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Politica procidana grigia e opaca senza i cenacoli dell’incontro

politica procidana opacadi Michele Romano

Durante questo periodo che sta avviandosi verso la chiusura dell’anno solare, conversando con amici e cittadini, cercando di sviluppare un consuntivo su tutti gli accadimenti che hanno attraversato la collettività procidana, è emersa una preoccupante percezione che, dopo i fermenti, a volte esaltanti, del primo semestre dell’anno, che hanno condotto alle elezioni, dopo un ventennio, e all’insediamento di una nuova classe dirigente municipale, il percorso della politica procidana si è, di nuovo, incamminato verso un sentiero grigio ed opaco.

Infatti, nel breve spazio di un mattino, sono letteralmente scomparsi i tavoli di lavoro che, con le loro tematiche, hanno rappresentato l’elemento propulsivo della vittoria de “la Procida che vorrei”.

Si è disperso nella nebbia la navigazione del circolo dell’unico partito che era rimasto sul territorio. Certamente è cosa sacrosanta e giusta riversare il massimo impegno per curare la gestione della “res publica” così malridotta in precedenza, ma rendere totalizzante tale indirizzo può portare, anche in maniera inconsapevole, ad imboccare l’autostrada della malversazione e tralasciare del tutto la concentrazione alla elaborazione di idee, di progettualità, di visioni che tendono a rendere, qualitativamente miglior, la quotidianità del vivere della polis che si governa. Ecco perché, venendo meno i luoghi dove la politica cessa di espletare la sua essenza peculiare, cioè coniugare il pensare con il cuore e mente al fare e all’agire attraversando l’etica della responsabilità, si precipita nella realtà cavernosa di platonica reminiscenza.

In tal senso, per non rendere tali considerazioni pure e semplici elucubrazioni mentali di decadenza senile, sommessamente vogliano essere uno stimolo intenso ed urgente, e un accorato invito, a donne, giovani, uomini di buona volontà e alle sensibilità dell’ambiente scolastico, di rimettere in movimento un “cenacolo dell’incontro” per offrire un buon servizio alla collettività e a chi governa.

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Un commento

  1. geppino pugliese

    voglio fare una premessa

    prima di dire come la penso.Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che io commento quasi sempre i scritti di Romano per partito preso o per motivi personali.Niente di tutto questo.

    Penso ,invece,che i settimanali di Romano siano ,a mio parere,intellettualmente stimolanti,mai superficiali , con l’unico difetto,però,che l’autore assume una veste autoreferenziale ,perchè non avvezzo alla discussione con i postanti

    dando ,così,l’impressione di essere una predica a senso unico,da prete.

    Venendo allo scritto di oggi,posso dire,che non mi trovo affatto d’accordo.

    La mia meraviglia è la meraviglia (scusate il gioco di parole ) di Romano quando scrive che non comprende come i tavoli di lavoro preelettorali siano scomparsi dalla “Procida che vorrei”. Ma è facilissimo capirlo.

    Premesso che non sono stati affatto questi ” tavoli ” che hanno portato alla vittoria,bensì,altri fattori predominanti ,come l’abbandono di muro e l’entrata nell’arena del gruppo di Capodanno, che hanno creato l’humus favorevole a una vittoria di Ambrosino.

    Ebbene,questi tavoli,sono scomparsi ora ,per il semplice motivo che erano solo ed esclusivamente, tavoli preelettorali,preparati esclusivamente per il ” pranzo ” della vittoria futura.

    Quindi,a regnare, è stata solo la improvvisazione e la dispersione … mille voci … mai proposte concr

    e selettive, non il frutto di un percorso condiviso di anni, ma, solo logica elettorale…

    E’ ,quindi, è chiaro che ora ” passato il santo, passata è la festa “.

    Un pò come avvenne per le elezioni precedenti, una volta che Scotto di Santolo è stato sconfitto, tutto è scomparso ” nello spazio di un mattino “.

    L’auspicio di Romano del ” cenacolo dell’incontro ” è pura filosofia e volatilità : “I procidani non lo faranno mai,perchè geneticamente individualisti ed egocentrici : è la filosofia solo della propria pancia….. ,a dominare

    come la storia ci ha sempre confermato…

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