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Procida. C’è chi ti dà qualcosa gratuitamente?

di Gianni Notari s.j – La “mano invisibile del mercato” continua a fare le sue vittime. Il “domani felice” annunciato dai cantori entusiasti del liberismo non arriva. E un nuovo disincanto si affaccia all’orizzonte dell’umanità.
La tecnostruttura che è  stata messa in piedi lascia la persona sempre più sola e chiude ogni possibilità di autentica relazione con l’altro. I poveri stessi diventano una disgrazia, frutto di un destino contro cui nulla si può.
“La globalizzazione trionfante fa tabula rasa di tutte le differenze e di tutti i valori, inaugurando una (in)cultura perfettamente indifferente… Le singolarità sono ridivenute selvagge e abbandonate  a se stesse” (Jean Braudrillard, 1997). La situazione aggrava allorquando nell’immaginario della società i significati collettivi sono considerati reminiscenze anacronistiche pochi illusi che non vogliono capire come vanno realmente le cose.
In questo modo è stata tirata troppo la corda. I consumi individualizzati proposti dalla pubblicità pretendono di essere l’un toccasana ad un disagio che si fa sempre più insostenibile. M si mettono su questa strada ed investono tutta la vita sull’effimero, dimenticando affetti e valori. Comunque, resta fuori da ogni prospettiva di “benessere” chi non ha le risorse per stare dietro al paradigma unico del mercato. Non ha chance chi non I permettersi regolarmente un certo tipo di abbigliamento un’automobile che non abbia certe caratteristiche. Restano i sempre i surrogati venduti nei discount o nei mercatini rionali, ma non sono la stessa cosa. Se non stai al gioco sarai sempre un diverso, una persona incapace di tenere il passo del nuovo tempo. Cosa diranno i tuoi bambini se li tieni fuori da ciò conta?

Intanto il giornalista americano Thomas Friedman rassicura: se ti impegni a restare nel gioco, non hai nulla da teme Bypassando il disagio, egli scrive sul New York Times: “I paesi che hanno Mc Donald’s non si fanno la guerra”. È l’eterna illusione economicistica: basta mangiare hamburger, bere Coca Cola e indossare gli orecchioni di Topolino per iscriversi al club dell’Occidente. Se si resta consumatori o almeno potenziali consumatori in attesa di tempi migliori, il sistema economico occidentale farà del suo meglio per non far “morire” i suoi clienti, Ma bisogna rispettare le regole!

Motivazione all’azione diventa così il fascino del denaro ch produce denaro. Un’idolatra accondiscendenza ad un dio fruibile e portatore di risultati immediati: “Cercate in primo luogo regno dell’economia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù “.

I margini di “autonomia” vanno ridotti all’essenziale: Dio, per esempio, ha senso solo se è funzionale al mercato. Ogni evento religioso pubblico, per essere significativo, deve avere una sui legittimità mediatica, capace di attirare sponsor e di incrementare le vendite.

L’esito di tutto questo è  una società che respinge la stabilità e la durata, preferisce l’apparenza alla sostanza, sceglie come parola chiave “riciclaggio” e come “medium” per eccellenza ì videotape; una società dove il tempo si frammenta in episodi, la salute diventa “fitness”, la massima espressione di libertà è lo “zapping” (Zygmunt Barman, 1999).

Esistono opportunità  alternative in questa “società dell’incertezza”? Oppure dobbiamo abbandonare la partita?

La ricerca è stata avviata. Molti sono i segni di speranza. Non si tratta di creare un contropotere, ma di fidarsi pienamente della prospettiva aperta da Gesù e andare fino in fondo.

I cristiani non rinunciano a portare a compimento il loro mandato creaturale. Senza fondamentalismi o clericalismi religiosi essi s’impegnano a vivere e a narrare con Gesù il sogno di Dio Padre: rendere felice l’uomo e donargli l’eternità. Non sarà mai la ricchezza a dare alla vita lo spessore dell’Infinito. Solo in Dio, accade il miracolo: liberazione da ogni idolatria, fondazione della libertà e della responsabilità: fondazione di ogni fraternità e figliolanza.

Vengono alla mente le appassionate parole di Dostoevskij nel suo “Sogno di un uomo ridicolo”: “Dirò di più: sia pure che non si realizzi mai e che non venga il paradiso (questo lo capisco!), ma io continuerò a predicare lo stesso. E intanto, come questo è semplice: in un solo giorno, in un’ora sola, tutto potrebbe realizzarsi! “.

“Noi veniamo troppo tardi per gli dèi e troppo presto l’Essere. L’uomo è una poesia che l’Essere ha cominciato “, scriveva Heidegger. Dio realizza sempre ciò che inizia e noi tutti, senza distinzioni, siamo coinvolti in questa meravigliosa avventura. Gratuitamente.

Senza doversi svendere, o pagare dei prezzi molto alti per qualche briciola di dignità.

Gianni Notari s.j

 

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