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Procida Blogolandia e Carta: “Leviatano”

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 Editoriale di  Giuliano Santoro

“Leviatano”

Ha scelto un’audizione alla commissione esteri del senato, il ministro del tesoro Giulio Tremonti, per esporre il suo «Manifesto del diritto futuro». Dopo essere stato uno dei teorici della via italiana al liberismo, tutta giocata sul terreno dei condoni e della detassazione spinta fino al punto di giustificare l’evasione fiscale, Tremonti ha blandito il lato oscuro del lavoro postfordista promettendogli l’utopia delle piccole patrie protezioniste contro la finanza globale nel best-seller pre-elettorale «La paura e la speranza». Il messaggio è stato approfondito nelle settimane della crisi, quando il ministro dell’economia ha ribadito a più riprese che bisogna tornare ai valori del sudore e del lavoro della presunta «economia reale», contro un misterioso virus chiamato «speculazione finanziaria» che starebbe infestando la sacrosanta sfera della produzione capitalistica e della crescita economica. Detta così, è una teoria che convincerebbe qualcuno anche a sinistra: i nostalgici dei confini nazionali, del lavoro salariato e dell’«economia reale» abbondano anche da questa parte. Il nuovo passo del cammino di Tremonti è il «Manifesto per il diritto al futuro»: una commissione di giuristi bipartisan [ci sarebbero anche uomini di centrosinistra come Enrico Letta, Giulio Napolitano e Guido Rossi] verrà chiamata a ristabilire il dominio della «scienza eterna del diritto» sulla «triste scienza» economica, in vista del G8 della Maddalena. Tremonti sa bene che il mondo è cambiato e si cimenta in un’impresa più grande di lui: la definizione di un inquietante Leviatano che rimetta sul trono la «politica». Ma l’economia e lo sviluppo capitalistico hanno fallito perché hanno portato al collasso i limiti ambientali e sociali, si sono messi a saltellare sul ciglio del burrone evocando l’estremo aiuto della finanza pur di non tirare le cuoia sotto la spinta della fine del colonialismo e della crisi del lavoro. Ma dai palazzi del potere, forse, è impossibile accorgersene.

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