo: “Se non rispondo di me, chi è che risponde di me? Ma se rispondo soltanto di me, resto ancora io?”. Come rispondere? Certamente no, con il paradossale imperativo “Sei libero, per cui scegli e inventa”. Perché l’«egologia» e il primato della propria identità, conducono spesso ad una pericolosa implosione dentro di sé. Tanto che il flusso sanguigno delle idee, si blocca e la ragione cede il suo primato a sentimenti terribili che conducono all’estinzione dei valori. E in tal senso, oggi nel pieno di una virulenta pandemia, ne stiamo pagando le drammatiche conseguenze. Qual è il cammino da intraprendere? Sciogliere il pesante pregiudizio verso l’alterità, l’allergia verso gli altri e il rifiuto di impegnarsi nella coralità. Per giungere dove? Verso la comprensione dell’altro, con una primordiale “non indifferenza”, attuando una nuova soggettività spinta dallo slancio vitale di cercare nei volti imprecisati le profonde tracce esistenziali reciproche. E qui emerge l’etica della responsabilità, quando l’incontro con l’altro, diventa non un momento di sopraffazione ma di riconciliazione della diversità, per costruire un modo migliore per vivere insieme. Ciò significa, ascoltare le storie altrui con mente e cuore aperto. Tanto da far diventare carne viva le parole che sono il nucleo fondante dell’etica della responsabilità, che fanno parte del nostro quotidiano, ma che quasi mai udiamo dentro noi stessi. Così con l’esercitarsi a riconoscere, a discernere, a percepire, a svelare, ad apprezzare e a ponderare, si può sperare nel costruire decisioni che siano utili al bene comune. In tal senso sarebbe cosa opportuna, partire con una grande campagna educativa, accompagnata da una profonda riflessione sulle parole di Gesù rivolte ai lapidatori “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, e sulla favola di Fedro, in cui dice che portiamo addosso due bisacce piene di vizi, quella piena dei nostri dietro le spalle e quella pesante dei vizi altrui sul petto. Per questo motivo, non possiamo notare i nostri difetti, ma non appena gli altri sbagliano, noi diventiamo censori.
Postilla finale: L’uccisione in Congo dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, sta a dimostrare che coloro i quali percorrono la strada dell’etica della responsabilità, li può attendere anche il martirio.
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