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Dentro la parola ‘valore’

pallantedecrescita1bt8.jpgdel Gruppo di lavoro Rigobaldo

Valore è una parola molto utilizzata nel linguaggio comune, con un’accezione indubbiamente positiva. “Quest’oggetto è di grande valore“, qui è immediatamente riconducibile ad un ambito economico. La disciplina che la impiega più frequentemente è infatti l’economia, che ne ha sviluppate diverse interpretazioni (valore d’uso, di scambio ecc.). Ovviamente, non stiamo a contestarle qui, ma ci sembrava molto interessante riportare la definizione di valore da dizionario.
Secondo la scienza economica si definisce valore la caratteristica di un bene per cui esso è scambiabile con una certa quantità di altri beni (v~ di scambio), o è in grado di soddisfare un bisogno (v~ d’uso); nel linguaggio corrente corrisponde all’equivalente in denaro del bene stesso, al suo prezzo. Seguendo questo ragionamento si può tranquillamente estrapolare il concetto che ha più valore qualcosa che si scambia -cioè una merce- piuttosto che qualcosa con particolare qualità (genuinità, ridotto impatto ambientale, qualità produttiva, etc.). Questa identificazione, che l’ha fatta da padrona da diverso tempo a questa parte in Occidente, è probabilmente in buona parte responsabile del vicolo cieco in cui ci troviamo. Forse quando nella prima rubrica abbiamo parlato di consumo-consumismo non a caso ci imbattevamo frequentemente nella parola valore.

Viene in mente il celebre spot, che recita “ci sono cose che non si possono comprare …”, in questo caso quindi le cose che non si comprano non hanno valore?

 

Dicendo che “per me il pane fatto in casa ha un valore speciale“, la nostra parola assume un significato totalmente diverso. Denso di significati per noi, ma forse poco chiaro per chi, imbevuto del significato economico, sarebbe disposto a mercificare qualsiasi cosa per qualche dollaro in più.
Allontanandoci ora dal significato prettamente economico di questa parola, ci vengono in mente altri suoi utilizzi.
Spesso si sente dire “quello è un artista di valore“, “quella è veramente una persona di valore“: qui è sottinteso un merito, un pregio, una virtù di un individuo. In ambito più generico poi, valore è anche usato in forma di predicato: “valorizzare i beni monumentali”, “valorizzare le capacità di un individuo”, inteso come dare valore, accrescere le qualità positive, migliorarle
Vi sono anche parole composte che sfruttano questo termine, ad esempio in termovalorizzatore a quali valori ci si riferisce? Ormai sappiamo che in esso c’è molto poco di valore (almeno per chi ci vive attorno). Ma non c’è nulla da fare, ad un primo ascolto questa parola ci tranquillizza: da una parte termico (a chi non piace stare al caldo?) dall’altra valore (dalla monnezza si ricava qualcosa di positivo, beh buono no? forse in un primo momento non si pensa neanche alla spazzatura puzzolente ed inquinante ma l’associamo ad un edificio con fioriera che valorizza la società stessa che l’ha prodotto).Sarebbe lo stesso se invece lo si chiamasse (con molta più sostanza tecnica) diossino-diffusore di polveri fini?
Notiamo quindi un’accezione comune della parola, essa infonde sicurezza, affidabilità, dando una connotazione positiva al termine cui è di volta in volta associata, impedendoci di capire di che realmente si sta parlando.
Continuando la carrellata la nostra attenzione si è soffermata a lungo sull’uso di questa parola in ambito etico-morale. Il termine valore viene spesso sostituito in questo caso dal suo plurale, valori, che sottintende nella maggior parte dei casi quelli cristiano-occidentali.
Quante volte si sentono frasi come: “Non ci sono più i valori di una volta”, “la nostra società soffre della mancanza di solidi valori”. Insomma, i valori non si toccano, giù le mani dai valori. C’è addirittura qualcuno che si batterebbe in un duello per difendere i propri. Ma cosa sono? Perchè sono intoccabili? Ma che domande fai! dai si sa cosa sono i valori: i valori sono … i valori …
In effetti quasi mai le parole valore-valori hanno senso di per sé, da sole non sono sufficienti, il loro significato dipende dal contesto in cui sono inserite e dall’interpretazione che se ne dà.
Sembra chiaro che la parola valore/i venga usata dall’autorità di turno -sia essa politica, religiosa o economica- per tagliare corto qualsiasi ragionamento logico saltando subito alle (proprie) conclusioni. Un jolly che rassicura e a cui allo stesso tempo non si può controbattere, insomma un formidabile strumento di propaganda.
I valori in qualche modo sono associati alla tradizione, arrivano da lontano. Ci rassicurano perché suggeriscono modelli consolidati nel tempo, che conosciamo bene e che spesso non mettiamo in discussione.
Certo è che in un mondo che si modifica, aggrapparci a valori fermi nel tempo e nello spazio sembra molto comodo, ma quanto saggio? Quale effetto ha alla lunga un idea stagnante sul nostro pensiero? Potremmo essere pronti a trovare nuove prospettive, nuove modi (o riscoprirne di antichi) per interpretare ciò che ci capita, abbandonando di tanto in tanto soluzioni pronte offerte spesso da valori intoccabili, quelli con la V maiuscola.
Inoltre, tutto va liscio se condividiamo valori comuni, ma come la mettiamo quando di fronte c’è qualcuno che ne ha degli altri?
Ma su, non demonizziamo questa malcapitata parola. I valori hanno anche una funzione importante, essi definiscono le ‘norme’ basilari dell’ordinamento sociale. Sono appunto degli accordi, dei punti in comune tacitamente condivisi sulla quale membri di una stessa cultura fondano le loro relazioni. I valori quindi sono parte della nostra identità personale e culturale, una memoria collettiva, ma probabilmente dovremmo imparare a prestare più attenzione al loro utilizzo e cercare di relativizzarli.

Alla prossima puntata!

Gruppo di lavoro Rigobaldo (Valentina Aveta, Alessandro De Rosa, Francesco De Rosa, Gianfranco De Rosa, Boris Porena, Fernando Sánchez Amillategui, Oliver Wehlmann)

http://www.decrescitafelice.it

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