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Rete del Nuovo Municipio. Un contributo in 8 punti alla discussione per le prossime elezioni Comunali a Procida

Associazione Rete Nuovo Municipio – Marzo 2010
Contributo in 8 punti alla discussione per le prossime Elezioni Amministrative, Comunali, Provinciali e Regionali

In tutte le tornate elettorali degli ultimi anni, la Rete del Nuovo Municipio, si è sempre impegnata per portare alla discussione politica un contributo di merito che potesse servire come spunto condiviso/critico per la costruzione dei programmi e delle relative candidature. L’usuale pratica spartitoria di selezione delle candidature, monopolizzata da organi e logiche di partito, molto ben centralizzate e gestite da poche persone, non lascia però troppo spazio ad interlocuzioni reali: Sappiamo in ogni caso che sistematicamente non si scelgono le persone sulla base di cosa voglio fare( tranne per rare eccezioni ) per la comunità in cui si candidano ed è per questo che abbiamo scelto questo momento, quando che vede le questioni delle candidature oramai sono oramai tutte chiuse, così forse si riuscirà a discutere di cosa si vorrà fare, come si intende governare, con quali obiettivi.

Bisogna in ogni caso anzitutto riconoscere con molta forza e chiarezza che le realtà amministrative locali italiane si trovano in moltissimi casi sull’orlo della bancarotta finanziaria, strozzati dal governo più centralista e accentratore che mai ci sia stato, ma anche da sprechi, ruberie e comitati di affari che ben “governano” il locale. Le sole chances residue di risanamento si fanno sempre nello stesso modo, facendo cassa continuando nella devastazione del territorio e del patrimonio pubblico – un mix di svendite e nuove urbanizzazioni e con la messa a frutto dei nuovi oneri di urbanizzazione e la svendita sistematica dei beni e dei servizi pubblici, con l’innalzamento incontrollato di tariffe e tasse – che si rimane a galla, oramai da diversi anni.

Andiamo dicendo già da mesi che bisogna uscire da questa situazione, mettere fuori la testa, altro che Federalismo, qui ci vuole ben altro. Alcuni mesi fa in un articolo pubblicato a Dicembre su AltrEconomia parlavamo chiaro: tagli sistematici ai trasferimenti dallo Stato, salvataggi ad personam azzardati e iniqui, allocazione sconsiderata delle risorse, abolizione dell’ICI sulla prima casa, ritardi epocali nei rimborsi e un destabilizzante “patto di stabilità” hanno assestato il colpo di grazia ad una finanza locale già da tempo in dissesto, e il cui sostegno pubblico, in chiave di federalismo fiscale, sembra vivere tutto nel mondo fittizio dell’ideologia e del marketing elettorale. E Allora cosa facciamo ?

È’ vero, è un problema anche si sprechi e inefficienza, come dicevamo, di quelli che – si sa – tendono a cronicizzarsi nel nostro Paese; ma è anche un problema di visione politica generale, quella per cui il locale vale soltanto come negazione, esclusione e frammentazione, uno stendardo da sventolare all’occorrenza sotto il naso dei “bingo-bongo” (nemmeno questa espressione è nostra, è dicome un ministro della Repubblica ha creduto bene chiamarli) per rivestire di un futile teorema il terreno di preda dei soliti noti. Noi pensiamo che sia questo, piuttosto che quello dell’efficienza, il punto sul quale intervenire: rilanciare dal basso un’idea e una pratica dell’Ente locale come governo di prosssimità e prossimità al governo, come momento di sovranità reale della cittadinanza che apra la strada ad una riconversione ecologica e solidale dello “sviluppo” e ad un inveramento sostanziale della democrazia. Pensiamo che i Comuni siano spacciati se restano nella posizione di disperata subalternità che la politica ha assegnato loro, se non si decidono ad avviare un profondo rinnnovamento culturale ed istituzionale che li porti definitivamente fuori dalle secche della incapacità e dell’inazione.

Pensiamo, insomma, che non ci sia altra strada, per salvare il vecchio Municipio,
se non quella di mettere subito mano alla costruzione del Nuovo.
Auguri Cari Candidati.

Luigi Merli
Presidente Associazione della Rete del Nuovo Municipio e Sindaco di Grottammare (– AP)

Salvatore Amura
Vicep.Presidente ARNM della Rete del Nuovo Municipio e Assessore al Bilancio e alle Finanze del Comune di Canegrate (- MI)

1. Federalismo Municipale e Patto di stabilità

Siamo più volte intervenuti su questo tema, con diversi interventi e articoli e con il convegno nazionale che abbiamo fatto a Bergamo lo scorso anno, iLa prima delle priorità risiede nella forma e nei contenuti da dare al federalismo. Il nostro progetto di federalismo municipale solidale si poggia su un municipio in grado di essere espressione della società locale attraverso un allargamento della governance alle rappresentanze dei soggetti deboli e l’attivazione di dinamiche di cittadinanza attiva e consapevole, con lo sviluppo di  processi di democrazia partecipativa e comunitaria, per  la valorizzazione del territorio come bene comune.

Ci rendiamo conto che Sono pochi, oggi, sono i municipi in grado di che resistereono alla manovra a questa molteplice tenaglia, – fra devolution fittizia da un lato e boicottaggio reale dall’altro – che, mentre ha reso difficileostacolava la crescita dei processi partecipativi e della democrazia locale, ha svuotato di ogni contenuto non puramente ideologico la proposta federalista. con la conseguente crisi del progetto di federalismo municipale solidale che si poggia su un municipio in grado di essere espressione della società locale attraverso un allargamento della governance alle rappresentanze dei soggetti deboli e l’attivazione di cittadinanza attiva, con lo sviluppo di  processi di democrazia partecipativa e comunitaria, per  la valorizzazione del territorio come bene comune.

Il L’avallo formale del Governo Berlusconi che con la spinta della Lega sulla carta proponeva unaalla spinta federalista e anticentralista patrocinata dalla Lega , si è dimostrato decisamente inefficace su questo punto, non gli ha impedito di rafforzando e introdurrecendo numerose norme che umiliano l’autonomia del locale e delle amministrazioni periferiche: una fra tutte il. In particolare chiediamo la profonda revisione del “patto di stabilità”, che di fatto stà mettendo oggettivamente in ginocchio i Ccomuni, soprattutto in relazione nella parte deagli investimenti – e dunque alla programmazione di medio e lungo periodo su cui si gioca di fatto la partita dell’amministrazione responsabile e democratica.
Chiediamo dunque che i programmi contemplino passi concreti in grado – mediante una drastica revisione della politica dei limiti di spesa da un lato, e l’attribuzione di un sostegno concreto alle dinamiche di valorizzazione dell’autonomia locale dall’altro – di avviare rapidamente a soluzione le gravissime contraddizioni di questo orientamento, percosì da ridare spinta e importanza alla capacità degli entipermettere al governo locale di tornare ad essere una vera forma di governoi di fare una corretta pianificazione delle spese e delle priorità.

2. Promuovere forme di democrazia partecipativa e diretta

E’ ormai matura la scelta di attivare nuove forme di democrazia partecipativa come regola permanente di governo. In questi anni moltnumerosissime sono state le esperienza e le sperimentazioni attivate da Comuni, Provincie e Regioni, e significativo appare il riconoscimento normativo offerto a tali processi anche dalla legislazione regionale, che già in due casi (Toscana ed Emilia-Romagna) ha creduto doveroso normare sui processi di partecipazione per garantirne trasparenza, accessibilità, democraticità, efficacia ed efficienza.

La crescita del protagonismo sociale nelle mobilitazioni internazionali e nazionali e la forte domanda di partecipazione, la diffusione di esperienze di partecipazione nelle forme e negli ambiti più diversi che si accompagna alla crisi di rappresentanza degli istituti di democrazia delegata, alla disaffezione al voto, alla crescita di politiche individualistiche di desolidarizzazione sociale e di esaltazione del mercato, ha reso questi strumenti fondamentali per ricostruire in controtendenza legame sociale attraverso la ricostruzione di un rapporto fra bisogni sociali e istituzioni, per restituire spazio pubblico di decisione sui destini della città e del territorio, e per includere come altrettante risorse gli interessi dei più deboli, dei migranti, delle diversità culturali nel progetto di futuro della comunità locale.

3. Stop al consumo di territorio, via alla sua gestione comune

A fronte dei processi di globalizzazione economica che tendono ad allontanare le decisioni dalle istituzioni locali, a subordinare le politiche locali al comando dei mercati globali che tendono a consumanore e distruggonoere nella competizione risorse economiche, sociali e ambientali, è fondamentale che i processi di democrazia municipale siano finalizzati alla salvaguardia e alla valorizzazione delle identità locali, delle peculiarità e delle eccellenze delle risorse ambientali, territoriali e umane.

Solo la valorizzazione consapevole e non distruttiva di queste risorse può consentire la costruzione condivisa di modelli di sviluppo autosostenibili che producano ricchezza durevole, in grado sì di competere, ma anche di creare relazioni solidali e di cooperazione, per la costruzione di una globalizzazione dal basso e di un mondo plurale. Assoggettare al controllo pubblico, mediante appositi istituti partecipativi, l’interezza delle dinamiche concernenti la gestione del territorio assume dunque un significato programmatico di capitale importanza, che comprende e trascende il senso della moratoria per affacciarsi su una dimensione di progettualità comune.

In questa direzione, i processi partecipativi su c ui vi chiediamo un l’impegno non riguardano non solo le questioni abitative, dei servizi pubblici, dell’ambiente, ma anche il coinvolgimento attivo degli attori socio-economici locali, nel campo dell’agricoltura, dell’artigianato, della piccola impresa, del commercio, della comunicazione, della formazione, della cultura; ciò si rende necessario affinché la comunità locale possa partecipare non solo a progettare il proprio futuro, ma anche a costruirlo direttamente, con le proprie mani, con la propria mente, con i propri saperi.

4. Imprese Solidali e Finanza Etica

In questa direzione, pPer consentire ad ogni comunità locale di costruire un reale autogoverno del proprio futuro, sollecitiamo i futuri governi municipali e sovralocali a liberarsi dalla morsa dei grandi poteri economici sovraordinati, delle multinazionali di profitto a sfondo speculativo e criminale, che producono crescenti effetti di impoverimento delle persone, mercificano, consumano, distruggono risorse locali sociali, ambientali, territoriali. Ciò si rende possibile se il municipio acquista forza agevolando, promuovendo, attivando attori e forme di produzione e di consumo che costruiscano, nel territorio, economie solidali fondate sulla valorizzazione delle risorse locali.

Si stanno moltiplicando nel territorio imprese a valenza etica nel campo dell’ agricoltura biologica, tipica e didattica, della cura e del restauro del territorio e della città, del mutuo soccorso (banche del tempo), della produzione e gestione di servizi ambientali, sociali, culturali; nell’artigianato, nel commercio equo, nella finanza etica, nel turismo responsabile, nella produzione di informazione, di cultura, ecc..
Auspichiamo dunque che i nuovi programmi di governo municipalelocale, dando voce a questo universo di imprese a finalità sociale ed etica e non solo alle imprese di profitto, contemplino e favoriscano la costruzione di nuovi sistemi economici a base locale, attivando laboratori sperimentali locali di economia solidale e di eccellenza con tutti i nuovi soggetti del lavoro sociale e etico.

5. Nuovi stili di vita e alleanza città-campagna

QuestaUna alleanza fra cittadini e produttori “etici” può consentire l’a attivazione di laboratori di progettazione partecipata nelle periferie per realizzarne ilavvicinare un superamento della logica gerarchica centro/periferica, attraverso la costruzione di tante piccole città nella città: ognuna dotata di spazi pubblici, di luoghi della comunicazione per la realizzazione della comunità urbana; di alta qualità dell’ambiente urbano; di piazze e strade vivibili con ampie zone pedonali; di complessità produttiva e di servizi; di centri sociali e commerciali “naturali” e di reti di vicinato per rivitalizzare la centralità dei nuclei storici, e attribuire ruoli pubblici alle aree dimesse delle periferie; di relazioni di scambio con il proprio territorio agricolo per realizzare alta qualità alimentare e ambientale.

L’obiettivo di questa alleanza fra municipio e società locale, urbana e rurale, è realizzare modelli di vita e di consumo autosostenibili: che siano cioè in grado di ridurre l’impronta ecologica e la pressione ambientale cambiando gli stili di vita e di consumo verso il risparmio energetico, il consumo critico, la valorizzazione dei prodotti equo- solidali; chiudendo a livello locale i cicli dei rifiuti, dell’energia, dell’alimentazione, delle acque; attuando una nuova alleanza fra la città e il proprio territorio rurale; sostenendo il proprio sviluppo a partire dalla valorizzazione della peculiarità dei propri patrimoni ambientali, territoriali e sociali; creando reti con altri Comuni (municipalismo solidale e federato) per realizzare sistemi economici locali fondati sulla identità locale e la tipicità dei prodotti e per attivare, su queste basi, scambi solidali nel mondo intero.

6. Questione sociale, del lavoro e gestione pubblica dei servizi


Sebbene sia rimasta per lungo tempo al margine della politica locale, in cui si limitava ad irrompere occasionalmente come vertenza (peraltro definita e da sciogliere in altre sedi), la questione della dignità, della sicurezza e della finalizzazione sociale del lavoro assume un’importanza capitale nel riorientamento autosostenibile delle scelte dello sviluppo locale; e questo tanto più in connessione al problema della responsabilità pubblica nel governo dei servizi essenziali, luogo privilegiato in cui il lavoro può esplicarsi come energia comune di trasformazione e di gestione condivisa.

Richiediamo quindi ai candidati di affrontare esplicitamente, nei programmi, i grandi temi della precarizzazione crescente del lavoro e delle logiche mercantili e di profitto nella produzione e gestione dei servizi pubblici, potenziando in forme nuove e partecipate il ruolo imprescindibile dell’Eente pubblico, proponendosi nuove relazioni produttive per la valorizzazione stabile dell’impresa a finalità sociale, accogliendo nella produzione e gestione dei servizi le potenzialità offerte dalla società locale – (volontariato, associazionismo, cooperazione sociale -) e promuovendo nuove forme lavorative (oltre la legge 30) che garantiscano effettiva stabilità contrattuale; individuando forme di democrazia municipale nel governo e nella gestione dei principali servizi alla persona, a partire dall’acqua come bene comune pubblico, non mercificabile, insieme alla tutela della salute e dell’ambiente, del diritto all’istruzione, all’assistenza, alla casa.

7. Legami sociali contro le nuove povertà

Un vero processo di autogoverno locale si può realizzare solo se la coesione sociale non si sgretola per effetto delle crescenti polarizzazioni sociali in atto, degli squilibri e disequità sempre più ingombranti (e ulteriormente accentuate dalla presente crisi finanziaria) tra le condizioni di vita dei cittadini. La ricostruzione di legame sociale, a sua volta, ha così come prerequisito una forte ed ineludibile azione di contrasto delle nuove e delle “vecchie” forme di povertà, all’origine di gravi e intollerabili fenomeni di esclusione.

Per questo è fondamentale inserire, nei programmi elettorali e di governo, una decisa politica volta alla redistribuzione dei redditi a favore delle fasce meno abbienti, sia con attraverso il ritorno ad una forte progressività delle imposte e dei tributi, sia con mediante lo sviluppo dei servizi sociali, ambientali, urbani guidati dal governo pubblico per la produzione e gestione di beni collettivi; prevedendo, a base di tutto questo, una
maggiore e più consapevole valorizzazione del capitale sociale, come risorsa essenziale nella gestione, nell’erogazione e nella fruizione accessibile dei servizi.
 


8.  Integrazione per una società multietnica

L’autogoverno locale non si realizza, in una società multietnica e multiculturale, senza la piena inclusione di tutte le forze attive dnella cittadinanza, a partire dal riconoscimento della centralità della persona e della comunità senza distinzionie di genere, età, nazionalità, religione, preferenza sessuale. L’immigrazione è uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni, destinato a modificare (in tempi neanche troppo lunghi) il territorio, la struttura dei servizi, l’organizzazione del mondo del lavoro, le politiche della casa.

Vi sollecitiamo per questo ad attivare politiche locali volte alla valorizzazione di forme di partecipazione dei migranti alla vita pubblica locale e di autoorganizzazione per l’incontro tra immigrati e residenti.; Ttra queste forme, grande valore anche simbolico, assume il diritto di voto:; vi proponiamo pertanto di inserire nei programmi elettorali il diritto di voto esteso a tutti i residenti per ancorare i diritti di cittadinanza alla effettiva presenza di vita e di lavoro nel territorio, e come prima tappa del riconoscimento delle diverse culture, in primo luogo degli immigrati,  e del loro fondamentale valore dialogico nel tavolo della democrazia municipale; per introdurre il dialogo fra le diverse culture come determinante nella ricostruzione dello spazio pubblico, nel governo del territorio dell’abitare, dell’economia solidale.

Vi invitiamo infine a promuovere politiche del lavoro e dell’abitare che non siano solo volte non solo all’eliminazione della discriminazione nel mercato della casa e del lavoro, ma anche alla costruzione positiva di nuove forme dell’abitare e della produzione di beni che valorizzino le peculiarità (culturali, artistiche, produttive, di stili di vita) di ogni cultura come risorse di scambio per tutta la comunità. Questa valorizzazione richiede che siano attivate nuove forme di welfare in cui impresa, lavoro e assistenza, siano finalizzati alla sperimentazione di progetti e servizi includenti tutti i soggetti deboli o emarginati.

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