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Anche Procida spende alla grande la sua quota di populismo

Di Michele Romano

PROCIDA – Mentre l’orda populista, simile al serpente inviato dalla Dea Atena, ostile ai Troiani, a stritolare il sacerdote di Apollo Laocoonte (che invitava i suoi concittadini a non fidarsi dei greci con il cavallo pieno di guerrieri pronti a mettere a ferro e fuoco la loro “polis”, come poi è accaduto), sta per avviluppare l’Occidente: Stati Uniti e Europa, quest’ultima già stritolata da i vari Putin, Orben, Erdogan, Isiss, etc, la sinistra italiana continua, imperterrita, a seguire il suo fato cinico e baro, cioè mentre il Titanic affonda continua ad inseguire ed ammazzare i polli di Renzo di manzoniana memoria.

Infatti, mala tempora currunt, con alzata di muri, con il gretto ed egoistico protezionismo, con il lancio della pratica feroce della tortura, con belluina reintroduzione dell’impunità per i maschi che picchiano, spesso con conseguenze letali, le mogli e i figli. E nel territorio italico si sta sviluppando un frutto esotico, definito da Beppe Sevegnini il “salmelogril” prodotto dalle praterie dell’Arizona e delle steppe della Siberia. Al di là dello scherzo, il rischio di trovarci sul precipizio di un burrone è enorme, come è accaduto, tragicamente, al centro di benessere abruzzese, perché gli equilibri su cui il Mondo si regge dal 1989 si sono frantumati mentre altri, i cui principi fondamentali sono il protezionismo di Trump, il “serpente a sonagli russo”, definizione di Eugenio Scalfari, l’espansionismo cinese e il terrore dell’Isis si stanno facendo spazio e, se l’Europa non esce dalla stagnazione burocratica e miope in cui è caduta, si dissolverà nello spazio di un mattino.

Su questo terreno le forze riformiste possono esplicare un ruolo fondamentale e in prima fila quelle italiane. Ma, per contribuire a costituire lo Stato Continentale, unica possibile istituzione che renda speranzoso il futuro dei nostri giovani, è giusto, come ritiene Zingaretti, governatore del Lazio, richiamare tutti a ricostruire il collettivo, principalmente nella realtà odierna dove si vive il tempo dell’odio e della frammentazione. Serve, in altri termini, una dimensione armonica dello stare insieme. E qui da noi esiste, da sempre, un punto dolente che dilania, significativamente, la sinistra italiana, ovvero la patologia del “perdente radicale”, utilizzando una espressione del maggior poeta e saggista tedesco Hans Magnus Enzensberger, le cui caratteristiche principi sono la distruzione e l’autodistruzione tradotta nell’epitaffio: “muoia Sansone con tutti i filistei”.

In questi giorni ne abbiamo avuto una forte rappresentazione plastica dal promotore di “Consenso” e dal magistrato che governa la Puglia. D’altra parte, anche nella nostra comunità isolana, spendiamo alla grande le quote di populismo, di perdenti radicali, di imbecillità, di amor “sui” sulla pelle dei cittadini. L’indicatore di tali atteggiamenti è, nell’attualità, dentro le laceranti e dolenti vicissitudini sanitarie. Infine, una cosa certa, se trionfano i muti, le previsioni di Papa Francesco di un terzo conflitto bellico mondiale diventeranno non di futuro remoto ma di tragico presente.

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