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Dalla democrazia all’autocrazia

Di Michele Romano

PROCIDA – La vicenda dell’Aquarius, pregnante di disumanità, affrontata con il piglio del bullismo istituzionale, ci ha chiarito che nel voto del 4 marzo scorso il cambiamento è avvenuto, non solo verso la III Repubblica come ostentano i pentastellati, ma dalla democrazia all’autocrazia. Che cosa è tale forma di Governo: potere assoluto accentrato per cui un singolo assume, per se stesso, l’autorità del popolo. Di tale funzione sta facendo le prove il discusso leghista accompagnato dall’imbarazzante silenzio-assenso dei grillini.

La nostra considerazione non è una banale e discriminatoria retorica di parte ma scaturisce dall’impatto con il vissuto quotidiano. E qui partiamo dalla giornaliera passeggiata, da pensionato, nell’agorà della nostra cara polis micaelica dove perpetuiamo la costante abitudine di colloquiare con i giovani su tutto ciò che investe la nostra vita (sport, sanità, scuola, famiglia, etc.). Ebbene nell’ultimo incontro cosa è accaduto? Abbiamo discusso della democrazia, sulla quale abbiamo cercato di utilizzare tutte le argomentazioni possibili per dimostrare che è il miglior governo possibile per il bene comune. La loro risposta è stata netta e decisa: Caro professore ti vogliamo bene e ti stimiamo ma per togliere il marcio e la feccia che c’è in giro abbiamo bisogno di un “Superuomo” con gli attributi in modo da tranquillizzare i propri egoismi nel segno dell’uomo lupo all’altro uomo.

Prendiamo atto che una notevole maggioranza del popolo italiano si è orientata a chiudere il corpo e l’anima in serratura a tre mandate, accodandosi ad altri popoli del Vecchio Continente e buttando alle ortiche le proprie radici che provengono dall’umanesimo integrale e solidale di Francesco D’Assisi, di Dante, di Giordano Bruno, di Leonardo da vinci, di galileo, di Vico, di Gramsci, di croce, del Cardinale Martini e tanti altri ancora. Così siamo stati assaliti da quella che Albert Einstein chiama la malattia dell’uomo bianco: il razzismo. Infatti è diventato assordante e disgustoso l’urlo: “Prima gli italiani e poi …”. Ecco il regno di “Barbaria”!

Cari ragazzi noi ostinati credenti della speranza ci apprestiamo ad una lunga e dura attraversata nel deserto delle coscienze per riportare alla luce i “portoni aperti” al respiro cosmico, l’unico soffio possibile che può offrire un futuro ai nostri figli e ai nostri nipoti. D’altra parte, in particolare noi, gente di mare siamo “prigionieri dell’infinito” e l’Arcangelo ne è la nostra raffigurazione.

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