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Acerra: “Lo stato è tornato”, a completare l’opera della camorra

Quanto è avvenuto nei giorni scorsi, con la farsesca inaugurazione dell’inceneritore di Acerra, rappresenta l’emblema del disfacimento totale delle istituzioni, della caduta di qualsiasi forma di rappresentatività democratica che tenga in debito conto le istanze dei cittadini; dell’anti-stato che devasta l’ambiente e si fa beffe della vita dei propri cittadini, accanendosi contro di loro con cinismo e sopraffazione inauditi.

9 aprile 2009 – Vittorio Moccia

E gli inceneritori, Dio vi perda,
domani ancora mangeranno merda
e cacheranno oro nella mani
di chi spera di bruciarci l’imbruciabile

(Marco Palasciano) [1]

Berlusconi inaugura con Bertolaso l'inceneritore di Acerra

Berlusconi inaugura con Bertolaso l’inceneritore di Acerra

Fonte: Panorama


Quanto è avvenuto nei giorni scorsi, con la farsesca inaugurazione dell’inceneritore di Acerra, rappresenta l’emblema del disfacimento totale delle istituzioni, della caduta di qualsiasi forma di rappresentatività democratica che tenga in debito conto le richieste provenienti dalla cosiddetta cittadinanza attiva; dell’anti-stato che devasta l’ambiente e si fa beffe della vita dei propri cittadini, accanendosi con cinismo e sopraffazione inauditi, tanto violenti da non trovare alcuna spiegazione logica, se non quella dell’affarismo. Il tutto proposto in un contesto scenografico degno del peggior teatrino da avanspettacolo.
Siamo ad Acerra, area Pantano, in pieno “Triangolo della morte”: «375 milioni i metri cubi di terreno ormai avvelenato» [2] (fonte Sogin), campi devastati da tonnellate di rifiuti tossici intombati, incendiati, sversati ovunque ad opera del “sistema” locale (la camorra), con istituzioni silenti o impotenti. Tutto grazie ad un patto scellerato tra la più cruenta malavita campana (con i Casalesi da apripista), cinici “fratelli di loggia” massonica e immancabili politici collusi [3]: l’obiettivo è fare affari milionari al servizio di una criminale industria nordica, che necessita ogni giorno di smaltire a basso costo i micidiali prodotti di scarto delle proprie fabbriche, richiedendo che la salute umana venga sacrificata in nome della “competizione” [4].

Pecora di Acerra

Pecora di Acerra

Autore: Eduardo Castaldo

Fonte: http://www.eduardocastaldo.com/


I rapporti di Legambiente [5]; le relazioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti [6]; le morti di intere greggi dell’acerrano, con una fragilità cromosomica accertata da precisi studi del CNR [7] (greggi pascolanti in zone limitrofe a campi coltivati a frutta e verdura, distribuita ancora oggi senza controllo sui mercati ortofrutticoli italiani); non ultime le ordinanze governative del 23 giugno 2006 [8] e del 12 gennaio 2007 [9]; rappresentano questi alcuni tra i più emblematici casi che parlano per Acerra di emergenza ambientale per inquinamento da pericolosissime sostanze tossiche, con valori della sola diossina fino a diecimila volte superiori alle soglie stabilite per legge.
La pressione ambientale è tale che una campagna di monitoraggio effettuata da Apat e  Arpac induce nel 2008 il Comune di Acerra a porre sotto sequestro 150.000 metri quadri di terreno agricolo nella terrificante località di Calabricito (a poca distanza dalla Montefibre e dall’inceneritore) e Frassitelli (nei pressi del depuratore consortile) a causa della presenza del tossicissimo piombo e del cadmio, che avevano contaminato cavolfiori ed ortaggi [10]. La diossina? Quella “solo” trecento volte al di sopra dei valori consentiti.
C’è di più: una inchiesta degli scorsi anni, a carico del Gruppo Pelini, parla di “diossina, mercurio e amianto che viaggiavano di notte, sui Tir che dal Veneto, dalla Toscana e dal Lazio attraversavano l’autostrada del Sole diretti a sud, verso una destinazione sicura. La corsa terminava ad Acerra, dove a smaltirli ci pensava un’impresa che aveva collaudato un sistema sicuro quanto spregiudicato: le sostanze tossiche finivano come fertilizzante agricolo” [11].
Materiali inerti, e polverulenti volatili, sul bordo di un campo coltivato

Materiali inerti, e polverulenti volatili, sul bordo di un campo coltivato

Autore: Aniello Fusco


Le terre dell’acerrano inquinate per lo più a macchia d’olio, a causa della presenza di questi pericolosissimi materiali industriali di scarto, sversati di continuo a ridosso dei campi coltivati, e, spesso, come se non bastasse, incendiati; a volte con incendi appiccati perfino dagli stessi proprietari dei terreni, perché possano sbarazzarsi rapidamente di quel materiale che porterebbe al sequestro immediato dei propri appezzamenti. I pozzi agricoli di Acerra attingono poi in larga misura a falde inquinate da sostanze cancerogene: metalli pesanti, diossine e solventi vari. Purtroppo, di frequente, la loro acqua viene utilizzata per irrigare i campi, anche quando i pozzi stessi siano stati sigillati e posti sotto sequestro [12].
Lo scenario descrive una agghiacciante e perversa guerra di sopravvivenza, dove le conseguenze disastrose ricadono sempre e solo sulla salute umana: una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della sanità, a cui hanno collaborato l’Istituto superiore della sanità, il CNR e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, parla di consistenti incrementi di malformazioni neonatali e tumori nelle zone interessate da questo disastro [13].
Quanto alle bonifiche, di quelle neppure l’ombra. Oltre dieci anni di commissariamento, serviti solo a dilapidare un immenso fiume di soldi, alimentando per lo più carrozzoni inefficienti, come la Recam [14], senza che alcun risultato fosse minimamente visibile. Bonifica probabilmente impossibile, dati i costi paragonabili a quelli di intere finanziarie; probabilmente impossibile anche ricorrendo alle più moderne tecnologie “massive”, a causa dello stato di inquinamento ormai irreversibile in cui versa l’intera zona. Dunque l’ennesimo miraggio, ovvero un nuovo succulento affare all’orizzonte, per ingrossare ulteriormente le tasche di camorra e malapolitica.

Benvenuti nuovamente ad Acerra, apocalisse Acerra.
Qui indifferenza e rassegnazione dei cittadini, di fronte all’assenza totale dello stato, lasciano campo libero alla criminalità che, con sistematicità certosina, prosegue nella quotidiana devastazione di un territorio ormai stremato, producendo una vera e propria discarica sociale dalla quale non resterebbe che fuggire.
Oggi lo stato è tornato [15] e ha inteso avviare l’inceneritore, un mostro nato male e cresciuto storto, tra vere e proprie truffe di una lobby finanziaria e inceneritorista travestita da imprenditoria.
Inceneritore di Acerra

Inceneritore di Acerra


L’area in cui sorge è il Pantano, una palude bonificata a partire dal 1600, dove le falde sono in superficie e per la quale solo alcune spericolate soluzioni ingegneristiche hanno consentito di superare gli ostacoli derivanti da un progetto sbagliato, destinato ad un luogo inadeguato, fin dalla semplice constatazione dell’incompatibilità con la natura idrogeologica del sito, a causa della quale, durante i lavori, lo stesso impianto iniziò a sprofondare e le vasche sono state innalzate di decine di metri.
La commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente, ad inizio 2005, aveva evidenziato che il sito di Acerra era stato scelto male, in quanto già troppo inquinato, e aveva prescritto che: “poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle caratteristiche indicate nel DM 05/02/98“.
Purtroppo i circa 7 milioni di ecoballe, disseminati sul territorio campano, oggi sotto sequestro grazie all’intervento della Magistratura, non rispondono minimamente a quelle caratteristiche, essendo totalmente fuori norma, a causa della clamorosa truffa consumatasi ai danni dei cittadini campani.
Ne parla Rabitti nel suo “Ecoballe”. Sette impianti di Combustibile da Rifiuto per alimentare l’inceneritore, costati ben 270 milioni di euro, pagati con i fondi strutturali dell’UE e che, se ben realizzati ed utilizzati come vagliatori, avrebbero risolto o almeno alleviato da anni il problema campano, portando a recupero gran parte dell’indifferenziato ottenuto dalla raccolta. Ma tali impianti non sono stati mai realizzati come da progetto, presentando varie difformità già tra il progetto di gara e quello esecutivo.
Uno dei trituratori degli impianti di CDR

Uno dei trituratori degli impianti di CDR


Le clamorose carenze realizzative [16] evidenziano l’utilizzo negli impianti di trituratori al posto dei rompibusta, tanto da rendere fin dall’immissione  del rifiuto indifferenziato impossibile una separazione seria dei materiali; di inutili separatori balistici al posto degli indispensabili aeraulici; e, fatto più eclatante, di vagli a tamburo, per la separazione della frazione umida, con fori di diametro errato, fori tanto grandi da garantire che le finte ecoballe fossero gonfie al massimo di rifiuto e dunque più redditizie per gli “eroi” della Fibe, il cui scopo era bruciare il più possibile e mortificare qualsiasi seria iniziativa di raccolta differenziata. Con la conseguenza che le Ecoballe realizzate non sono mai state CDR a norma, poiché la frazione organica non è stata mai divisa dalla frazione secca secondo regola, rendendo il prodotto finale tanto umido da aumentare a dismisura il rischio diossina, in fase di incenerimento.
Incenerimento da realizzare ovviamente a partire dall’ecomostro di Acerra, uno dei più grandi d’Europa: tecnologia vecchia di 30 anni; 27 prescrizioni VIA, a cui non si sa quanto si sia ottemperato e soprattutto riservate ad un impianto che non avrebbe dovuto bruciare tal-quale, di ignota provenienza (e magari condito di altri rifiuti tossici), come viene viceversa imposto nelle ennesime deroghe previste dall’ordinanza governativa 2754 del 2009 [17]; una Autorizzazione Integrata Ambientale ignota e priva della possibilità osservazioni da parte del pubblico, a partire dalla evidente quanto irrisolta omissiva questione del conferimento delle ceneri tossiche prodotte dalla combustione [18]; una analisi dei rischi assolutamente lacunosa; un avvio del mostro “nelle more del collaudo”, con un sistema di monitoraggio ancora in realizzazione; la militarizzazione della struttura, quale “sito di interesse nazionale”, come mezzo coercitivo per imporre che nessuno indaghi, nessuno sappia.
In sintesi una vergogna nazionale, che ignora le più elementari normative italiane ed europee di tutela ambientale e che dunque corre il rischio di aggiungere morte su morte.
Quale beffa finale, l’impianto verrà finanziato grazie all’adozione del truffaldino meccanismo del CIP6, sostenibile prelevando una percentuale dalle bollette Enel pagate da tutti gli Italiani e col rischio di una ennesima grave infrazione europea che verrà risolta, anche questa, ricorrendo alle tasche degli italiani.

Ganapini alle Assise

Ganapini alle Assise

Autore: Vittorio Moccia


Eppure, secondo il premier, i cittadini campani dovrebbero plaudere all’Impregilo, ll gruppo che, tramite la Fibe, si è occupato di realizzare l’Inceneritore e gli impianti CDR e che continua ad essere imputato per frode dopo aver gestito e portato al collasso il sistema di rifiuti campano.
In tale contesto assai discutibile appare la discesa in Campania di Ganapini, quale nuovo assessore all’ambiente per la Regione,  cui era stato affidato da Bassolino il ruolo di uomo camomilla, per sedare le resistenze della società civile, organizzatasi nei cosiddetti comitati sparsi per l’intera regione e sempre più coordinati tra di loro.
La prima brillante proposta di Ganapini, presentata alle Assise in un incontro con alcune associazioni ambientaliste locali, parlava di riattare sì igli impianti di CDR, ma non per avviare un ciclo completo di recupero della materia, quanto per incendiare il prodotto ottenuto, alimentando direttamente i forni dei cementifici campani, a cominciare da quelli decrepiti del casertano, che andrebbero chiusi all’istante per la nocività delle loro emissioni a ridosso dei centri abitati. Ad oltre un anno dall’insediamento, l’operato dell’assessore non si è tradotto in un solo impianto di compostaggio in esercizio e le linee guida programmatiche per il piano rifiuti regionale [19] non hanno fatto altro che avallare le follie dei recenti decreti governativi che si sono occupati del caso rifiuti campano.A fronte di un simile squasso democratico e ambientale, Bertolaso dichiara con fierezza ai giornali che “abbiamo vinto contro tutti” [20], riferendosi alle lecite resistenze e obiezioni dei cittadini ed alle indagini giudiziarie che hanno sistematicamente messo in evidenza e ostacolato gli abusi in essere. Il Sottosegretario all’emergenza rifiuti e capo della Protezione Civile è d’altra parte indagato dalla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Rompiballe’, che vede già 25 rinvii a giudizio, con accuse che vanno dal traffico illecito di rifiuti, al falso ideologico e la truffa ai danni dello Stato.
Questo ambiguo Commissario ai rifiuti tenta oggi di rassicurare i napoletani sul buon funzionamento dell’inceneritore di Acerra; ma anche un ebete capirebbe che le “emissioni zero” sono un concetto ascientifico, che i motori delle auto (il cui inquinamento si vorrebbe paragonare a quello del mostro di Acerra) non funzionano a spazzatura tal-quale di ignota provenienza o che il particolato ultrafine non scompare magicamente per il semplice fatto che la comunità scientifica “sta ancora studiando il problema”.

Lo Uttaro

Lo Uttaro

Autore: Eduardo Castaldo


Come ieri una delle più grosse discariche illegali di rifiuti tossico-nocivi, quella di Lo Uttaro [21], è stata legalizzata e trasformata improvvidamente in discarica di rifiuti ordinari, salvo poi essere inevitabilmente sequestrata dalla magistratura; così oggi l’inceneritore di Acerra legalizza il Triangolo della Morte, trasformando i cittadini di Acerra in veri e propri rifiuti umani.
Il Piano nazionale degli inceneritori [22] viene promosso con un colpo di mano che ha il sapore di un colpo di stato militare. L’intento è disseminare l’Italia  intera di impianti nocivi, finalizzati a distruggere materie prime (il rifiuto) e salute umana, dopo aver sperimentato con la Campania le scaltre modalità operative per il conseguimento di tale obiettivo: dall’immondizia fatta arrivare fin dentro casa per indurre la gente all’esasperazione, lasciando nel frattempo languere qualsiasi raccolta differenziata, alla imposizione militare di immense discariche di indifferenziato e all’avvio del mostro di Acerra, col ricorso a decreti che calpestano la costituzione e le normative ambientali nazionali ed europee.Il presidente Napolitano, nel frattempo, ringrazia.

Note bibliografiche:
[1] Mundus, poesie per un’etica del rifiuto, 2008 – AA.VV., Valtrend Editore
[2] «Acerra, bonifica impossibile se si farà l’inceneritore», 25 giugno 2006 – Enzo Ciaccio, Il Mattino
[3] Le Vie infinite dei Rifiuti, 2008 – Alesandro Iacuelli, Rinascita Edizioni
[4] L’Oro della Camorra, 2008 – Rosaria Capacchione, Ed. Bur –
[5] Rapporto ecomafia 2008, Legambiente
[6] Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse
[7] Indagini citogenetiche in pecore esposte alle diossine, 23 maggio 2007 – Leopoldo Iannuzzi, Dirigente di Ricerca CNR
[8] Dichiarazione dello stato di emergenza ad Acerra, 23 giugno 2006 – Consiglio dei Ministri
[9] Proroga dello stato di emergenza nel territorio del comune di Acerra, 12 gennaio 2007 – Consiglio dei Ministri
[10] Allarme piombo e cadmio quindici ettari contaminati, 8 giugno 2008 – Giuseppe Crimaldi, Il Mattino
[11] Nei campi i fanghi tossici del Nord: 14 arresti, 25 gennaio 2006, Il Mattino
[12] Campania Infelix, 2008 – Bernardo Iovene, Ed. Bur
[13] Discariche illegali, minaccia per la salute, 12 aprile 2007, Consiglio Nazionale delle Ricerche
[14] Ex Recam, 11 milioni in stipendi per dipendenti che non lavorano, 31 marzo 2009 – Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno
[15] Radiografia di una truffa, 1 aprile 2009 – Roberto Fuccillo, Repubblica Napoli
[16] Ecoballe, 2008 – Paolo Rabitti, Ed. Bur
[17] Ordinanza governativa 2754 del 2009, 10 marzo 2009 – Consiglio dei Ministri
[18] Scoppia il caso dei rifiuti tossici “Si rischia l’intervento dell’UE”, 27 marzo 2009 – Antonio Corbo, Repubblica Napoli
[19] Linee programmatiche 2008-2013 per la gestione dei rifiuti urbani, Assessorato all’Ambiente della Regione Campania
[20] Bertolaso: abbiamo vinto contro tutti, 27 marzo 2009 – Francesco Vastarella, Il Mattino
[21] Veleni e affari: chiude Lo Uttaro, 21 novembre 2007 – Antonio Corbo, Repubblica Napoli
[22] Il Piano Nazionale degli Inceneritori, 12 agosto 2008 – Guido Viale, Il Manifesto

Fonte: gli Editoriali di Peacelink

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