La bellezza dell’incontro

Di Michele Romano

Cosa sta ad indicare tale parola? Il ritrovarsi che si presenta in modo fortuito, prestabilito, orientato tra due che dovrebbe condurre all’espansione verso una moltitudine di persone dentro una diversità armoniosa. Nella società odierna, consumati dal “virus” dell’odio, il sostantivo ha perso la sillaba in con l’aggiunta della consonante s, diventando “scontro” distruttivo, che tende ad annientare l’altro, per occuparne lo spazio. Il degrado lo sperimentiamo quotidianamente in tutti gli ambiti planetari e della nostra penisola, dove anche in Parlamento, coloro che rappresentano il popolo, incuranti della presenza di sguardi smarriti e sbalorditi di alunni della scuola primaria, danno spettacolo con gesti di violenta astiosità ed incapacità razionale, di incompetenza, di mancanza di etica della responsabilità. Come le diseducative trasmissioni televisive, in cui si assiste, da mattina a notte fonda, a scontri continui tra politici, giornalisti, intellettuali vari con argomentazioni fatue, svuotate di contenuto, di spunti valoriali, tanto da contribuire ad abbruttire, a disorientare sempre di più i già smarriti, incupiti cittadini della nostra polis e dell’intera collettività nazionale. Siamo arrivati al punto, come diceva Victor Hugo, in cui molte bocche parlano, urlano con voci rancorose, insensate, rari cervelli pensano con profondità e calma interiore. Ecco, per ridare valore e spessore ad un nuovo e gentile umanesimo, urge un’altra rivoluzione copernicana che ponga al centro dell’esistenza “la bellezza dell’incontro”, il cui simbolo sublime viene ad essere il parto, epifania di un impatto empatico di straordinaria pulcritudine. Ciò lo stiamo sperimentando, attualmente, da nonni, nei momenti estatici e giubilari tra la mamma e piccolissima nipotina. Per di più, il periodo natalizio ci conduce all’emblema, per eccellenza, di tale splendore, la “Stella Polare” della grotta di Betlemme. E qui ci sentiamo di ritenere, per la fragilità, la precarietà, il rischio di soccombere in cui siamo caduti, sia come singoli che comunità, che i luoghi della politica, predisposti all’organizzazione dello stare insieme, devono cambiare verso, uscendo dalla perdita di senso di una lotta permanente tra Guelfi e Ghibellini, da cui si esce tutti vinti, anche chi, alternativamente, si vede nella tragica illusione di risultare vincitore. Come fiuta il Capitano nella favola Mary Poppins, il vento deve svoltare verso lo slancio vitale, il calore amorevole di stringersi tutti insieme, al di là delle proprie diversità, affranti ormai dalla stanchezza della demagogia populistica, sovranistica, del linguaggio dell’odio. Un respiro cosmico che proponga una rinnovata sinergia tra sentire e pensare lo avvertiamo nella visione di piazze affollate e strette come sardine, da lasciare nuotare in pace, in mare aperto, lontane dalle reti di mortiferi pescatori di anime, tra i quali alcuni tenteranno di ingabbiarle, altri di distruggerle. Ecco perché consigliamo di tenere diritto il timone della navigazione, seguendo, candidamente, il messaggio evangelico: puri come le colombe, prudenti come i serpenti, evitando, con sagacia, gli “idola fori” della virulenza retorica mediatica.

Postilla finale

Da credenti della speranza auspichiamo che il 2020 costituisca il punto di partenza per ragionare, parlare delle cose in modo pacato e brioso, per tendere, possibilmente, a governanti, non privi di competenze, gentilezza, misericordia, dentro un civile e costruttivo rapporto tra maggioranza e minoranza con un unico sentiero da percorrere: il bene comune, tuttora alquanto in bilico, visto che stiamo scivolando dallo Stato di Diritto ad uno da Santa Inquisizione, supportato da manipoli agguerriti di squadrismo, anche dentro gli organi di informazione e comunicazione, sia della carta stampata che televisiva.

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