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Politica: Più persone di buona volontà e meno chiacchiere

politica meno chiacchieredi Michele Romano

Gli accadimenti a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni nella Camera dei Deputati, hanno evidenziato, in modo virulento, che è completamente caduto lo spartiacque, nel dibattito politico, tra destra e sinistra e sostituto, utilizzando una indovinata espressione del sindaco Vincenzo Capezzuto, tra chi vuole realizzare la “domus del fare” e chi vuole mantenere un gretto e mortifero conservatorismo dentro il quale attanagliare il Paese.

In tal senso, è molto eloquente ed esemplare la fotografia in cui si vede il grillino, il vendoliano, il forzista, il leghista con in coda il civatiano, il Fassina ed altri pronti alla “pugna” dell’ultima spiaggia. Di conseguenza sono saltati completamente gli aspetti valoriali, progettuali, etici, impregnanti di destino comune che caratterizzano gli antichi legami di appartenenza, per cui entrano in scena gli elementi fondanti dell’egocentrismo puro: le superbia, l’invidia, la gelosia, l’ira, la preoccupazione del mantenimento del proprio status di potere, perché in loro si insinua la tragica paura di incunearsi nel cono d’ombra della “perdita del senso dell’esistenza”. La gravità di tutto ciò è che parliamo di persone che dovrebbero essere “servitori dello Stato”, predisposti al bene comune. Parimenti, attraversando la strada della nostra terra, alla vigilia delle elezioni comunali, si percepisce ancora la netta prevalenza della dimensione meramente nominalistica, appassionandosi a spostare pedine dall’una all’altra parte per conquistare un agiato “scudetto” personale. Di conseguenza i contenuti forti delle problematiche che affliggono e preoccupano la comunità assumono una attenzione marginale se non addirittura assenti. Mentre la “polis” avrebbe bisogno di intensa passione politica impregnata di autocritica, di critica, di progettualità costruttiva, in altri termini, utilizzando la maieutica socratica, che richiede una “pars destruens e pars construens”. Ecco perché, anche a Procida, la differenza qualitativa verrebbe da persone di buona volontà, senza distinzione di razza, sesso, professione, religione e politica, spinti dallo spirito di servizio ad edificare un habitat sociale, economico, culturale, morale degno di essere vissuto.

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