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Consumi a tutti i costi

di Andrea Bertaglio – decrescitafelice.it

La crisi dei consumi si fa sentire in tutti i settori del commercio e dell’industria. Tutti gli investimenti sono bloccati. Le banche non si fidano le une delle altre.
Quante volte abbiamo letto o sentito queste frasi negli ultimi mesi? Un’infinitá. E quante volte, allo stesso tempo, abbiamo sentito la parola “ottimismo”?
Abbiamo giá parlato di Natale, e di come questo rappresenti sotto certi aspetti l’apice raggiunto dalla schizofrenia della societá dei consumi. Ben lungi dall’iniziare una manfrina sui veri valori natalizi, si vuole qui riflettere una volta di piú sul fatto che non si puó basare la propria vita sui consumi, e neppure l’economia sulla (continua) ripresa degli stessi.
Ha ragione Berlusconi quando consiglia di spendere, perché non c’é niente di peggio della crescita negativa (!) in un sistema basato sulla crescita illimitata del PIL. Hanno ragione Codacons e Confesercenti quando propongono di anticipare i saldi al 15 dicembre, in un Paese in cui da sessant’anni uno dei principali scopi é quello di imitare Gran Bretagna e Stati Uniti (punte di lancia del turbo-capitalismo/liberismo e dell’iper-consumismo, nei quali in molti casi i saldi per Natale iniziano giá a fine novembre). Ha ragione il 93% degli italiani (stando a quanto afferma ancora Codacons) quando richiedono a gran voce i suddetti saldi anticipati, se viviamo in un sistema che non permette quasi più a nessuno di rinunciare all’acquisto, consumo e smaltimento in tempi sempre più brevi di ogni tipo di bene e di servizio.
Ma hanno mai pensato Berlusconi, Codacons o la marea di persone convinte che tutto possa funzionare cosí come é a ció che succederá dopo che ci si sará riversati a fare acquisti nelle prossime settimane, per amore della ripresa dei consumi del nuovo anno? Non succederá niente. Questo é il punto. Starsene qualche ora in coda fra i parcheggi e le casse dei centri commerciali, oltre che intasare strade prima e discariche poi puó dare l’illusione ancora per qualche tempo di un (certo) benessere diffuso, puó addirittura far salire il PIL di una frazione di punto percentuale, ma non risolve il problema. Se tutti ci mettiamo nell’arco dei prossimi giorni a comperare scarpe, vestiti, televisori al plasma o l’ennesimo telefono cellulare, come glielo diciamo a politici ed economisti che fra un mese o due saremo ancora al punto di partenza, e che nemmeno il miglior S. Valentino coi migliori gadget potrá evitarlo? Come possiamo far capire a chi pensa che la soluzione ai nostri problemi (economici piuttosto che esistenziali) sia solo quella di spendere e consumare, che questa è invece l’origine di tutti i nostri guai?
Non possiamo comprare un televisore al mese, nemmeno se lo volessimo. Soprattutto in un momento come questo. Ditelo pure al nostro illuminato premier o al Codacons. Perchè assistere alla svendita di questo tipo di sistema (iniziata giá da tempo dai creativi della finanza, oltre che dai soliti politici) è l’unica cosa che ci è concessa di fare. A meno che non ci decidiamo con tutta la forza, la fatica e la pazienza necessarie, a cambiare rotta. Cambiare rotta nel nostro approccio con la vita, col lavoro, col “consumo”, con gli altri e soprattutto con noi stessi. Unire ciò che di buono c’era una volta a ciò che di buono riesce a offrire il presente. Dimenticarci una volta per tutte della ormai inutile distinzione fra destra e sinistra, liberandoci dalle ideologie morte e sepolte dalla storia e dagli eventi, e da tutti gli schemi mentali che queste ci impongono. Essere positivi, più che ottimisti, e cercare di “contagiare” chi ci sta attorno, possibilmente evitando inutili e fastidiose prediche a chi ancora non vuole o non riesce a capire. Mettercela tutta per essere davvero il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
Per farlo abbiamo bisogno di tutti i mezzi a nostra disposizione, ossia quelli proposti dalla Decrescita Felice e, ancor più, dalla nostra intelligenza.

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