Oggi 29 dicembre 2021, alla ore 17,55, saranno precisamente quaranta anni dall’affondamento della “Marina d’Equa”. Sembra ieri! Eppure son trascorsi tanti anni, quasi a scolorirne la memoria. Ricordo quel giorno: era una giornata di forte maltempo con acqua e vento; con un gruppo di amici eravamo presso l’hotel “Arcate,” riuniti per una festa di laurea. Tutto scorreva tranquillo ed in letizia quando, all’improvviso, piombò nella sala la terribile notizia: era affondata una nave nella Guascogna e c’erano Procidani a bordo. La festa si interruppe di colpo. Solo chi non è procidano non sa cosa significhi una notizia del genere. Se nelle vene ti scorre acqua salata lo comprendi, altrimenti niente, All’inizio si vagava nel buio delle notizie: Chi sa°? Quanti ne sono? Come è potuto succedere di questi tempi? Interrogativi a cui ciascuno tentava di rispondere a modo suo, in base alle proprie conoscenze ed alla propria esperienza. Dio, perché permetti queste cose? Gridava qualcuno con la voglia di bestemmia. Qualche altro asseriva che la morte in mare è nei geni dei Procidani. Pareri contrastanti, giudizi disparati, dubbi e nessuna certezza, anzi una sola: erano morti tre nostri compaesani. Erano Pietro Cibelli, Giuseppe Visaggio, Graziuccio Scotto di Marrazzo. La malinconia assalì tutti. Un vento gelido di mestizia sembrò attraversare Procida. Si aveva quasi ritegno ed una sorta di soggezione a passare sotto la casa di questi uomini scomparsi in mare, come se il rumore dei passi dei vivi desse fastidio alle loro anime ancora fresche di morte. E la mente andava (ed ancora oggi va) ai numerosi naufragi dei secoli scorsi. Erano tempi in cui i nostri naviganti partivano e non si sapeva se sarebbero tornati. Dicevano i vecchi di una volta che ogni tanto si vedeva per Procida qualche famiglia di nero: era capitato che il padre, il fratello. un figlio era naufragato con la propria nave. E già! Dirà qualcuno: forse un tempo era così, ma oggi non più. Oggi è tutto più sicuro. Si, ma il mare è sempre il mare! Se ci giriamo indietro nel tempo vediamo decine e decine di navi affondate, decine e decine di morti annegati. Si dice che i naviganti hanno prodotto lo sviluppo economico e culturale di Procida. Ed è vero! Ma a quale prezzo…..Diceva mia nonna che “i soldi dei marittimi non devono essere usati neanche per fare l’elemosina perché se si spezzano , lasciano gocciolare il sangue che c’è dentro”. Forse mia nonna esagerava, ma mica tanto. Sento un brivido dentro: cari morti del Marina D’Equa ed anche morti di tutti i tempi, non riuscirò mai a darvi tutto l’onore che meritate, ma .per lo meno, ci proverò. Un abbraccio alla vostra memoria!
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