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Su quale Partito Democratico si può contare?

partito democratico procidadi Michele Romano

Nel momento in cui l’On Pippo Civati, candidato alle primarie per l’elezione del segretario nazionale del P.D. è giunto sull’isola per esporre la propria mozione, anche Procida viene coinvolta nella discussione su quale Partito Democratico, nel prossimo futuro, l’Italia può contare per uscire dalla crisi e dal profondo degrado in cui è caduta e ridare speranza e fiducia alle nuove generazioni.

Certamente veniamo da un lungo periodo tenebroso in cui è drammaticamente saltato lo stretto legame tra cultura e politica, si sono azzerati completamente i luoghi di formazione politica dove costruire un’alta qualità di competenze, di passioni e di valori, insomma sono scomparsi tutti i punti di riferimento tanto da assistere ad un susseguirsi di programmi appesi sul nulla.

Tutto questo incastonato nel negativo ventennio berlusconiano che tuttora imperversa con perniciose tossine antidemocratiche. In altri termini ci troviamo dentro il vissuto di una crisi profonda che ci obbligherà a riformulare in senso totalmente nuovo e creativo il concetto di democrazia tenuto conto dell’inadeguatezza dell’attuale sinistra, dell’arretratezza del sindacato, della mediocrità di gran parte dell’imprenditoria. E qui, caro Presidente Napolitano, quanto è il prezzo della governabilità da pagare stando ostaggio dell’egolatria di Berlusconi? Tornando al congresso del P.D., che non ritengo un evento rituale ma fondamentale per il divenire democratico del nostro Paese, spero che ci sia un sussulto di alta consapevolezza di ciò che è stato il recente e mortificante passato della sinistra e si riesca a rendere solido il concetto che la democrazia trova la sua essenza nell’essere l’esercizio sociale e politico della modestia.

Rilevare ciò deriva dal fatto che l’elemento formativo dell’agire politico di questi anni è stato da una parte la corruzione e dall’altro un presuntuoso orgoglio che hanno condotto a qualsiasi cosa tranne che alla liberazione dell’uomo o ad una democrazia reale. Pertanto questa virtù sia l’alfa di questa nuova stagione prima di ogni elaborazione progettuale e programmatica. Di ciò i vecchi e i giovani prendano atto della loro inadeguatezza e che il loro contributo positivo è quello di rendere il cammino verso il cambiamento meno tortuoso rinunciando alla salvaguardia del destino personale. E tutto ciò vale anche a Procida proiettata verso le elezioni comunali del 2015, dove all’orizzonte, al momento, vi sono sordi mormorii, camaleontismi di personaggi, accompagnati da deprimenti progetti personali, espressione dell’oggetto del desiderio che non è la politica attenta alla sofferenza della società locale ma la gestione di quel poco che resta del potere pubblico.

Comunque, bisogna mantenere sempre intatta e robusta la virtù della speranza che arrivi il grande cambiamento in cui valga l’equazione: politica uguale bene comune.

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