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Procida: Nel 2008 i procidani più ricchi dei lombardi.

In questi primi giorni di vero inizio dell’estate, con umidità appiccicosa e temperature ben al di sopra dei trenta gradi, con le statistiche relative ai primi quattro mesi del 2010 che parlano di presenze turistiche in caduta libera, con punte negative anche del 50% in alcuni rinomati comuni della vicina isola d’Ischia, la stampa ed internet ci offrono due ottimi spunti di riflessione.
Un primo dato importante lo fornisce il sito internet procidamia.it dove, in un articolo a firma del dott. Salvatore Iovine, si riportano, tra l’altro, i dati comunicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi alle ultime dichiarazioni fiscali presentate nel 2009 per l’anno di imposta 2008, secondo i quali l’isola di Procida si conferma tra i comuni più ricchi della Campania, con un reddito per abitante pari a circa 24.757 €, superiore alla media nazionale e persino alla media della ricca Lombardia, con un incremento di reddito di quasi il 9% rispetto all’anno precedente, alla faccia della crisi e del disagio economico.
Un’ altro fattore di sicuro interesse lo riporta il prof. Domenico Ambrosino quando, dalle pagine de “Il Mattino”, scrive: “I “permessi” richiesti (al Comune di Procida) sono già un migliaio, ma sono destinati ad aumentare quando, a giorni, il sindaco Vincenzo Capezzuto firmerà la nuova ordinanza che blocca, in alcune fasce orarie, tutti i giorni, la circolazione di auto e motoveicoli, su tutto il territorio isolano. Le motivazioni addotte nelle domande presentate sono tra le più varie. Oltre i motivi di lavoro (i lavoratori pendolari che quotidianamente si spostano al porto per imbarcarsi e raggiungere il posto di lavoro in continente, i pescatori che devono uscire in mare a tarda ora, i commercianti che devono recarsi al negozio) la motivazione più gettonata si riferisce a prestazioni di assistenza: mamme che devono assistere le figlie che hanno partorito, figli che devono assistere i genitori infermi, anziani che devono visitare i nipoti appena nati, signore che si recano a fare compagnia a persone sole, volontari che assistono persone portatrici di handicap, la cui esistenza risulta presente nel 20% delle 2500 famiglie dell’isola.”
L’isola di Graziella (o di Arturo che dir si voglia), quindi, ha un andamento senz’altro singolare, qualcuno potrebbe dire anomalo, ed in assoluta controtendenza se paragonato a quanto accade in aree abbastanza ampie del Mondo e nella stessa Italia dove non sono in pochi a scommettere sull’azzeramento del “mitico” ceto medio, frutto del miracolo italiano degli anni’60. Ovvio che un reddito di queste proporzioni non è frutto dell’ennesimo “miracolo” né di alchimie varie, bensì è dovuto ad un numero ancora cospicuo di marittimi (oltre 1.100 risultanti dall’ultimo censimento) che, con il loro lavoro “sull’acqua salata”, anche in questi primi anni del terzo millennio, consentono una soddisfacente tranquillità economica e patrimoniale alle famiglie, una certa tenuta dei consumi (macchine e motorini compresi), e mantengono in essere consuetudini e modi di fare.
Una domanda, però, nasce spontanea ed ovvero: in tutto questo il turismo che c’azzecca?

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