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Alla gente piace essere (mal) governata?

Tratto da  decrescitafelice.it – di Andrea Bertaglio

Credo che questa domanda se la siano posta in tanti, ed in tutti i tempi. Se la sono posta sia governanti che governati, sia all’estero che in Italia. Già gli antichi romani sapevano che una volta dato al popolino un po’ di panem et circenses lo si poteva benissimo tenere a bada, così come succedeva con feste, farina e forca nella Napoli borbonica. Un po’ come succede ai giorni nostri, a voler ben vedere.
E allora, perché mai dovremmo stupirci se continua ad essere così anche adesso? Le persone oggi sono, almeno in teoria, più colte di una volta e, sempre in teoria (e quando si tralascia il fatto che migliaia di comuni in Italia continuano ad non avere l’ADSL), hanno un maggior accesso ad una libera informazione. Che cosa le porta, oltre ad un innato bisogno, ad affidarsi a qualcuno più grande e potente (che sia un Dio o un governo), che le protegga come nel primo caso o che gli dia l’illusione di farlo come nel secondo? Cosa le spinge a chiudere spesso gli occhi davanti alla verità o a certe evidentissime contraddizioni?
È davvero solo una questione di pigrizia e di egoismo, o non si ha scampo da questo destino? E tutta questa farsa sul libero accesso all’informazione è semplicemente una delle più grandi menzogne della storia?
È vero che stiamo io scrivendo e voi leggendo, più o meno liberi di dire la nostra opinione. È vero quindi che, a mio avviso, continuiamo a vivere in una grande era, pensando a ciò che potrebbe succedere in futuro. Ma siamo davvero convinti che, fino a quando i nostri stili di vita ci imporranno di stare occupati con attività più o meno utili a noi stessi e agli altri, piuttosto che con la nostra professione, possiamo sfruttare la fortuna, il privilegio di non essere condizionati? Se ad esempio io sto fuori per lavoro dalla mattina alla sera, e così mia moglie (o marito), mentre i figli (se ce ne sono) sono costantemente impegnati fra mille scuole, corsi, hobby, sport e compiti, come possiamo coltivare quell’indipendenza di pensiero che ci permetterà, sia oggi che un domani, di farci una nostra opinione riguardo a ciò che succede nel mondo, possibilmente senza (più) farci prendere per i fondelli? Come è possibile che in quella definita da Jeremy Rifkin in un suo celebre libro come “L’era dell’accesso”, ossia un’era in cui si sta passando da un’economia dominata dal mercato e dai concetti di bene e proprietà, verso un’economia dominata da valori come la cultura, l’informazione e le relazioni, si possa trovare solo il tempo di riversarsi sul divano a guardare per un paio d’ore della tv spazzatura, o, nel migliore dei casi, film visti e ri-visti?

È una situazione paradossale, se ci si pensa, quella in cui ci troviamo in questo momento: abbiamo la tecnologia per lavorare meno e dedicare più tempo a noi stessi e agli altri, ma non abbiamo tempo per niente e per nessuno spesso a causa del lavoro; abbiamo accesso a migliaia di fonti attendibili di informazione, soprattutto attraverso la rete, ma continuiamo a credere alle frottole dei soliti tre telegiornali. Certo in Italia la situazione ha assunto contorni di un certo tipo, a dir poco imbarazzanti. Dare dei “rincoglioniti” alla maggioranza degli italiani come ha fatto di recente Marco Travaglio in un suo “Passaparola” (nel senso di popolo nella maggior parte dei casi totalmente disinteressato a tutto ciò che riguarda sia le istituzioni che la cosa pubblica in generale) potrebbe essere eccessivo, ma il dubbio della verità di tale affermazione ha sicuramente attanagliato molti di noi, soprattutto se si è avuta la possibilità di vivere all’estero o di viaggiare davvero (cioè non due settimane all’anno in cui si è guardato il mondo da dietro il recinto di un villaggio turistico piuttosto che dal ponte di una nave da crociera).

In Italia sta succedendo di tutto: vogliono costruire (e stanno costruendo) infrastrutture che non servono a nulla, riesumare l’energia nucleare, privatizzare acqua ed istruzione in un sistema di finta concorrenza, si vuole “modificare la Costituzione a propria immagine e somiglianza”! Insomma, se ne stanno combinando di cotte e di crude, e nell’era dell’accesso la gente continua a credere, o a voler credere, che tutto vada bene com’è, e che se si vuole vietare il latte crudo perché è diventato da un giorno all’altro pericoloso, è giusto che sia così perché “lo hanno detto tutti i telegiornali”. L’Italia è come già detto un caso particolare, se si considera il mondo cosiddetto “sviluppato”, ma la situazione, sotto molti aspetti, non è così differente all’estero. Per esempio sarà capitato anche ad alcuni di voi, come al sottoscritto, di andare negli Stati Uniti e vedere lo stupore delle persone quando gli si dice che nel resto del mondo civilizzato non si deve pagare il conto se si chiama un’ambulanza, o anche solo di parlare con uno dei tanti americani che si stupiscono sinceramente ed ingenuamente del fatto che molta gente nel mondo non ami il loro Paese, quando per ciò che ne sanno (o che gli é stato detto) “l’America porta in tutto il mondo cibo e democrazia”.

Penso che purtroppo il problema vada ben oltre i telegiornali e la corruzione dei politici, perché non è solo l’intera industria culturale di massa a volerci tenere nell’ignoranza più becera, ma siamo noi stessi, spesso, a volerlo. È sicuramente il dominio indiscusso della società dei consumi a mantenerci in questo perenne torpore, ma è anche la natura umana stessa a farlo.
È per questo che Zygmunt Bauman afferma nel suo libro “Vita liquida” che – Se l’emancipazione, obiettivo ultimo della critica sociale, punta a sviluppare individui autonomi e indipendenti, capaci di giudicare e decidere consapevolmente per proprio conto, essa si oppone alla gigantesca “industria culturale”, ma anche alla spinta della moltitudine che quell’industria promette di gratificare, e più o meno illusoriamente gratifica, nelle sue aspirazioni.- Ed è per questo che, passando da quella che era una semplice riflessione alla filosofia vera e propria, Adorno affermava, un po’ bruscamente: – Il mondo vuole essere ingannato. Gli uomini, come afferma il detto comune, amano essere imbrogliati […] -; essi – avvertono che la loro vita sarebbe assolutamente insopportabile nel momento in cui smettessero di restare attaccati a soddisfazioni che non sono tali.-Come ci si può sentire immuni da una tale verità? È sempre stato così e probabilmente sempre lo sarà.
C’è però una differenza, al giorno d’oggi: che la privatizzazione dell’acqua, le scorie nucleari o gli organismi geneticamente modificati possono mettere molto più in apprensione dei panem et circenses. A meno che si pensi che tutto è “fiction”, e che nulla ci possa più toccare, visto che siamo più che abituati a vedere e sentire le peggiori brutture, senza fare una piega, attraverso uno schermo.

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