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Dio è morto, Marx è morto, e il Social Forum non si sente tanto bene

Da Global Project, un report di Michael Hardt, co-autore di «Impero», sul World Social Forum 2009 di Belem: uno spazio politico che ha ammiccato ai governi di sinistra latinoamericani. La convizione strisciante che i governi, invece che i movimenti autonomi, possano cambiare l’ordine globale.

Se è vero che il Social Forum Mondiale non è morto, è però attraversato da una profonda metamorfosi. Lo si vede in particolare nei rapporti sempre più familiari con i leader politici, i partiti e, pure, con gli Stati. Per quanto infatti i partiti politici non siano ufficialmente ammessi ai lavori del Forum, a Belem – ufficiosamente – si è ammiccato agli attuali governi latinoamericani. Un orientamento che si è evidenziato subito la seconda sera del Forum, quando sono comparsi, tutti insieme, a Belem i presidenti di Bolivia, Ecuador, Paragay, Venezuela e Brasile. Ma non è tutto. Il Forum si trova pure a affrontare una problematica centrale al Forum stesso, ossia la natura dei suoi rapporti con questi particolari governi sudamericani e con gli altri.
In questo, il Social Forum di fine gennaio ha avuto un’evoluzione tale da porlo in una posizione di contrasto al Festival zapatista della rabbia degna (Chiapas). Gli zapatisti e chi si riconosce nello zapatismo non hanno cambiato strada: solo i movimenti autonomi (e non gli Stati) possono mettere in gioco e confrontarsi sull’attuale ordine globale. Non è scritto nero su bianco, ovviamente, ma gli zapatisti non vedono differenze tra partiti di destra e di sinistra al governo che per loro sono, volenti o nolenti, obbligati a amministrare l’ordine globale. (Non dimentichiamoci che alcune delle battaglie più dure in 15 anni di EZLN sono state quelle contro i partiti messicani di centro-sinistra). In Chiapas, si criticano costantemente le pretese di rappresentanza dei leader politici e dei partiti. In Chiapas, si pratica la resistenza allo Stato, anche nei casi in cui al potere ci sono partiti di centro-sinistra.
Al Social Forum invece, per quanto non si possa parlare di una sola voce che si leva all’unisono, il leit motiv è che i governi, piuttosto che i movimenti autonomi, sono meglio equipaggiati per contrastare i nemici globali e per raggiungere obiettivi concreti. Un esempio, il governatore dello stato brasiliano di Parà – che ha introdotto gli interventi dei cinque presidenti – ha sostenuto nel dare loro il benvenuto: «solo questi cinque uomini fanno sì che un mondo diverso sia possibile». Affermazione che di fatto riscrive lo slogan stesso (onnipresente) del Forum. A Belem inoltre si aveva la percezione che, tra molte sfumature diverse e contraddizioni, organizzatori e partecipanti credano effettivamente nei poteri rappresentativi di Stati, partiti, leader. E comunque al Forum si respirava un’atmosfera di sostegno ai governi di centro-sinistra e non di resistenza continua ai governi. I governi poi hanno tutto l’interesse a costruire rapporti con il Social Forum. Il motivo è ovvio, il Forum riesce ancora a garantire un sostegno di massa. L’evento, ad esempio, a cui hanno partecipato i cinque presidenti è stato lo show più esplicito di questo tipo di sostegno. E di fronte a un pubblico prevalentemente brasiliano, Lula è stato accolto da un tripudio adorante. Un altro elemento assolutamente da non trascurare è che l’apparizione di cinque presidenti insieme ha rappresentato indubbiamente un evento storico di rilevante portata e ha annunciato la sistemazione di un altro tassello nel mosaico del processo d’integrazione dell’America Latina il cui obiettivo è creare uno zoccolo regionale di governi di sinistra capaci di ri-orentare (sia su piccola che larga scala) l’attuale sistema globale. Il Forum Sociale Mondiale è senza dubbio il teatro migliore per un evento di questa portata. Sia perché tutti questi cinque presidenti hanno raggiunto il potere cavalcando l’onda dei movimenti sociali locali, sia perché la progressiva articolazione dei movimenti sociali su scala continentale e non solo (conquistata parzialmente nell’evoluzione del Forum sociale) costituisce le fondamenta di qualsivoglia costruzione di un’America Latina progressivamente sempre più coesa in un blocco regionale all’interno del sistema globale. Un po’ meno comprensibile è invece l’interesse dei partecipanti alla presenza dei governi e dei presidenti. Il pericolo, indubbiamente, è che il Forum si riduca alla passività o tutt’al più assuma un ruolo di supporto, eclissato dai partiti e dai governi che pretentono di rappresentarne gli interessi. I media mainstream poi non hanno mancato di dare uno spazio incredibilmente maggiore rispetto agli altri eventi alla partecipazione dei cinque presidenti.
Gli organizzatori e gli intellettuali che più si identificano con il Forum non definiscono comunque che questa relazione in termini unilaterali. Ci sono proposte infatti di modificare leggermente i principi e le pratiche che sottendono il Forum per permettere di dialogare con partiti e governi. Le condizioni però per questo dialogo – dal mio punto di vista – non esistono e non possono esistere. Ci sono distanze incommensurabili. Il Forum, in primis, non è un soggetto che può agire da interlocutore. Qualcuno potrebbe parlare in nome del Forum con Lula o Chavez? Un gruppo di intellettuali del Forum o componenti del comitato organizzatore si assumerebbero questo compito? Il Forum non ha strutture reali né meccanismi di rappresentanza o tanto meno un’organizzazione che possa legittimare qualcuno a parlare a suo nome. E di fatto il rifiuto di questa stessa rappresentanza costituisce l’elemento di forza e virtuosismo maggiore del Forum da quando è appunto nato. La proposta di far diventare il Forum un interlocutore con presidenti e partiti è dunque comprensibile se letta all’interno del lungo dibattito tra organizzatori se il Forum sia da considerare uno «spazio» o un «movimento». Per alcuni, il Forum deve limitarsi a fornire mezzi e promuovere incontri tra movimenti sociali, sindacati, ong e altri gruppi. Secondo questa lettura del Forum, i gruppi che vi partecipano decidono e producono iniziativa politica dentro e fuori lo spazio del Forum, cosa che il Forum stesso non fa. Per altri invece, il Forum deve diventare un soggetto politico capace in qualche misura di fare sintesi o rappresentare gli interessi dei partecipanti. Quanti promulgano questa posizione hanno a Belem spinto costantemente per prese di posizione pubbliche e per la formulazione di posizioni politiche nel nome del Forum. L’attuale apertura di dialogo con governi e partiti è semplicemente un’estensione di questa seconda posizione all’interno del Forum.
Ancora una volta, la mancanza di mezzi per organizzare le diverse anime di movimenti e gruppi che prendono parte al Forum riduce a illusione l’aspettativa di fare del Forum un soggetto politico. O piuttosto, trasformare il Forum in un soggetto politico capace di prendere decisioni, prendere posizione e dialogare con figure politiche richiederebbe una profonda trasformazione delle sue strutture interne e richiederebbe pure mezzi che articolano e rappresentano le diverse forze del Forum stesso.
Il contrasto con il Festival zapatista è significativo anche in questo caso. Gli zapatisti si sono sempre rifiutati di parlare per altri – e inoltre condividono il percorso di critica del Forum sociale alla rappresentanza politica. Gli zapatisti però non sono affatto timidi quando si tratta di parlare per se stessi. E non pretendono di creare uno spazio aperto in cui chiunque può intervenire ai loro festival. Chi interviene è selezionato e invitato dalla comandancia dell’EZLN e gli stessi zapatisti mantengono pieno controllo dell’evento, moderando e traendo loro le conclusioni in ogni sessione di lavoro. L’evento dell’EZLN è espressione di un soggetto politico organizzato – un esercito, appunto – che può rilasciare dichiarazioni, prendere decisioni politiche e persino dialogare con governi, al contrario del Social Forum. Entrambe le esperienze sono modelli importanti ma bisogna aver chiare le differenze che passano tra le due realtà. Rendere il Forum Sociale Mondiale un soggetto politico non solo è illegittimo ma è pure un’operazione destinata a fallire. La mia impressione è che si tenda a investire troppa speranza nel potere del Forum come soggetto politico perché si confondono causa e effetto. Le analisi sulla storia del Forum tuttavia differiscono a proposito. Molti ritengono, per esempio, che il Forum ha prodotto una rinascita della sinistra e un’espansione dei movimenti sociali nei primi anni di questo secolo. Purtroppo, la relazione di causa-effetto è stata esattamente invertita: i Forum Mondiale di Porto Alegre del 2002 e del 2003 hanno acquisito molto del loro potere da Genova e dall’Argentina. In generale poi i Forum rimangono dinamici fintanto che i movimenti sono potenti e crescono o collassato a seconda dei propri ritmi. Attraverso una sorta di illusione ottica, probabilmente, alcuni hanno visto il Forum come la fonte della nuova sinistra globale quando in realtà è stato il prodotto delle innovazioni dinamiche di movimenti nati altrove. La speranza che il Forum possa diventare un soggetto politico capace di azione politica o semplicemente di dialogo si basa su questa illusione. In ogni caso, il Forum non è passivo né insignificante. Il lavoro principale del Forum – dal mio punto di vista – sono gli incontri che promuove tra i movimenti sociali, ong, sindacati provenienti da ogni parte del mondo. (Il fatto che ne parli solo a questo punto è sintomatico di come questi siano stati eclissati dalla presenza dei cinque presidenti e dal dibattito sui rapporti tra partiti e governi). Alcune delle sezioni di lavoro più ambiziose e interessanti a cui ho partecipato al Forum hanno cercato di affrontare i conflitti tra gruppi su temi come lavoro, gender, sessualità, ecologia e gerarchie etniche-raziali. Queste discussioni sono sempre state un punto fermo dei Forum e si sono sviluppate stabilmente negli anni.
Il comitato organizzatore del Forum ha inoltre sempre sperimentato i cambiamenti nella composizione dei partecipanti e nelle interazioni tra di loro. I Forum di Mumbai e Nairobi sono stati un successo nel coinvolgere popolazioni differenti, nonostante le innumerevoli difficoltà logistiche. Il Forum di Belem ha operato (con successo a quanto pare) a coinvolgere popolazioni indigene e a abbracciare le questioni ecologiche dell’Amazzonia. Gli organizzatori del Forum stanno pure faticando per rendere gli eventi al Forum più paritari e orizzontali. Nei primi anni del Forum infatti ci sono sempre stati mega eventi con ospiti famosi che relazionavano di fronte una platea di migliaia di persone mentre alcuni seminari tenevano in stanzette semi vuote. A Belem non ci sono stati mega eventi e la partecipazione ai lavori si è distribuita più uniformemente – sebbene e a prescindere dagli sforzi dell’organizzazione si sia organizzato extra Forum il mega evento dei cinque presidenti. I cambiamenti poi nella composizione dei partecipanti al Forum si spiegano largamente con queste strategie «evolutive» messe in campo dagli organizzatori del Forum e al contempo con il relativo declino dei movimenti sociali se paragonati ai primi anni del Forum, specialmente in Europa e Argentina. (I movimenti statunitensi non hanno mai partecipato in massa ai Social Forum Mondiali). Inoltre, si assiste a un crollo nei numeri degli attivisti dei movimenti sociali – se paragonati a quelli di sindacalisti e operatori di ong che pare siano rimasti più o meno stabili. C’è infine da segnalare che i numerosi partitini di sinistra (principalmente trotskisti), che in precedenza sembravano essere risuscitati grazie al dinamismo dei movimenti, oggi sono praticamente scomparsi dal Forum.
Il Forum di Belem è stato inoltre un evento principalmente brasiliano. Statistiche ufficiose dicono che più di 100 mila persone hanno preso parte al Forum, numeri che avvicinano Belem ai Forum di Porto Alegre. Le stime tuttavia sui partecipanti non brasiliani dicono che a Belem sono arrivate meno di 10 mila persone, numeri di gran lunga inferiori a qualsiasi precedente Forum. Ho iniziato a partecipare ai Forum Sociali nel 2002 e ho sempre sentito dire che il Forum è morto. La mia impressione però è che chi dà i Forum per morti si aspetta dai Forum qualcosa che non sono. I Forum falliscono inevitabilmente se ci si aspetta che creino una nuova sinistra globale, che agiscano come soggetti politici o persino che dialoghino con figure politiche. Se invece riconosciamo che i Forum sono posti per l’espressioni di forze di sinistra a livello mondiale, per la promozione di incontri, bene, allora vedremo che i Forum hanno ancora una lunga vita davanti a loro.

di Michael Hardt http://www.carta.org

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