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Procida. Con il “Regno di Nettuno” non è cambiato nulla. Adesso i ciancioli pescano perfino dentro la zona A di tutela integrale

 Dopo le polemiche della scorsa estate, continuano le violazioni dei vincoli del “santuario” sotto Vivara. Ignorati il valore particolare e la funzione delle zone A. Un problema vecchio di anni che l’AMP avrebbe dovuto sanare. Gli avvistamenti degli ultimi giorni e le segnalazioni all’autorità marittima. Quello strano incontro del direttore dell’Area in piena zona proibita. La questione sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio di amministrazione dell’Ente gestore.

Sono i santuari della fauna e della flora marine. Ambienti di tale importanza biologica da imporsi una loro totale preservazione da ogni interferenza umana. E i luoghi deputati al ripopolamento della risorsa ittica. Sono le zone A delle Aree marine protette, quelle dove vige una tutela integrale, per cui vi sono tassativamente vietate tutte le attività, fatta eccezione per la ricerca scientifica, ma debitamente disciplinata e autorizzata. Così è ovunque, nelle AMP esistenti in Italia. E così dovrebbe essere anche nel “Regno di Nettuno”, se non fosse che ad ormai sei mesi dall’entrata in vigore dell’Area marina delle Isola Flegree si verifica sistematicamente la violazione di quei siti perfino da parte di imbarcazioni da pesca. Una brutta appendice all’annosa telenovela delle incursioni dei ciancioli in tratti di mare vietati, che si sperava fosse stata archiviata definitivamente con l’istituzione del “Regno”.

UNA SITUAZIONE ANNOSA
Negli anni passati, bastava che il mare fosse abbastanza calmo e, a prescindere dalla stagione, i ciancioli si presentavano davanti alle coste ischitane, a pochi metri dalle spiagge o fin sotto il Castello, e lì, con tutte le caratteristiche luci accese, si fermavano a pescare indisturbati, finchè non arrivava il momento di salpare le reti cariche e di tornarsene da dove erano venuti. Quasi sempre non mancavano polemiche, a seguito di quelle battute di pesca in tratti di mare dove, nel rispetto delle leggi, i pescherecci non avrebbero mai dovuto calare le ancore. Da terra, le barche illuminate non passavano inosservate, come la loro posizione in acque proibite, e spesso agli avvistamenti seguivano segnalazioni alle autorità marittime, con l’obiettivo, da parte dei cittadini, di collaborare attivamente alla tutela del mare e della legalità. Ma quasi sempre gli allarmi lasciavano il tempo che trovavano e non erano seguiti da interventi diretti di verifica in mare. Così, negli anni, la questione, che continuava ad incancrenirsi, aveva suscitato diverse prese di posizione, con iniziative specificamente mirate a richiamare su di essa l’attenzione delle autorità competenti ad intervenire per ripristinare il pieno rispetto delle norme. A maggior ragione in considerazione della prossima istituzione di un’AMP che avrebbe incluso proprio le zone violate dai ciancioli, la cui attività era messa sotto accusa per i gravi pregiudizi che poteva recare alle praterie di Posidonia e alla sua preziosa funzione di “nursery” naturale per varie specie di pesci. I ciancioli, infatti, preferivano operare sulle praterie o in stretta prossimità di esse per pescare di più, con la conseguenza, però, di prelevare anche grosse quantità di novellame, destinato ad essere ributtato in mare morto, non potendo essere commercializzato. Anche quest’anno, nel febbraio scorso, dopo una serie di notti in cui i ciancioli avevano pescato a pochi metri dalla costa ischitana senza che le segnalazioni al Circomare avessero ottenuto riscontro, due associazioni avevano deciso di intervenire con forza sull’argomento. E se l’Assomare aveva protestato pubblicamente e vibratamente per la violazione dei limiti di legge da parte dei pescherecci con le luci, Legambiente di Ischia aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica, illustrando quanto si verificava nelle acque di Ischia, all’interno dell’Area marina che era già stata istituita dal ministro dell’Ambiente (il decreto era del 27 dicembre 2007), ma che non era ancora operativa. Ovviamente, si pensava che, una volta che anche quel passaggio si fosse compiuto, certe situazioni non si sarebbero più verificate.

ADESSO SI VIOLA PURE LA ZONA A
Nulla di più sbagliato. Con l’AMP la situazione non è cambiata di una virgola, anzi si è aggravata, visto che adesso vengono ignorati perfino i limiti e i vincoli delle zone A. Dai primi di giugno, da quando è entrato in vigore il regolamento di disciplina, le “incursioni” dei ciancioli in tratti di mare preclusi non hanno subito alcun ridimensionamento. Si è andati avanti come sempre per tutta l’estate e lo stesso sta accadendo anche adesso, in pieno autunno. E questo benché l’Ente gestore dell’Area avesse individuato fin dall’inizio della sua attività tra le priorità un più attivo ed efficace contrasto della pesca con il cianciolo nelle zone proibite. Priorità indicata come tale alla Guardia costiera, a cui è assegnato un compito di sorveglianza, di prevenzione e di contrasto all’interno del “Regno” (come nelle altre AMP), tanto da aver ricevuto a tale scopo un mezzo e, per il periodo estivo, risorse finanziarie aggiuntive dal Ministero dell’Ambiente. Ciò che è più preoccupante è che i ciancioli risultino particolarmente “interessati” al tratto di mare prospiciente l’isolotto di Vivara in cui è stata istituita una delle zone A del “Regno di Nettuno”. Gli avvistamenti negli ultimi giorni sono stati numerosissimi, di notte e anche di mattina. E in tre casi gli avvistamenti sono stati di esponenti di primo piano dell’Area marina, che conoscono bene i limiti delle varie zone e le regole che vi si applicano. O meglio, che vi si dovrebbero applicare. Ad imbattersi in un cianciolo alle undici di mattina, dentro la zona A sotto Vivara, è stato addirittura il direttore dell’Area, Riccardo Strada, che stava facendo un’immersione per una verifica del fondale nei punti in cui dovranno essere installate le boe di segnalazione della zona a tutela integrale. Peraltro, il fatto che non vi siano ancora le boe (/perché per acquistarle e metterle ci vuole una gara d’appalto che richiede alcuni mesi) non giustifica le incursioni estranee che sono comunque soggette a sanzioni, tanto più in caso di reiterazione delle violazioni. Comunque, il direttore ha avvisato la Guardia costiera, affinché si recasse sul posto per verificare la situazione, ma non ha ottenuto riscontro. Lo stesso è capitato in due notti diverse sia al presidente dell’Area, Albino Ambrosio, che ad un componente del Consiglio di amministrazione, Luca Spignese. Avendo avvistato da terra ed avendo anche ricevuto a loro volta telefonate di altri cittadini indignati davanti allo “spettacolo” dei ciancioli in zona A, con modalità simili, i due si erano premurati di avvertire la Guardia costiera. I ciancioli, tuttavia, in entrambi i casi erano rimasti a pescare dov’erano per diverse ore, fino a notte alta.

SE NE OCCUPERA’ IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
La frequenza con cui si verifica la violazione della zona A, adibita ad attività di pesca anche piuttosto invasive in spregio ad ogni regola e limite, è considerata ormai un problema molto serio, che suscita preoccupazione e perfino allarme. Il sistematico, massiccio prelievo in acque di ripopolamento, infatti, rischia di inficiare le misure di tutela e perfino le attività di ricerca scientifica, che sono previste proprio nelle zone A delle AMP per verificare gli effetti dei vincoli sulla ricostituzione della risorsa ittica. Insomma, pescare in quei tratti di mare comporta un danno gravissimo alla funzionalità dell’Area. Senza contare che se non si riesce a garantire nemmeno la salvaguardia delle zone a tutela integrale, l’Area stessa non ha più senso. E si vanificherebbe anche l’impegno di tanti appassionati frequentatori del mare che rispettano correttamente le regole del “Regno”, anche se risultano limitative delle attività che svolgevano prima liberamente. E’ alla luce di tutto questo che il problema dei controlli e delle attività di repressione delle violazioni all’interno dell’Area, in particolare delle zone A, sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio di amministrazione dell’Ente gestore. E non si escludono iniziative clamorose. La situazione in mare si è spinta troppo oltre per poter essere ulteriormente tollerata. E non è più il momento dei rinvii e delle sottovalutazioni.

fonte: ilgolfo.it

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