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La politica come un “reality”

Di Michele Romano

PROCIDA – Un segno dei tempi del degrado socio-culturale in cui viviamo si è materializzato nelle modalità e nei comportamenti dei media, principalmente quelli televisivi e dei social, nell’informare, comunicare, commentare il lungo e contorto periodo che, dal 4 marzo, conduce alla formazione del Governo.

Così assistiamo ad un diluvio di trasmissioni televisive in cui la narrazione della politica, dalla mattina alla sera, è diventata un “reality” in cui, il nuovo potentato politico viene inseguito dai cronisti, incitati dallo studio centrale in cui si apre la finestra, non da professionisti acuti che li inchiodano all’etica della responsabilità del loro agire ma da paparazzi, brutta copia di quelli di via Veneto e della fontana di trevi della “Dolce Vita” del grande Fellini, tanto da mettere in scena, in modo maldestro come ritiene l’eccellente giornalista Denise Pardo, il film “La strana coppia”, caratterizzata dal duetto Jack Lemmon/Walter Matthau, qui incarnata da due ruspanti giovanotti, con l’aggravante che sono in ballo le sorti del paese. Insomma una immensa malinconia e insulto per i coraggiosi “moicani” della carta stampata che rischiano la vita per le loro inchieste sulla mafia e la corruzione. Si può dire che nel vissuto dentro lo spazio di un mondo capovolto e sconvolto come quello attuale, anche la figura del giornalista, come quella del docente, è ad un bivio decisivo: declamarsi a fazioso imbonitore di notizie, eventi, comportamenti, oppure riappropriarsi della funzione di antica sapienza di informatore – formatore, della comunità in cui si vive con lo spirito di Voltaire da libero pensatore.

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