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Dino Ambrosino: Le diversità non sono un ostacolo, ma un punto di forza

dino ambrosino2Si parte con le primarie, prima esperienza per l’isola di Graziella di scegliere “dal basso” il candidato a Sindaco, in questo caso de “La Procida che Vorrei”, alle elezioni comunali della primavera 2015. Per comprendere quali sono gli elementi del confronto abbiamo incontrato Dino Ambrosino, componente del Partito Democratico, consigliere comunale ed attuale capogruppo di “Insieme per Procida”.

Caro Dino, come pensi  risponderà la popolazione procidana alle Primarie?

«Siamo partiti da una difficoltà storica del centro-sinistra, ovvero trovare una persona che sia riconosciuta come sintesi di tutte le anime. L’esperienza racconta che in passato, nel chiuso delle stanze, si sono consumate stecche di sigarette e damigiane di caffè per cercare un candidato che non scontentasse nessuno. Così sono nate leadership esterne al territorio come quella di Magliulo nel 1996. Ma, il candidato che non scontenta nessuno, non è mai quello più competitivo per battere l’avversario! Per questo abbiamo pensato di puntare su uno storico handicap trasformandolo in una palla goal. Le diversità non sono un ostacolo, ma un punto di forza: così nascono le primarie dove sono i cittadini a decidere del loro futuro, puntando sulla persona più competitiva, non pochi tesserati che si accordano sul profilo meno spigoloso».

Quale, secondo te, il numero minimo di votanti per una competizione degna di questo nome?

«Sui numeri spesso ci si impicca e non vorrei farlo alla vigilia delle comunali. Consideriamo però che con tre candidati si parte dalla raccolta di 300 firme minimo, con una base di almeno altrettanti votanti. E un evento politico che coinvolge a Procida almeno tante persone è già una rarità. Realisticamente penso a diverse centinaia di concittadini; sarà un successo, un evento rivoluzionario, una festa della democrazia».

C’è stata qualche polemica sulla rigidità del regolamento per quanto riguarda “il profilo” del candidato sindaco. In primo luogo ritieni fondate queste posizioni e se anche per i componenti della lista si farà riferimento allo stesso criterio?

«Sono tra quelli che all’interno ha lavorato per allargare quanto più possibile le maglie del regolamento. Tuttavia ho accolto la posizione di chi sosteneva che, con le primarie, non si cerca una persona per un ruolo ordinario ma selezioniamo il nostro candidato Sindaco, la persona che deve cercare di fare sintesi delle nostre esperienze, il personaggio che deve avere più chances nella competizione con l’avversario. Per questo era necessario individuare alcune caratteristiche di base per poter concorrere a tale carica. Non ho potuto che condividere questo argomento, anche perché dopo aver insistito tantissimo per fare le primarie, ho dovuto cedere qualcosa a chi proprio non ne era convinto. Per gli altri ruoli nella squadra mi prodigherò per avere criteri più flessibili, ma il gruppo ha già espresso disponibilità in questa direzione»

Quali saranno i tre punti fondamentali su cui chiederai il consenso ai cittadini?

«La priorità, la vera rivoluzione, è concentrarci sui problemi di tutti i giorni. La qualità della vita a Procida è stata fortemente compromessa in questi anni di gestione irresponsabile, sciatta, distratta. Sono curioso di conoscere il bilancio che fa il Sindaco rispetto all’attività dei suoi collaboratori assessori. Eppure sono stati 7, oggi sono 6, stipendiati per garantire una buona organizzazione del paese. Noi crediamo che ci sia un saldo estremamente negativo tra il valore delle tasse versate al Comune e i servizi che sono stati resi. Contestualmente dobbiamo puntare sui nostri attrattori. Oltre a misuraci con la soluzione dei problemi a Terra Murata e Vivara, dobbiamo valorizzare le spiagge, così numerose e facilmente accessibili. Bisogna tutelare i beni architettonici, pubblici e privati, un costruito storico che non ha pari nelle isole del Mediterraneo, e ne dobbiamo preservare gli annessi giardini. Chiaramente ciò passa anche attraverso una diversa organizzazione del traffico veicolare, che consenta di apprezzare il valore strategico del nostro ricchissimo centro storico. Terzo in quest’ordine, bisogna risolvere il problema del condono. Avevo 6 anni quando è stata approvata la legge 47/1985 e sinora non c’è stata campagna elettorale senza che le Amministrazioni Muro-Capezzuto-Capodanno-Aiello ne  promettessero la soluzione. La questione riguarda migliaia di concittadini ed è stata affrontata per tentativi, senza fare la cosa più semplice e lineare, ovvero attivarsi affinché le pratiche seguano l’iter di legge».

Ritieni compromessa la possibilità di fare un accordo con i 5Stelle per una lista unica?

«Un accordo con i 5 Stelle non è stato mai richiesto. Siamo rispettosi della regola prevista nel loro Non-Statuto che esclude alleanze elettorali. Parliamo però alle centinaia di persone che vogliono un cambiamento. A questi amici diciamo che a noi, sinora, non è stata mai data occasione di governare e che possiamo verificare la bontà delle nostre proposte solo se le possiamo concretamente provare. Così come ci dimostra l’esaltante esperienza dei Comuni Virtuosi, è solo con il quotidiano agire amministrativo che possiamo realmente incidere sulla vita delle nostre comunità per verificare se le tante proposte comuni possono realmente essere realizzate».

Troveranno una quadra Muro e Capezzuto?

«Sono estremamente sincero: non lo so. Le loro sono talmente ermetiche e imprevedibili, che non posso fare una previsione. Da una parte c’è un vissuto politico così alternativo, dall’altro c’è la convenienza di non lasciare mai la poltrona. Ai procidani chiedo che vantaggio potrebbe avere il continuare a tenere in piedi questa tarantella. Muro e Capezzuto fanno parte di una generazione politica che ha già dato e avuto. E dalle piante di cetrangolo non escono i melograni. Per questo dobbiamo provare una nuova classe dirigente che ci metta entusiasmo, determinazione e tanto coraggio».

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