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Lobbycrazia e scandalo rifiuti in Campania: assaggio del futuro che verrà in Italia?

Non sottovalutiamo quanto sta accadendo da 14 anni in Campania: non commettiamo l’errore di considerare lo scandalo rifiuti un fenomeno locale.

E’ stato ed è un affare di Stato, o meglio dei governi nazionali di turno a loro volta “ben visti” dalle lobbies più potenti che hanno beneficiato, tramite i vari Commissari di Governo, come ancora adesso avviene, dei poteri speciali, previsti dalle legge istitutiva del servizio di protezione civile nazionale (legge 225 del 1992), per spendere i soldi pubblici al di fuori delle leggi ordinarie.

Se un sindaco spendesse i soldi pubblici come fa il Commissario di Governo verrebbe punito.

Basta vedere chi ha eseguito le varie e costose opere per individuare gli artefici principali di questa lunga “messinscena”: le lobbies che contano in Italia grazie ai governi nazionali succedutisi dal 1994 che hanno diligentemente ascoltato i loro desideri avvalendosi di significativi consensi omertosi nelle amministrazioni locali e di indispensabili collaborazioni da parte di organizzazioni locali “non democratiche ed esplosive”. Parte lesa sono i cittadini campani, troppo distratti e troppo abituati a sopportare amministratori di basso profilo e ancora in parte increduli a riconoscere come “azione non esemplare” dello Stato l’”operazione monnezza”, vero e proprio saccheggio spietato del territorio regionale e delle risorse finanziarie pubbliche attuata con una efficace, sia pur fragile, copertura giuridica (legge 225 del 1992).

Ma quali sono i micidiali e ingegnosi caposaldi della “operazione monnezza” in Campania che possono essere esportati a scala nazionale? L’intuizione efficace e micidiale che ha avviato lo “scandalo rifiuti” è individuabile nell’esaltazione di un cronico problema regionale rappresentato dalla inadeguata amministrazione pubblica che ha sempre avuto difficoltà a risolvere la raccolta e smaltimento dei rifiuti. I rifiuti sono stati  trasformati per legge in una situazione emergenziale di tale gravità da innescare l’applicazione della legge 225/92 che prevede l’uso di poteri speciali da parte di un commissario di governo, all’uopo incaricato dal Governo nazionale, senza limiti di tempo, finchè perdura lo stato emergenziale. La ricaduta più efficace di tale intuizione è rappresentata dalla possibilità di affidare incarichi di progettazione ed esecuzione lavori direttamente a soggetti ben referenziati senza rispettare le leggi che regolano la spesa pubblica: in tal modo il Commissario di Governo di turno ha avuto ed ha un potere insindacabile di tipo “dittatoriale”. Con tale potere, volendo, può agire in modo trasparente per il bene di tutti i cittadini ed ha la possibilità di risolvere rapidamente i problemi; se però non vuole risolvere le varie difficoltà nel minor tempo e con costi limitati, ha la possibilità di “deviare dalla retta via” favorendo (consapevolmente o inconsapevolmente) persone e imprese indipendentemente dalla qualità delle prestazioni.

Numerose indagini della magistratura scaturite dalle attività amministrative commissariali, alcune ancora in corso che vedono coinvolti alcuni Commissari di Governo e collaboratori di primo piano, indicano che l’incredibile perpetuazione dell’emergenza rifiuti per oltre 14 anni è classificabile più come “operazione non esemplare” da parte di un apparato pubblico creato apposta per favorire una stravagante e allegra spesa pubblica. Chi ha guadagnato? Le lobbies che contano di livello nazionale hanno avuto modo di usufruire, grazie a trattative privilegiate, di consistenti appalti per realizzare opere che non hanno risolto l’emergenza. Una parte significativa di amministratori e politici nazionali e locali  ha goduto di privilegi di vario tipo. La criminalità organizzata ha usato la situazione in tutti i modi essendo inserita anche nei posti di comando. La giustificazione del malgoverno prolungato è stata attribuita spietatamente ai cittadini campani dipinti come sporchi e cattivi e per di più sottomessi alla malavita organizzata, e all’incapacità delle amministrazioni locali.

Vista l’abnorme durata dello scandalo rifiuti, i governi nazionali succedutisi dal 2004 si sono resi conto che lo Stato poteva continuare a tenere in vita il “sistema monnezza” solo con una crescente protezione giuridica e una militarizzazione senza più accentuata indispensabile, si dice e si diceva, per fare bene e presto spendendo i soldi pubblici senza andare troppo per il sottile (come sta avvenendo in questi mesi con gli appalti di ben tre inceneritori), coinvolgendo persone e imprese adeguate e ben referenziate. Il mancato completamento entro i termini previsti dell’inceneritore di Acerra, iniziato proprio con una dura repressione quattro anni fa in un’area non idonea e con un progetto sbagliato che è stato necessariamente modificato, non è imputabile alle azioni sovversive dei cittadini. E’ lo stesso “sistema monnezza” che è andato autonomamente in tilt!

I poteri speciali hanno garantito, finora, l’impunibilità per gli attori principali e incrementato la militarizzazione del territorio per proteggere e nascondere gli errori ed imporre soluzioni inadeguate controllando gran parte dei mass media diventati, in prevalenza, diffusori di veline inoffensive; hanno ridotto la partecipazione democratica in Campania. Non c’è che dire! I risultati sono incoraggianti! Si può fare di più? L’esperimento Campania ha ingrassato le lobbies parassitarie consolidandone la posizione di comando su scala nazionale avvalorata anche dal controllo quasi totale dei mass media che contano. Chi ha pagato e chi è stato danneggiato? I cittadini campani e l’assetto socio-economico regionale. Attenzione! In assenza di una democratica opposizione politica a scala nazionale il “modello Campania” può aprire una via in discesa (condivisa dalle lobbies che appoggiano l’attuale opposizione, in attesa di diventare maggioranza) per il comando totale della lobbycrazia e per la restaurazione di un modo di vita, non molto democratico, dove chi comanda sono i potenti e chi governa lo fa essenzialmente per i loro interessi. Non ricorda un regime già sperimentato in Italia? O ci siamo già dentro?

31 agosto 2008

Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

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