Nella scuola, negli ultimi due anni, ventimila docenti precari hanno perso il posto di lavoro. Quest’anno, poi, mettendo insieme gli effetti di decreti e pensionamenti, gli insegnanti instabili che non saranno confermati nella nomina potrebbero essere altri ventimila a cui vanno aggiunti circa 8000 Ata. A lanciare l’allarme è la UIL scuola che ha condotto un’indagine sull’andamento del personale precario nella scuola negli ultimi cinque anni. Nel pianeta istruzione, si legge nella ricerca della UIL Scuola la percentuale di precari che rischia di perdere il posto è pari a circa il 15% del totale. Sembra che la situazione è talmente drammatica dall’avere spinto il Ministero dell’Istruzione, alle prese in questi giorni con il decreto sugli organici per il prossimo anno (in attuazione della manovra estiva), a considerare la possibilità di consentire ai precari di inserirsi nelle graduatorie di più province contemporaneamente. L’ipotesi allo studio prevede, infatti, la permanenza nella graduatoria a esaurimento di attuale collocazione e la possibilità di chiedere l’inserimento in altre 2 o addirittura 3 province. Nelle nuove province, però, l’inserimento avverrebbe in coda. La situazione, oltre che drammatica è anche paradossale. A fronte di una carenza cronica di cattedre al Sud, che vede assottigliarsi sempre di più il numero delle cattedre e il numero degli alunni, al Nord, invece, per trovare i supplenti non di rado le scuole devono ricorrere alle messe a disposizione.
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