Home > Barche di stato: Tirrenia

Barche di stato: Tirrenia

Athara

Un brano tratto da Mediocri di Antonello Caporale racconta i disservizi e i finanziamenti pubblici che gravitano intorno a Tirrenia

(…) Tirrenia, ultimo baluardo europeo di presenza pubblica nelle compagnie di navigazione, controllata al 100% dal ministero del Tesoro per mezzo di Fintecna, la holding che nel 2002 ha incorporato la controllante Iri, non accumula soltanto disservizi, ma soprattutto puntuali e copiosi finanziamenti pubblici, che da decenni le consentono di far quadrare i bilanci, altrimenti condannati a chiudere perennemente in rosso.

A prevederli è una legge che riconosce alla compagnia la cosiddetta «sovvenzione di equilibrio», pari alla differenza tra i proventi del traffico e il costo del servizio, più una remunerazione per il capitale investito, a fronte di collegamenti con le isole per tutto il corso dell’anno, con tariffe e orari stabiliti da un apposito piano. Cioè la copertura di rotte economicamente poco profittevoli, un po’ come fanno le Poste che recapitano la
corrispondenza anche nei luoghi più sperduti dello Stivale.

Inutile stracciarsi le vesti, dunque, se nessun provvedimento è stato preso per sanzionare un calo di utile netto pari, nell’ultimo anno contabile, a circa 9 milioni di euro (si è passati dai 23 del 2006 ai 14,1 del 2007). Cosa che, in un’azienda normale, avrebbe fatto tremare le gambe e perdere le poltrone a tutto il management, nessuno escluso. Il motivo di tanta indifferenza per le proprie sorti contabili è presto detto: l’interesse del Consiglio di amministrazione è tutto concentrato nel fare la questua allo Stato-finanziatore, invitato in modo cerimonioso e deferente a oliare il meccanismo ingolfato e sganciare una megamancia, tamponando alla meno peggio i disastri del figliol
prodigo sprecone. Per il 2007 è stata erogata una compensazione pari a 46 milioni di euro solo per la società madre, escludendo dunque le quattro regionali. Che, nel complesso, sono arrivate a farsi stanziare in passato qualcosa come 200 milioni di euro l’anno. Un miliardo e mezzo di euro se si prende come riferimento il periodo 2000-2007.

Cosa ancora più singolare è che questo flusso ininterrotto di denaro non è bastato a cancellare l’indebitamento, che al 31 dicembre dello scorso anno ammontava ancora alla sostanziosa somma di 716 milioni di euro, seppure in leggera flessione rispetto ai 792 milioni del 2006. Ma, è evidente, all’orizzonte si profila una nuova torrenziale emorragia, legata alla realizzazione del piano industriale 2008-2014: per tentare un rilancio,
l’ennesimo dopo i tanti falliti nelle stagioni passate, la società ha intenzione di svecchiare e arricchire la flotta e poi competere, non solo con politiche di prezzo ma anche sul fronte della qualità e dei servizi offerti, con quei privati da sempre costretti
a operare in un mercato privo di barriere d’accesso, ma palesemente drogato.

Ciò almeno fino a quando non verrà portato a termine il processo di privatizzazione di Tirrenia, previsto inizialmente come termine ultimo per il 2008 e poi spostato dal Governo Prodi al dicembre del 2012, in contemporanea con la scadenza della convenzione con lo Stato. Il ministro dei Trasporti Matteoli ha però fatto sapere che già a partire dal 2009 non la rinnoverà più, lasciando alla compagnia l’onere di navigare con le sue sole forze. Ma le proteste e le minacce di scioperi subito avanzate dai sindacati, che preferirebbero protrarre la convenzione fino al 2014, suggeriscono prudenza e lasciano presagire un probabile esito simile a quelli visti tante volte in passato.

In effetti, nulla o quasi, in questi quattro lustri, pare essere cambiato sul fronte dell’efficienza del servizio. In tal senso appare illuminante leggere lo stralcio di un articolo di Enrico Gallino pubblicato su «Epoca» del 31 luglio 1988, che ci offre
un clamoroso déjà vu: «Due milioni e 800 mila passeggeri, per un fatturato 1987 di 264 miliardi, una sovvenzione statale di oltre 200 miliardi». Come dire che ogni passeggero trasportato dalla Tirrenia costava allo Stato ben 72.000 lire e ciò «nonostante ritardi, lunghe code all’imbarco, scioperi improvvisi e un servizio di bordo tra i più scadenti». Un imbarazzante ritorno dell’uguale dunque, che si fa beffe del sostanzioso intervallo trascorso e tradisce una mediocrità di fondo, connaturata al carrozzone dei mari.

Tratto da Mediocri. I potenti dell’Italia immobile di Antonello Caporale

Fonte: http://delleconomia.it

 

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *