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Procida. No al ddl intercettazioni, no alla legge bavaglio

Anche Procida Blogolandia aderisce al NO Bavaglio Day del 1 luglio 2010 contro la legge sulle intercettazione che mette il bavaglio all’informazione libera.  A tal proposito riportiamo una deliberazione del comune di Cassinetta di Lugagnano dellamico e sindaco Domenico Finiguerra, che ha votato simbolicamente  contro tale provvedimento e che speriao mpossa essere presa come esempio anche dal nostro comune. 

COMUNE DI CASSINETTA DI LUGAGNANO
Provincia di Milano
  
ORDINE DEL GIORNO
APPROVATO NELLA SEDUTA DEL 21 GIUGNO 2010
 
DISEGNO DI LEGGE N. 1611

DDL INTERCETTAZIONI”

 Relazione al Consiglio Comunale del Sindaco

Domenico Finiguerra

Pregiatissimi Consiglieri,

il 10 giugno 2010 il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge N. 1611, cosiddetto “Ddl Intercettazioni”.

Un provvedimento grave sotto molti aspetti.

Perché mina alla base alcuni principi costituzionalmente tutelati ed importantissimi per la vita civile e democratica del nostro paese: la libertà di stampa e di informazione.

Perché mette a rischio lo svolgimento di molte attività di indagine della magistratura, impedendone e limitandone di fatto la capacità di accertare reati, perseguirne gli autori, ottenere la giustizia e quindi garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini.

Una norma, quella voluta dal Governo presieduto dall’on. Silvio Berlusconi, che per la gravità e la drammaticità che sta provocando nel paese, richiama le coscienze di tutti i cittadini e soprattutto di chi ricopre cariche pubbliche, al dovere di esprimersi. Per almeno tre motivi.

Innanzitutto, se la Camera dei Deputati approverà il testo licenziato dal Senato della Repubblica e se il Capo dello Stato promulgherà la legge, gli organi di informazione e i giornalisti saranno seriamente limitati nella libertà di pubblicare e potranno solo rendere riassunti di atti processuali e mai delle intercettazioni, se non dopo anni.

Se questa norma fosse stata già operante nel nostro ordinamento giuridico, oggi non sapremmo ancora nulla di numerosi scandali ed avvenimenti che hanno indignato l’opinione pubblica e svelato comportamenti illeciti ed immorali: dalle diverse tangentopoli alla vergogna degli imprenditori che, assaporando affari, ridevano mentre sotto il terremoto tremavano le case de L’Aquila; dalle bancherotte fraudolente ai furbetti del quartierino; dalle cliniche della morte di Milano agli intrecci malavitosi tra politica, affari e mafia.

A rischio saranno anche le riprese e le registrazioni dei processi.

Un vero e proprio bavaglio alla libertà di stampa e di cronaca. Una censura preventiva che limiterà il diritto dei cittadini ad essere informati e a formarsi un’opinione libera da costrizioni e limitazioni derivate o dettate dal potere politico. Una palese violazione dell’art. 21 della Costituzione che così recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

In secondo luogo, questa legge sarebbe anche una ferita mortale per molte indagini della magistratura e delle forze dell’ordine.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno finora consentito di identificare mafiosi insospettabili, loro complici, corrotti, stupratori, assassini, pedofili e altri criminali.

I vincoli e i limiti posti per poterle effettuare, che non possono certo essere giustificati da un supposto obiettivo di tutela del diritto alla privacy, sono tali da costituire un ostacolo all’accertamento dei reati, al perseguimento dei colpevoli e alla loro assicurazione alla giustizia.

In un paese dove la criminalità organizzata è considerata da tutte le forze politiche e sociali un’emergenza nazionale e dove la sicurezza dei cittadini è messa al primo posto dell’agenda dalla retorica politica e dai mass media, invece di adottare misure volte a perseguire chi pratica il crimine, si impone una legge che di fatto intralcia la giustizia e l’azione della magistratura e delle forze di polizia.

Infine, questo grave atto, che sta suscitando preoccupazioni anche all’estero – preoccupazioni tali da far dichiarare a direttori di giornali stranieri la loro disponibilità a mettere a disposizione i rispettivi organi di stampa per garantire la libertà di informazione nel nostro paese – fa emergere una terza ragione per mettere in campo una grande mobilitazione e per manifestare la propria contrarietà: la possibile affermazione di un principio che in passato ha spesso fatto da preludio a regimi autoritari, quel principio che fa presumere ad una maggioranza parlamentare e ad un governo, in virtù del consenso popolare ricevuto, di poter mettere in atto tutte le azioni politiche e assumere tutte le decisioni ritenute utili, anche a prescindere dalle conseguenze sugli stessi principi democratici e costituzionali che ne hanno consentito la formazione e l’elezione.

Questo rischio deve vedere la reazione civile e l’impegno morale di tutte le coscienza democratiche e di tutti i rappresentanti delle istituzioni che, avendo giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica, sono tenuti alla vigilanza circa il suo rispetto sostanziale e circa la reale tenuta dei principi ivi contenuti.

Per tutto questo, ritenendo doveroso per tutti noi esprimere un giudizio netto in merito al processo generato dal Disegno di legge N. 1611, cosiddetto “Ddl Intercettazioni”,

dovere che discende dal giuramento di fedeltà alla Costituzione prestato davanti a questo On. Consiglio Comunale in data 19 giugno 2007,

si propone la seguente mozione chiedendone la discussione, l’approvazione e l’invio ai membri del Parlamento e al Presidente della Repubblica.

Cassinetta di Lugagnano, 11 giugno 2010

Il Sindaco

Domenico Finiguerra

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