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«Sole, vento e cibo per tutti. Così l’umanità può salvarsi»

di Stefano Milano – su l’Unità – edizione internet del 17/05/2010Colloquio con Lester BrownTutti parlano di salvare il Pianeta, ma il Pianeta ci sarà sempre e sopravvivrà agli esseri umani. Il vero problema è salvare la civiltà». È Lester Brown a dirlo al Salone del Libro di Torino, dove è venuto – abito elegante e sneakers – a spiegare il suo «Piano B 4.0 – Mobilitarsi per salvare la civiltà », Edizioni Ambiente. Presidente dell’Earth Policy Institute e creatore del WorldWatch Institute, Brown è uno dei padri del movimento ambientalista americano ma anche tra i primi (con Stewart Brand) ad aver detto che l’ideologismo non ha aiutato l’ambientalismo. La sua «ricetta» pragmatica è nella quadratura del rapporto tra ambiente ed economia.«Gli economisti usano indicatori per analizzare gli ultimi 20 anni e cercare di prevedere i successivi 20. Così facendo, non hanno saputo rendersi conto dell’enorme portata della crisi economica globale e di ciò che sta accadendo adesso in Grecia ed Europa. I loro indicatori non contemplano le variabili climatiche e sono insufficienti a valutare le conseguenze di lungo periodo. Anche se ci sarà una grande crescita economica, ci sarà abbastanza acqua? E che andamento avranno i prezzi e la disponibilità di cibo?». Brown individua nella sicurezza alimentare uno dei punti cardine del nuovo modello di sviluppo di cui il Pianeta ha bisogno. La più grave minaccia agli equilibri geopolitici è «nel mix esplosivo tra competizione per le scarse risorse idriche e agricole, alti prezzi del cibo, aumento degli affamati, effetti del climate change e pressione demografica. Ogni sera si siedono a tavola a cena 216.000 persone in più rispetto al giorno prima, ed è una crescita destinata ad accelerare. Il modello economico dominante non si preoccupa di risolvere la trappola demografica e alimentare».E poi c’è la questione energetica: 5 persone su 6 vivono in paesi in via di sviluppo e il modo in cui verrà prodotta l’energia di cui hanno bisogno determinerà il futuro del clima. «In l’India si stanno costruendo grandi reti legate al solare e all’eolico. In Cina vogliono creare 7 megacomplessi eolici che genereranno 130.000 megawatt: un’enormità. E c’è il progetto Desertec in Nord Africa, in cui gli investimenti non sono dei governi o dell’Ue, ma delle corporation. Nel deserto del Sahara, dove verranno posizionati gli impianti solari a concentrazione, c’è abbastanza sole per fornire energia all’economia mondiale. E poi c’è l’eolico: per sostituire l’energia degli impianti a carbone si può installare un milione e mezzo di turbine da 2 megawatt in 10 anni. Com’è evidente, il problema non è tecnico ma politico: ci vuole una mobilitazione mondiale rapida e i potenti devono rendersi conto che c’è una convenienza economica nel riconvertire l’industria verso il sostenibile».Nell’equazione energetica di Brown c’è un grande assente: il nucleare. «Sbaglia chi crede che sia economico. Se s’include lo smaltimento delle scorie, la gestione e assicurazione del reattore in caso di incidenti e di smantellamento delle centrali, l’energia nucleare non è competitiva. E non è un caso che Wall Street da 30 anni non investa sul nucleare: sanno che non conviene. In Italia il nucleare è stato proposto per rispondere alla grande domanda di energia dell’industria, ma non si riflette sul fatto che il vostro Paese abbonda delle tre principali fonti rinnovabili: geotermico, eolico e solare». A fine anno, la conferenza mondiale sul clima, forse un’«ultima spiaggia». Brown è scettico: «Città del Messico finirà come Copenaghen. L’approccio delle conferenze internazionali sul clima è obsoleto. I governi mandano delegazioni zeppe di diplomatici e avvocati, mentre dovrebbero essere composte dai migliori scienziati e visionari. I negoziati si risolvono in una lotta per decidere qual è il minimo che si può fare, invece che cercare di fare il massimo».http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=32033

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