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Politica, impegno collettivo per costruire il “senso” di vivere bene insieme

Di Michele Romano

PROCIDA – Il buio delle tenebre attraversa la storia contemporanea della società italiana di cui uno degli emblemi è l’abominevole crociata contro i vaccini che, grazie alla ricerca di tanti nobili, eroici, silenziosi e umili scienziati della biologia e della medicina nella sua interezza, sono diventati i salva vite che hanno interrotto la strage di innocenti avvenuti nel passato. Ebbene, nel momento in cui la stragrande maggioranza degli italiani ha scelto di diventare sudditi di un governo giallo-verde che si ispira all’uomo selvaggio, arriva la notizia, grazie al sublime e geniale, sobrio, riservato studio di ricerca di biologi e medici, che è arrivata in Europa la terapia antitumorale “Car T” che prevede l’uso di cellule del paziente “addestrate” a riconoscere quelle tumorali. In tal senso la famigerata Commissione UE, tanto detestata dai due “riboldi” ha approvato il “tisagenlecleucel” la prima terapia per due tipi di tumore: la leucemia linfoblastica acuta a cellule B nei pazienti pediatrici e fino a 25 anni e il linfoma diffuso a grandi cellule b, negli adulti. In entrambi i casi la terapia va usata per le forme che non rispondono alle cure tradizionali. Perché citiamo ciò? Semplicemente per rammentare a noi stessi, ammaliati il 4 marzo dalla roboante e violenta propaganda iniettata con il siero della paura, di esserci consegnati, senza sé e senza ma, ad agitatori paranoici, negazionisti della scienza, ostili alla libertà, alla democrazia e allo sviluppo socio-economico, con l’insipienza di una sinistra tutta concentrata nella caccia al lupo nelle proprie file senza osservare che ruvidi lupetti sono arrivati per divorare tutto il possibile.

Certamente è da condividere lo sconforto di laura Pausini che conduce al desiderio di lasciare la “Bella Italia”, ma non bisogna demordere perché non si può abdicare ad essere Umanità la cui essenza si configura nell’ottica della responsabilità che attraversa il tempo tra passato presente e futuro.

Colloquiando con un giovane della nostra cara “polis micaelica”, che trascorre la prima esistenza alternandosi nell’attività di cuoco-pizzaiolo (sua primaria professione) e in quella dura di muratore, abbiamo visto ripresentarsi lo stupore socratico del “so di non sapere” attraverso le garbate e sagge parole del nostro interlocutore, deluso dalle aspettative che ha riposto nei vari governanti isolani succedutisi dal 2000: fare politica non coincide con la realizzazione della propria soggettività mediatica ma fatica, lavoro, impegno collettivo per costruire il “senso” di vivere bene insieme, in altri termini sforzo estenuante come impastare la farina per le pizze o mettere mattoni su mattoni con l’accortenza di non farli sbriciolare. Questo ragazzo nella sua semplicità e concretezza indica, probabilmente, la strada da intraprendere soprattutto per una sinistra annientata. Ciò significa entrare con tale umile ed energico approccio, nel cuore delle tenebre della nostra società, cosa senz’altro più produttiva ed efficace delle analisi e controanalisi dei tanti friabili e risentiti soloni della cultura e della politica sinistrorsa. In altri termini il nostro concittadino, analista semplice e concreto, apre il solco a sbloccare l’avanzata di attila, flagello di Dio della società contemporanea: il populismo-sovranismo.

Postilla finale: Ritornando sulle fragilità del vissuto socio-politico della nostra “perla del Mare”, ci sentiamo di non condividere le critiche, ispirate allo slogan del governo giallo-verde “prima gli autoctoni, nel caso specifico i procidani, e poi ….., alla nomina del comandante dei vigili urbani, perché, in una collettività appisolata sotto l’aria plumbea delle illegalità, delle irregolarità, degli abusi, delle sopraffazioni, lo “straniero”, probabilmente, offre un minimo di garanzia al vivere civile.

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