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Bici a Procida. Successo per la Critical Mass “Special Summer”

Venerdì 22 agosto a Procida accade un evento inaudito, attorno alle 18,30 una cinquantina di allegri ciclisti proveniente da via Pizzaco s’immette in piazza Olmo. Il solito traffico di automobilisti e motorini viene inesorabilmente spezzato in due, un vigile osserva perplesso, mai ha visto a Procida tante bici assieme. Mentre i ciclisti ordinatamente imboccano la via Flavio Gioia al vigile gira la testa per l’improvvisa trasparenza dell’aria.

Io inesorabilmente attratto, con la mia cigolante vecchia Bianchi mi aggrego al gruppo, che aggirata la scuola media s’è disciplinatamente fermato allo stop di via Giovanni da Procida. Non appena la fiumana automobilistica lo permette i ciclisti si rovesciano dentro la via, arrestando il fiume di auto che gorgoglia, impreca e preda di raptus da tracollo tossisce acute clacsonate. Indifferente il gruppo ciclistico risale via IV Novembre. E’ un gruppo disciplinato che vuole rispettare il codice della strada e quindi procedere lungo la corretta corsia di marcia, ma vi è impedito dalla lunghissima fila di auto abusivamente parcheggiate, come sempre, nella sopraddetta corsia ed è quindi costretto ad invadere l’altra corsia ostacolando chi proviene dal lato opposto. Imbocchiamo via Pizzaco, una tipica piccola via procidana, con un affaccio stupendo sulla baia della Chiaia, che passando mi vorrei godere, ma le solite macchine abusivamente parcheggiate lo impediscono.

Eccoci di nuovo a Piazza Olmo, il vigile questa svolta sviene, i ciclisti amorevolmente lo soccorrono e lui rinvenendo balbetta di un incubo, una piazza occupata da pedoni e da bici senza le famigliari sgommanti auto e i ringhianti rassicuranti motorini.

Ora scendiamo verso San Giacomo lungo lo stretto budello di via Vittorio Emanuele, però siamo quasi fermi perché il culo enorme e piritante di un autobus procede a rilento data la presenza di un audace pedone che prepotente ne ostacola il libero fluire.

Ne approfitto per chiedere ad una bella ciclista rossovestita che sta succedendo. “Niente,” risponde lei, saputa, “ E’ il Critical Mass” io che ho studiato inglese con un professore mai stato in Inghilterra esclamo “ah “ con il tono di chi ha capito tutto, senza aver capito un accidente. Lei prosegue: “ Si raggiunge spontaneamente una massa critica di ciclisti che obbliga il traffico ad adeguarsi.” Tira su il naso soddisfatta. In effetti dietro di noi le file dei ciclisti sono fitte e compatte, formate da molte donne e uomini di tutte le età con tanti bambini appollaiati come falchetti sui seggiolini e ragazzini che inforcano le loro biciclette come archetti pronti a scagliarle nello spazio libero a stento trattenuti da padri e madri. Quanto al traffico si sarà anche adeguato ma non rassegnato perché si avverte oltre le ultime file il ringhio minaccioso di ferraglia rombante pronta a piallarci sull’asfalto.

Fortuna che l’ingombrante pedone finalmente rinsavito cede il passo e appiattitosi come un lucertolone al muro permette all’autobus di slanciarsi nella corsa al recupero del gravissimo minuto di ritardo. Noto i malcapitati passeggeri sbatacchiati a destra e a manca, i loro visi deformati e spiaccicati contro il vetro posteriore ci salutano nostalgici. Pare dicano “ Chissà se mai ci rivedremo.“

Arriviamo in Piazza Posta dove lasciamo defluire la torrenziale fluviale rancorosa fanghiglia motorizzata. Ci raggiunge in macchina un vigile che premuroso ci propone di scortarci. Rifiutiamo sdegnosi:

“ Non hanno forse i ciclisti diritto anch’essi alla strada e agli spazi dell’isola, come il codice prescrive? O siamo paria, come i pedoni casta degli intoccabili a cui il diritto al passeggio ludico e sano è negato. “ Chi fa questa perorazione, agitando il dito indignato sotto il naso del vigile, è un signore distinto, anche se scalzo, forse avvocato.

Rinfrancati ci buttiamo verso il porto, nostra è la discesa che godiamo allegriati. Come godiamo la Marina, sospesi tra il mare e i palazzi galoppanti occupiamo gli spazi vittoriosi espellendo la fredda muraglia soldataglia di macchine pasciute e inquinanti. Uno di noi più esagitato grida “Questa è musica” .

“ E’ vero, un musicista ha avuto l’idea per primo” Dice la bella ciclista rossovestita tirando su il naso saputa. “ E’ partito dal parco della Libertà, quello fatto tanti anni fa dai ragazzini delle Centane e poi abbellito dalla cooperativa Primavera, sulla panoramica. E’ partito con pochi altri poi lungo la via altri ciclisti si sono aggregati. Venerdì 29 vogliamo diventare un fiume di biciclette che discende a cascata al porto. “

Poi la bella ciclista rossovestita ha tirato su il naso un ultima volta ed è partita pedalando energica e gridando uno slogan un poco, lo devo ammettere, estremista.

“ La Libertà a Procida corre a piedi o in bicicletta.”. L’appuntamento è ogni ultimo venerdì del mese alle 18,30 presso i giardini pubblci di Via De Gasperi. Rigorosamente in bici, a piedi, in skate coi pattini basta che non andiate a benzina.

Basilio Luoni

Vi riporto il video di Procida TV sulla seconda Critical Mass

[youtube vjRlr9fhvas]

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