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Ambrosino: “Vendere l’ex struttura carceraria ad un privato significherebbe cedere tutta l’isola”

carcereDopo l’incontro pubblico tenutosi nei giorni scorsi presso “Il Mimante”, la visita dell’On. Bersani e dell’On. Bossa all’ex Palazzo Reale-Carcere di  Terra Murata, come dice Dino Ambrosino, è stata: “Una occasione per mostrare ai nostri ospiti la bellezza e l’imponenza di tutta la struttura e per avere un’opinione qualificata in merito al possibile recupero”. Da questo punto di vista continua Ambrosino: “Il parere di Bersani è che, considerata l’importanza dell’investimento, almeno 80 milioni di euro, presuppone un’ipoteca sul destino di tutta l’isola. In effetti, chi mette tanti soldi pensa, poi, di “acquistare” anche il resto, dettandone le condizioni di sviluppo. Una ipotesi, questa, difficilmente praticabile per l’estraneità al settore turistico di buona parte della nostra forza lavoro e probabilmente neppure auspicabile. Procida ha una sua specificità, una tradizione marinara secolare da non compromettere assecondando l’investimento di una persona estranea al territorio. Questa opinione del Presidente – prosegue Ambrosino – offerta da chi oggettivamente ha valutato la situazione senza un coinvolgimento personale, fa piazza pulita di tutti gli effetti speciali con cui si è voluta indorare la pillola del Piano di Valorizzazione della Struttura. Dire che nell’ex Carcere troveranno posto le associazioni, il museo, i laboratori dei misteri, gli artigiani procidani, etc., è incompatibile con l’investimento di un privato. Se accettiamo come legittima la circostanza che l’investitore potrebbe dettare delle condizioni al resto dell’isola, come possiamo mai pretendere che egli sottragga parte della struttura alla sua gestione. Sarebbe realistico credere che l’investitore metta i soldi, recuperi la struttura secondo le prescrizioni della Soprintendenza, ne abbatta una parte perché così si è convenuto, e poi ceda spazio ai procidani? Non facciamo gli sciocchi.

Quindi – sottolinea il capogruppo di “Insieme per Procida – ragioniamo sulla nuda e cruda realtà: ci sono due ipotesi alternative, o si sceglie il privato accettando le sue condizioni, oppure si resta nell’ambito pubblico. Per Bersani Procida potrebbe muoversi così come in altre realtà. Si tratta del Palazzo Ducale di Colorno, in provincia di Parma, per tanti anni adibito a manicomio, poi dismesso con la legge Basaglia del 1978. Il palazzo è stato recuperato con fondi pubblici ed oggi ha una destinazione pubblica. Con questo esempio egli ha evidenziato una delle contraddizioni della legge sul federalismo demaniale attraverso la quale il nostro Comune ha scelto di entrare in possesso del complesso. Nel caso della Reggia di Colorno è stata la Provincia di Parma a farsi carico dell’investimento, garantendo il supporto di spalle robuste all’intera operazione. Viceversa nella nostra situazione la grandezza della struttura è tale che un piccolo Comune come il nostro difficilmente riesce a gestirla da solo, fosse solo per la messa in sicurezza di una piccola parte. Rispetto alla proposta di recuperare l’ex carcere con fondi pubblici, Bersani ha sottolineato l’importanza di avere un partner istituzionale più forte, come potrebbe essere la Regione Campania, ed ha chiarito che un eventuale recupero graduale con piccoli lotti non può prescindere da un importante investimento iniziale per la messa in sicurezza, e dalla coerenza di un progetto univoco. Oltre tutto ciò va considerato l’impatto che avrebbe un grande albergo a Terra Murata, in virtù delle vie di accesso al borgo, oltre che l’attualità di un vecchio adagio democristiano, ovvero che finiremmo per offrire solo forza lavoro a un investimento di un estraneo al territorio. Bisogna puntare ad un attrattore pubblico così, nel resto del territorio, ci sarebbe spazio per gli investimenti dei procidani che potrebbero continuare nel recupero di antichi palazzi per offrire una ospitalità diffusa di gran qualità. Non crediamo- conclude Ambrosino – di poter dare oggi una posizione definitiva sulla questione, conterà molto il confronto con le opinioni del resto della cittadinanza, tuttavia senz’altro vogliamo offrire un contributo critico al dibattito per non incorrere negli stessi errori fatti per la gestione del porto turistico. Comunque la si pensi, alle questioni che abbiamo sollevato va data una risposta”.

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