Procida: L’anno che sarà

michele romanodi Michele Romano

L’anno nuovo sarà caratterizzato, nella sua prima parte, da un evento alquanto decisivo per il futuro prossimo del nostro Paese, cioè le elezioni politiche di fine febbraio. Tutto ciò avviene in un momento di grave e profondo disagio sociale ed economico in cui gli strati di impoverimento della nostra società vanno sempre più aumentando e le prospettive delle future generazioni sembrano inoltrarsi sempre più in una selva oscura.

Parimente si è dentro una stagione politica confusa, rissosa, autoreferenziale con la perdita totale della bussola che conduca all’orizzonte di una ricomposizione di una idea, di una visione di una comunità che attualmente ha perso tutti i suoi connotati. In tal senso si sperimenta tale situazione già nei primi passi della campagna elettorale, dove i residuati bellici della Prima e Seconda Repubblica, soggetti completamente avulsi dalle drammatiche problematiche che investono gran parte dei cittadini, si sono messi al centro del scena per vanificare qualsiasi tentativo di cambiamento. Certamente, come contrappeso, lascia ben sperare chi si è proiettato, anche se tra luci ed ombre, verso la tornata elettorale, con metodi innovativi e partecipativi tali da condurre ad un rilevante e significativo rinnovamento della classe politica.

Anche se, seguendo il motto latino che il “troppo storpia”, si può dire che, mentre le primarie hanno rappresentato un evento di ampia partecipazione democratica, non così le successive “parlamentarie2 che hanno svelato come il cammino del rinnovamento e del cambiamento del ceto politico è ancora lungo ed irto di ostacoli perché, per esempio, l’ingresso del giovane in campo dipenda ancora da una autorizzazione dall’alto e avviene sotto lo stretto controllo di chi detiene il potere.
Comunque, l’approfondimento di tutto ciò, di vitale importanza per il futuro della politica e per la costruzione del bene comune, bisogna spostarlo a marzo, dopo le elezioni, in quanto bisogna essere consapevoli dell’urgenza di espellere, in modo deciso, il bubbone berlusconiano dalle decisioni politiche amministrative il 24 e 25 febbraio altrimenti una sciagura devastante sommergerà il Paese.

Mi auguro, infine, che tale inizio d’anno crei e sviluppi tanta linfa vitale anche dentro questa tartaruga addormentata in mezzo al mare che corrisponde alla nostra cara isola di Procida, in modo tale che sia un preludio al risorge di una cultura politica intesa come impegno e servizio per il bene comune. Quasi del tutto scomparsa in questi ultimi decenni pregnanti di rampantismo e di deleterie personalizzazioni che hanno del tutto sostituito idee e valori.

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