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Per il bene di Procida abbiamo chiuso il carcere e dopo 30 anni ci prendiamo i migranti. Tre miliardi di lire in cambio di tre euro

Di Giuseppe Giaquinto

PROCIDA – Sarà l’età, sarà l’evoluzione dei ragionamenti politici che non mi permettono di stare al passo con i tempi, ma qualcosa non mi torna. Appartengo a quella generazione politica che ha salutato la chiusura del carcere di Procida come un’occasione di sviluppo turistico del territorio, liberata da una presenza ingombrante che, seppure assolutamente integrata nel tessuto sociale dell’ isola, ne comprometteva un marketing territoriale di assoluta e piena positività e ne costituiva un handicap per proiettarsi in una promozione territoriale senza per forza di cose dover fare riferimento alla presenza dell’istituto di pena e di alcuni ergastolani.

In effetti, dopo la chiusura del carcere, qualcosa è cambiato per l’isola, i cui benefici sono maturati nel corso degli anni successivi fino ad arrivare ad oggi.

Eppure quel carcere al momento della chiusura aggiungeva al nostro PIL circa 3 miliardi l’anno di vecchie lire. In 30 anni abbiamo perso in termini economici circa 90 miliardi di lire.

Nessuna nostalgia, per carità, ma semplicemente un senso di responsabilità che porta amministrazioni differenti in epoche diverse a ragionare in modo opposto e a saper rinunciare a qualche beneficio economico pur di salvaguardare l’isola e darle connotati positivi, proiettandola verso un futuro più roseo.

Sentire oggi affermare, in un comunicato fatto dall’amministrazione comunale in occasione di un incontro con le associazioni di categoria per spiegare la valenza dell’adesione al progetto SPRAR di accoglienza di 34 migranti sull’isola, che questo progetto si rivelerà ricco di opportunità culturali ed economiche per Procida mi lascia alquanto perplesso.

Questo perché, a differenza di tanti o pochi altri, pur non essendo razzista e nonostante mi si voglia far passare per questo, sono abituato a ragionare in termini di opportunità e di convenienza per il territorio e ritengo che l’isola da questa adesione volontaria non ci guadagnerà un bel niente. Anzi.

Rivendicare di aver voluto fortemente questo progetto per valutazioni morali o, anche, per interessi di alcuni lo scopriremo strada facendo. Affermare che 34 migranti possono cambiare il destino culturale ed economico di quest’isola mi pare un tantino esagerato, soprattutto quando ad affermarlo sono autorevoli esponenti di quest’amministrazione che dovrebbero avere una visione ben più complessiva e veritiera del sistema territorio, rispetto alle convenienze politiche o economiche di qualcuno.

Onestamente, non mi pare che dal punto di vista culturale stiamo accogliendo 34 premi Nobel che con il loro eccelso apporto possono arricchire la nostra cultura, ne mi pare che 34 persone con qualche euro in tasca possano contribuire a rendere l’economia isolana più rigogliosa. Se così fosse, oggi dal punto di vista culturale Mondragone e Castel Volturno, sarebbero la Firenze o la Venezia del sud mentre dal punto di vista economico avrebbero un reddito pro capite da far invidia a Milano o Bologna. Invece, purtroppo, vivono ben altri scenari culturali ed economici.

Il problema è che qui non è che abbiamo siglato un accordo con qualche importante tour operator per portare presenze italiane e/o estere sul territorio o per destagionalizzare il turismo. Qui stiamo parlando di qualche mutanda o kilo di pasta in più che si venderà.

E’ c’è chi vuole convincere le associazioni di categoria che questa accoglienza porterà ricchezza culturale ed economica all’isola e che quindi siamo riusciti ad inventarci un turismo migranti che cambierà il volto della nostra amata Procida.

Se così sarà, vorrà dire che grazie alle loro mirabili virtù, alle loro straordinarie intuizioni ed alle efficaci capacità amministrative, quest’amministrazione è riuscita a fare un bel regalo ai procidani e a farci sentire finalmente non più come l’isola del carcere, ma l’isola dei migranti. Uno scenario cosi inverosimile che quasi mi fa auspicare anche la riapertura del carcere, considerato che ad oggi nessun progetto virtuoso esiste per quella struttura.

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6 commenti

  1. Giuseppe Giaquinto. La vergogna fatta persona

  2. Bravo e giusto Giaquinto tutta verita’ quella che hai esposta, peccato che alcuni come i nostri amministratori la pensano diversamente .

    La vergogna e’ dei finti moralisti che sicuramente dopo si tirerranno indietro.

  3. peppe questa diventera’ L’ISOLA DEI FAMOSI andra’ in onda su rete 4 o canale 7 tutte le sere

  4. E’ certezza che i migranti servono al potere politico per affermare se stesso, su un territorio che oramai è terra di nessuno . Sul suolo isolano, come su terraferma, impera la compravendita lottizzata del paese e, se tale operazione serve ai politici o ai religiosi per raccogliere prebende e sovvenzioni statali, per i cittadini comuni ossia contribuenti, serve solo da sfruttamento . E’ finito il tempo delle rivendicazioni sindacali, delle autotutele finalizzate al benessere sociale, degli enti garanti … E’ finito, facciamocene una ragione e si salvi chi può !

  5. Con tutto il rispetto x Giaquinto

    non penso che abbia centrato il problema.

    A mio modo di vedere,non è una questione di tipologia di migranti,se siriani o libici o ucraini o di altri paese.

    Il problema tragico è la politica sull’immigrazione dell’attuale governo ch’è lassista e velleitaria,e permette a chiunque di poter entrare nel territorio italiano ,senza una programmazione e un controllo preventivo.

    La mia totale condanna al Sindaco è dovuta al fatto che si è aderito senza riserva nè consultazione popolare x un evento che potrebbe incidere sul futuro dell’isola.

    Per quanto riguarda il Carcere,penso che le due cose non hanno interazioni particolari.

    Che siano musulmani,egiziani,o russi,o altro… ,per me eguali sono.SONO TUTTI CLANDESTINI E DEVONO ESSERE TUTTI CACCIATI

    se non hanno i visti regolari.PUNTO

  6. In verità, il carcere fu chiuso perchè cadeva a pezzi. Ma questo non impedisce ad una vecchia zecca politica locale di affermare, a distanza di 30 anni, che LUI ha chiuso il carcere per il bene di Procida. E’ vero, purtroppo, la politica isolana ha volato basso e continua a farlo!

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