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Procida: Ricostruire la comunità che si trova dentro il cuore delle tenebre di una disgregazione lacerante

politicadi Michele Romano

PROCIDA – Un momento di acuta riflessione sullo stato di salute della collettività procidana è stato prodotto dalla presentazione dell’eccellente lavoro della cara Anna Rosaria Meglio con il testo: un invisibile punto-luoghi e volti della mia isola.

Dalla narrazione fluida e semplice, senza enfasi retorica, emerge la significativa essenza comunitaria che ha caratterizzato la vita quotidiana dell’isola nel passato, pur sempre dentro luci ed ombre nelle quali è racchiusa la precarietà esistenziale. Questo “modus vivendi” nel tempo e, inconsapevolmente, si è diluito talmente tanto da percepirsi non più come isolani ma come isolati dentro un egocentrismo fatto di frustrazioni, soprusi, cattiverie, amare solitudini. Ogni tanto, tristi e tragici eventi che pervadono destini giovanili, stanno lì a rammentarlo. D’altra parte, in tutti questi anni, una conduzione istituzionale opaca, confusa, eticamente, scadente, ha acuito tale stile di vita, tanto da decretare la scomparsa dell’idea solidale, perno fondamentale, intorno alla quale, ruota la ragione d’essere sia di una piccola e sia di una grande società. La storia, ciclicamente, con frequenza quinquennale, pone davanti ai cittadini, appuntamenti, in cui si può comprendere se vi sono risorse per invertire tendenze negative e avviarsi verso un cambiamento sostanziale foriero di una migliore qualità di vita.

Tale avvenimento, per Procida, è raffigurato dalle elezioni comunali del 2015: è in questo momento topico di verifica democratica, si valuta la credibilità di chi si espone al giudizio elettorale. In che modo? presentandosi con un opuscolo di pochissime righe perché, come diceva Aldo Moro, il programma prolisso non costituisce che un arido elenco di cose da fare mai, sul frontespizio ci deve essere un messaggio netto e chiaro: ricostruire la comunità, la quale si trova dentro il cuore delle tenebre di una disgregazione lacerante. Il futuro della nostra isola è profondamente legato a rimettere in cammino i valori della solidarietà, dell’amicizia, della condivisione, della responsabilità. In altri termini rimettere in discussione l’organizzazione della città impostata su relazioni socio-economiche di cui ne hanno beneficiato pochi eletti a discapito dei molti con la grave responsabilità della classe dirigente politica senza andare lontano nel tempo (dal 2000 a tutt’oggi). E qui, senza pregiudizi, escono fuori spirito autocritico, cuore, mente, coraggio proiettati verso un cambiamento radicale e profondo di cui ha bisogno la nostra “polis”. Porto degli esempi: impregnare di sostanza un servizio vitale per la popolazione, quello sanitario: deficitario, quasi inesistente con attori, salvo poche eccezioni, qualitativamente inadeguati. Rimodulare dalle fondamenta, l’assetto del territorio, sia di terra che di mare, connesso alle inerenti attività produttive all’interno di una visione coerente, giusta, partecipativa di crescita e sviluppo che conduce ad un “habitat” ambientale, pulito e vivibile. Altrimenti, abbinando la solita ritualità obsoleta nel comporre le liste a forme protestatarie farneticanti, si rischia di alimentare sempre il detto: al peggio non c’è mai fine.

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