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Procida. Vivara: come si danneggia un paradiso

 COME SI DANNEGGIA UN ANGOLO DI PARADISO CON I FINANZIAMENTI ALLE AREE PROTETTE: L’ESEMPIO DI VIVARA

L’isolotto di Vivara ha una forma a mezzaluna in quanto porzione di un antico vulcano, oggi inabissato parzialmente nel golfo di Napoli. Collegata alla vicina e più conosciuta isola di Procida da un pontile costruito negli anni ‘50 del secolo scorso, è un vero angolo di paradiso, con pochissime costruzioni risalenti allo stesso periodo: un casotto d’ingresso in corrispondenza di Punta Capitello, una scalinata costruita in occasione della visita sull’isola della regina Maria Josè, un edificio a sud dell’isolotto detto “tavola del Re”, un vecchio sentiero che va da nord est a sud est e che conduce alla parte più alta dell’isola, sede di una bella casa padronale del 600 ed annessa casa colonica.
A parte queste costruzioni, l’isola è pervenuta a noi come era un tempo: sostanzialmente selvaggia e rimasta in beata solitudine dopo il crollo del pontile.
Cosa potevamo fare per rovinare questo idillio? Costituire un bel “Comitato di tutela dell’oasi naturalistica di Vivara” che dagli anni ‘90 gestisce l’omonima isola. Apprendiamo dal quotidiano Repubblica (cronaca di Napoli del 01.06.2010) che il detto Comitato, per gestire questi 32 ettari di natura incontaminata, ha sinora ricevuto oltre 600.000 euro per convegni, studi, ricerche, e per “la valorizzazione” di Vivara con la ricostruzione del collegamento con Procida.
Per la crisi economica, detto Comitato rischia di perdere 150.000 euro: pare che la scure del ministro Tremonti si stia abbattendo anche su tanti piccoli Enti. Ma il Presidente del detto Comitato, a detta della giornalista di Repubblica, ha tranquillizzato tutti dicendo che nelle casse vi sono ancora 600.000 euro ricevuti negli anni scorsi dalla Regione e dal Ministero dell’Ambiente.
I tagli ministeriali rischiano di far perdere circa 150 mila euro annui che, secondo il Comitato, sarebbero fondamentali per la “gestione di Vivara”. Il Comitato ha già realizzato un impianto antincendio, sta riqualificando i sentieri per il trekking (su un isolotto di 32 ettari!?), sta ristrutturando il ponte che collegherà nuovamente Vivara con Procida. Nelle intenzioni vi è poi il recupero di tutti gli immobili presenti sull’isola. Ironicamente: tutte cose fondamentali per il benessere delle specie animali e vegetali che non vedono l’ora di accogliere le migliaia di turisti ben educati e sensibili alle bellezze di Vivara e per far sì che quest’isolotto ameno rimanga tale!
L’esempio di Vivara la dice lunga su come oggi vengono finanziate la stragrande maggioranza delle aree protette e ci fa comprendere perché è così difficile giungere a modelli di conservazione più rispettosi del territorio e meno costosi per il contribuente.
Per chi non lo sapesse, negli USA le Aree Wilderness, alla loro istituzione e per il prosieguo, non ricevono neanche un dollaro per la loro valorizzazione: non c’è nulla da valorizzare, basta lasciar fare alla natura per salvaguardare la loro integrità; tutto al più si gestiscono alcuni sentieri ben definiti, ma con lo stesso budget previsto per la normale gestione dell’ente forestale che ne possiede i territori.
La domanda sorge spontanea: le aree protette secondo la logica italiana, devono preservare biodiversità o produrre costi per la collettività per finalità che nulla hanno a che fare con essa?

IL COORDINATORE NAZIONALE AIW
F.to Avv. Giancarlo D’Aniello

http://www.ilcacciatore.com/2010/06/07/vivara-come-si-danneggia-un-paradiso/

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