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I numeri del tabagismo.

I fumatori nel mondo sono 650 milioni. I morti a causa del fumo sono 5.4 milioni ogni anno. Si stima che nel 2030 saranno 8 milioni. In Italia ogni anno muoiono a causa del fumo 80.000 persone e nell’Unione Europea 650.000.
Nel 20° secolo sono morti 100 milioni di persone a causa del fumo, nel 21° si stima ne moriranno 1 miliardo. Nel 2030 più dell’80% dei morti a causa del tabacco saranno nei paesi in via di sviluppo.
Il tabacco provoca più decessi di alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. L’epidemia del tabacco è una delle più grandi sfide di sanità pubblica della storia. L’OMS ha definito il fumo di tabacco come “la più grande minaccia per la salute nella Regione Europea”.
Le morti e le malattie fumo-correlate, tuttavia, sono interamente prevedibili e prevenibili, si conosce, infatti, esattamente cosa provoca l’uso di tabacco, come e quanto uccide, cosa danneggia e come fare per evitare tutto ciò.
In Italia fumano circa 11,2 milioni di persone.
Mortalità da fumo in Italia
Si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età.
Il tabacco è una causa nota o probabile di almeno 25 malattie, tra le quali broncopneumopatie croniche ostruttive ed altre patologie polmonari croniche, cancro del polmone e altre forme di cancro, cardiopatie, vasculopatie. La mortalità per carcinoma polmonare ha superato abbondantemente quella del tumore allo stomaco divenendo la terza causa di morte nell’ambito delle patologie tumorali, dopo mammella e colon-retto.
Il fumo attivo rimane la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile nel nostro Paese, come in tutto il mondo occidentale, anche se gli ultimi dati confermano quanto osservato dall’analisi del trend storico degli anni precedenti, secondo cui negli ultimi 50 anni si assiste ad una graduale diminuzione dei fumatori.
I più recenti dati ISTAT indicano, infatti, una riduzione della prevalenza dei fumatori dal 23,8% degli ultraquattordicenni nel 2003 (31% maschi – 17,4% femmine) al 22,2% nel 2008 (28,6% maschi – 16,3% femmine).
Anche l’indagine telefonica DOXA del 2008 – promossa dall’ISS/Osservatorio fumo, alcol e droghe – registra una riduzione complessiva di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente nella prevalenza passata dal 23,5% al 22% delle persone dai 15 anni in su (pari a 11,2 milioni di persone).
La diminuzione è della stessa entità sia per gli uomini che per le donne. Secondo questa indagine gli uomini fumatori sono passati dal 27,9% del 2007 al 26,4% del 2008 mentre le fumatrici sono scese dal 19,3% del 2007 al 17,9% del 2008.
Le classi di età in cui si registrano percentuali più elevate di fumatori sono quelle dei 25-44 anni e dei 45-64 anni, rispettivamente con una prevalenza del 26,4% e del 25,9%, mentre tra gli ultrasessantacinquenni la quota di fumatori è sensibilmente inferiore: 7,8%.
La più alta percentuale di fumatori si osserva nell’Italia del sud e nelle isole (25,2%), seguono in ordine decrescente il centro Italia (22,9%), e il nord (19,1%).
Il numero medio di sigarette fumate al giorno oscilla intorno a 15 per quasi la metà dei fumatori (48,2%).
Giovani e fumo
La diffusione dell’abitudine al fumo è ancora troppo alta, soprattutto tra i giovani (nel 2007, nella fascia d’età 20-24 anni, i fumatori sono il 28,8% (33,8% maschi e 23,5% femmine).
La stessa Indagine Multiscopo (ISTAT, 2007), evidenzia che adolescenti e giovani iniziano a fumare più precocemente di cinque anni fa. Infatti, il 7,8% dei giovani di 14-24 anni ha iniziato a fumare prima dei 14 anni.

Fonte: www.ministerosalute.it

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