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Procida. A proposito di Partito Democratico.

Con riferimento alla discussione interna al Partito Democratico, troviamo interessante riportare alcune considerazioni espresse dal prof. Enrico Paolizzi, filosofo, scrittore, giornalista e tra i fondatori del circolo on line del Partito Democratico “Energie Nuove” (www.energie-nuove.com), nella primavera scorsa a Procida dove ha tenuto la presentazione del libro: “Il Partito Democratico e gli orizzonti della complessità”.
“Mi ero ripromesso, di comune accordo con molti amici, di non criticare più il PD, di parlarne poco in generale riservandomi di aspettare tempi migliori. Intanto, si riteneva, occupiamoci di fatti e cose, di Università, di scuola, di Mezzogiorno, federalismo e così via. Ma l’ultima, confusa serie di avvenimenti ci induce a ritornare sui nostri propositi e a invitare gli amici ad esprimersi con chiarezza e spontaneità. Grandi e piccoli fatti: la vittoria di Obama avrebbe dovuto mettere un po’ di carburante nel motore del PD; la crisi mondiale dell’economia di mercato ultraliberista spingeva, naturaliter, il corso della storia verso la sinistra democratica; l’attuale governo in carica, anche se oggettivamente incolpevole della crisi internazionale, non poteva non esserne indebolito.
Come ha reagito il PD? Ha aperto una faida interna rispolverando la vecchia questione morale, che non ha mai portato bene alla sinistra ed ha, ciclicamente, consegnato il paese alla destra. Ha condannato il senatore Riccardo Villari in una sola notte, indicandolo, di fatto, come un traditore, senza appello né discussione. A Napoli (piccoli fatti), si è aperta una lotta di tutti contro tutti di hobbesiana memoria. Prima si è cercato di scaricare sulla Iervolino ogni male del centrosinistra, questione morale compresa. Da Roma è arrivato il contrordine: la Iervolino viene sfilata dalla questione morale (dalla quale, peraltro non è mai stata nemmeno sfiorata) e la colpa vine nuovamente addossata a Bassolino, il cui ciclo politico è, per l’ennesima volta, dato per esaurito. Infine, si è data la colpa ai vertici del partito campano e all’intero gruppo parlamentare il quale, effettivamente, viene a Napoli nei week end soltanto per spendere le risorse accomulate a Roma. E’ un quadro disperante. Molti amici che volevano iscriversi non lo faranno perché si sentono scoraggiati. Ma, in verità, anche prima non c’erano riusciti perché in molti quartieri non si sa dove, come e quando ci si possa iscrivere.
E’ un quadro comico. Dopo la tragedia, siamo alla farsa.
Perché accada tutto questo, sinceramente non ho più le energie mentali per cercare di capirlo. Quello che penso è che si debba avviare un’operazione cartesiana: cominciare daccapo come se tutto ciò che è accaduto fosse solo un sogno o l’inganno di un diavolo maligno. Non si invoca la discontinuità, perché discontinuità significa, nei termini del dibattito attuale, sostituire i vecchi dirigenti con altri peggiori di loro. Lo si è già fatto troppe volte. Si tratta, per quello che noi possiamo, di capire quale sia il profilo e l’idea che abbiamo del pd. Riproporre il tema all’attenzione dell’opinione pubblica. Invocare a gran voce che le correnti esistenti, chiamiamole col loro nome, escano allo scoperto, democraticamente permettendo a tutti di comprendere ed intervenire, dichiarando quale sia la loro idea di riformismo, quali le alleanze che si spera di intessere.

Non si può, come sta accadendo, la mattina affermare che sulla giustizia è necessario il dialogo con Berlusconi, il pomeriggio affermare che Berlusconi è il più delinquente dei delinquenti che hanno attraversato la politica italiana (la questione morale). Non si tratta del “ma anche” di Crozza (che, in fondo, è il riformismo), ma di vera e propria schizofrenia politica. Se non si dovesse giungere a nessun chiarimento, a nessuna conclusione, tanto vale cominciare a pensare ad altro, fare altre politiche, scegliersi nuovi interlocutori.”

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