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Due giorni di altra politica

di Pierluigi Sullo – www.carta.org

La sentenza sul Lodo Alfano conferma la crisi della democrazia rappresentativa. Come fondare un altro modo di fare politica? Su questo tema il 10 e 11 ottobre centinaia di persone si incontrano a Firenze. Di seguito, l’articolo pubblicato da il manifesto giovedì 8 ottobre.

Da qualunque parte la si guardi, la sentenza sul cosiddetto Lodo Alfano conferma lo stato di caos della democrazia italiana. Intendo la democrazia rappresentativa, l’assetto liberale che si basa sulla separazione dei poteri e sui partiti come organizzatori delle volontà popolari. Non c’è più nulla che funzioni come dovrebbe: il parlamento ratifica, un voto di fiducia dopo l’altro, le decisioni di un governo alla cui testa c’è un «primis super partes», in quanto eletto direttamente dal popolo [hanno detto i suoi avvocati, ed è falso], nonché padrone di tutte le televisioni. La magistratura è perennemente sotto accusa, ogni suo giudizio è interpretato come pro o contro Berlusconi o il governo [come nel caso del reato di clandestinità]. I partiti hanno perso ogni contatto con la società e si comportano – tutti – come imprese che cercano di vendere il prodotto-consenso con i metodi della pubblicità, mentre la loro normale fisiologia è quella dello scontro-complicità tra gruppi di potere che prendono decisioni in sedi sottratte allo sguardo pubblico, e le cui ubriache decisioni sulle leggi elettorali dipendono solo dall’interesse immediato di chi ha la maggioranza per approvarle. L’informazione non è libera: già non lo era dal momento in cui tutti i giornali sono finiti nelle mani di gruppi economici [cioè da molti decenni], ma al peggio non c’è fine. La sostanza è che è caduta quasi ogni possibilità, per i cittadini, di usare il voto per orientare o modificare l’andamento spontaneo delle cose, ossia la risultante dell’ossessivo scontro tra lobby chiamato «sistema politico». Se non siamo all’atto finale della consumazione dello Stato-nazione, ci siamo molto vicini.

A suo tempo, quando in molti argomentavamo che la globalizzazione liberista avrebbe svuotato lo Stato dall’interno, lasciandone intatto l’involucro autoritario e gettandone via la polpa della democrazia – pur nella forma della delega ai partiti – molti altri, a sinistra, replicarono con dileggio e sufficienza. Lo Stato, sembravano dire, è eterno, la sua occupazione da parte di un pericoloso clown come Berlusconi è provvisoria, e insomma la medicina per guarire dalla cattiva politica è la buona politica, ovvero il ritorno a un sano rapporto tra rappresentati e rappresentanti, una buona legge elettorale proporzionale, un riequilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo, ecc. Ci sarebbe da scrivere un romanzo, sulla miracolosa legge del ritorno – della restaurazione del passato, in effetti – che ha animato in questi ultimi quindici anni il dibattito della sinistra politica. Dove, per altro, la premessa era sempre la «crescita economica», il regno dell’abbondanza che avrebbe permesso a distribuire a tutti una fetta della torta. Nel frattempo, la crescita è crollata su se stessa, come un palazzo troppo grande dalle fondamenta troppo fragili, come la crisi climatica – tra molte altre cose – testimonia. E in effetti la crisi delle crisi sta accelerando la scomposizione dell’architettura istituzionale liberale.

Dice: e allora? Beh, già farsi questa domanda – che altro si potrebbe fare? – sarebbe un gran passo avanti, visto che se la pongono, e da tempo, molti cittadini che, alle prese con aggressioni ai loro territori o ai loro redditi, hanno nel frattempo smesso di chiedere – in modo querulo o aggressivo fa lo stesso – di essere rappresentati e cominciano a chiedersi come far da sé. Perciò sono nate in Italia negli ultimi anni migliaia, letteralmente, di aggregazioni di cittadinanza che si sono messe in azione su molti versanti della vita civile: cosa si debba intendere per «sviluppo» e come far sì che le migrazioni non diano luogo a guerre razziali, come si debbano governare i beni comuni e come rimettere in coerenza lavoro e ambiente, e così via. Tutto questo ha anche dato luogo a un fenomeno tanto diffuso quanto ignorato, al solito, dai grandi media: liste di cittadinanza, fuori dei partiti, che in molti luoghi hanno ottenuto buoni successi. E’ l’inizio di qualcos’altro? Ecco la domanda che si porranno centinaia tra le persone che hanno creato quelle esperienze sabato e domenica prossimi a Firenze, nel quartiere delle Piagge, in un incontro «per l’autogoverno» intitolato «Democrazia chilometro zero», per dire appunto che, se si vuole democrazia, bisogna ripartire da vicino casa.

Informazioni su www.carta.org.


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