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Difendere il lavoro e l’ambiente eliminando la crudele ingordigia padronale

forio mare termedi Domenico Savio*

E’ di questi giorni la notizia che la Magistratura ha proceduto al sequestro di alcuni alberghi con annessi stabilimenti termali per lo scarico nella fogna, e dunque a mare, di liquami inquinanti. Altre strutture alberghiere e termali potrebbero subire quando prima la stessa sorte. Centinaia di lavoratori hanno già perso il posto di lavoro e altre sono in pericolo di perderlo. Intanto, già taluni personaggi dello sfruttamento del lavoro altrui e incuranti del danno che arrecano all’ambiente e alla salute umana con gli scarichi non a norma, con la complicità dei loro sodali e del connivente potere politico ai vari livelli istituzionali pensano che si possa alzare, anziché abbassare, il livello di tolleranza umana della nocività degli scarichi alberghieri e termali per risolvere il problema, lasciare le cose come stanno e continuare a inquinare e a danneggiare la salute delle persone e l’economia turistica per l’oggi e il domani. Una tale disgraziata scelta da parte delle istituzioni costituirebbe un crimine contro la salute della collettività.

In Italia, come in tutti i paesi capitalistici, dove l’economia è basata sullo sfruttamento del lavoro proletario e dell’ambiente naturale, i soldi ci sono stati e ci sono per dotare il territorio di un sistema fognario e di depurazione dei liquami prodotti dall’uomo e dalle attività industriali, però si trovano nei forzieri dei capitalisti industriali, agrari, banchieri e finanzieri e non a disposizione delle istituzioni statali per finanziare il disinquinamento del territorio.

Nella situazione italiana, dove di più e dove di meno, e in quella ischitana a tale stortura e inciviltà di base del dominio politico padronale sulla società si aggiungono, in vario modo tollerate e favorite dal connubio tra potere pubblico borghese, clericale e capitalistico e affari privati, le criminalità organizzate, come quelle che con le discariche abusive di materiali pericolosi e nocivi alla salute delle popolazioni hanno inquinato gran parte del territorio nazionale, come la cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania, gli scarichi abusivi alberghieri e termali nella nostra isola, le inadempienze e le scelte clientelari delle amministrazioni locali, assecondate dai poteri regionali e nazionali, i mancati e colpevoli controlli e la giustificazione scellerata di mancanza di fondi pubblici per realizzare un sistema fognario e di depurazione adeguato alle esigenze delle popolazioni interessate e alla difesa della salute dei cittadini.

La criminalità organizzata si concretizza anche quando più soggetti indipendenti e sconosciuti tra loro commettono lo stesso crimine ambientale oppure quando dei poteri pubblici coi loro comportamenti si rendono, direttamente o indirettamente, complici di reati ambientali che compromettono la salute delle popolazioni amministrate. In tali casi l’associazione a delinquere è la stessa e come tale va perseguita.

Nell’isola d’Ischia, ma un po’ in tutto il Mezzogiorno d’Italia e anche in tante altre parti del territorio nazionale, è da circa 50 anni che si parla di progettazioni e di finanziamenti per un efficiente sistema fognario e di depurazione delle acque reflue, ma siamo ancora all’anno zero, così come nel settore della difesa del suolo dagli smottamenti e franamenti e delle erosioni delle coste dalle mareggiate. Quando disgraziatamente qualcuno muore si riparla del problema, ma subito dopo tutto si riaddormenta sino alla prossima vittima. Nel tempo il settore fognario isolano è stato anche attraversato da arresti eccellenti, rinvii a giudizio, processi, prescrizioni, condanne e assoluzioni, che, purtroppo, non hanno cambiato per niente la situazione. La soluzione del problema non può essere giudiziaria, ma esclusivamente politica e dipende unicamente da un diverso comportamento politico ed elettorale delle popolazioni, che sino ad oggi col potere politico e amministrativo votato ed eletto si sono rese complici dirette della situazione di degrado ambientale che siamo costretti a vivere.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio di quelli ’80 del secolo scorso i Comuni isolani si fecero sfuggire l’occasione, finanziata dall’ex Cassa per il Mezzogiorno, del megadepuratore collocato, dopo dure lotte popolari, nei canali di Mezzavia tra Lacco Ameno e Forio e un altro impianto più piccolo a Barano d’Ischia. Fu una scelta politica sciagurata e interessata generata dalla politica delle amministrazioni locali del tempo per  mettere le mani sui finanziamenti e i lavori da effettuare. Ciò comportava la realizzazione di sei piccoli depuratori, uno per ogni Comune, poi ridotti a quattro e ultimamente a tre, localizzati a Forio centro, pure per Serrara Fontana, a Casamicciola-Lacco Ameno e a Ischia, anche per Barano.

Al momento solo quello di Ischia è in costruzione da tantissimi anni ed è difficile prevederne il completamento, mentre per gli altri due è arduo ipotizzarne la realizzazione, perché, afferma il potere politico capitalistico a livello nazionale e regionale, mancano i soldi. Vergogna per un sistema e potere padronale che, tra l’altro, avalla nei fatti una scandalosa evasione fiscale di circa 300 miliardi di euro all’anno da parte della classe capitalistica e un sistema di tassazione che penalizza solo i lavoratori occupati e disoccupati e i poveri pensionali, le cui tasse esose vengono trattenute alla fonte. Un territorio come quello dell’isola d’Ischia, privo di depuratori efficienti, dove gli scarichi delle industrie alberghiere e termali vengono considerati domestici dalla normativa nazionale e, di conseguenza, senza obbligo di depurazione primaria, mentre la legislazione regionale li definisce industriali, e dove si parla anche di sversamenti direttamente a mare è impossibile definirlo pulito.

In tale deprecabile situazione di inquinamento territoriale, che tanto danno arreca alla nostra salute e all’economia turistica dell’Isola e che richiede, giustamente, l’intervento e l’azione della Magistratura, si inserisce il dramma della conseguente disoccupazione per centinaia di lavoratori stagionali. I responsabili dell’inquinamento sono pronti a sfruttare la ribellione dei disoccupati per poter continuare a macinare profitti continuando a inquinare, semmai proprio ottenendo dalle istituzioni l’innalzamento dei livelli di tolleranza umana delle varie componenti dell’inquinamento. La classe lavoratrice operaia e intellettiva  è vittima di questo sistema di sfruttamento padronale, delle complicità del potere politico e istituzionale, dell’inquinamento prodotto dalle attività imprenditoriali, della disoccupazione e della misera e mortificante indennità di disoccupazione, peraltro limitata a soli sei mesi all’anno.

I lavoratori occupati e disoccupati, donne e uomini, giovani e più anziani hanno una propria dignità di classe e sociale da difendere, una salute da salvaguardare, assieme alle loro famiglie, e un diritto costituzionale al lavoro da rivendicare e ciò deve avvenire rigorosamente all’interno della propria autonomia di classe e rivoluzionaria, nel senso che devono diventare prestatori d’opera per sé e non più in se, come scriveva Marx. Essi mai devono prestarsi al giogo dei padroni, finalizzato, com’è avvenuto e avviene tuttora, unicamente all’accumulazione di altra e incommensurabile ricchezza: si tratta di albergatori e termalisti che in pochi anni realizzano catene alberghiere col sudore e la schiavitù dei propri dipendenti e pronti a buttarli sulla strada – semmai sostituendoli con lavoratori provenienti da altri continenti, che possono più facilmente sottomettere, schiavizzare e sfruttare a causa delle loro difficoltà di emigrati – quando pensano di difendere e allargare meglio i propri affari: una pratica infame e disumana, che deve essere spezzata con ogni mezzo possibile.Naturalmente, come sempre, pure in questa categoria di sfruttatori e approfittatori legalizzati dal loro Stato ci sono le rispettose eccezioni.

Purtroppo la classe lavoratrice isolana, e non solo, manca ancora della propria coscienza e dignità di classe, è ancora schiacciata dal peso secolare della schiavitù padronale, è invasa dalla cultura idealistica, borghese, clericale, individualista, egoista e del tornaconto personale o al massimo familiare, non è emancipata dal punto di vista di classe, salve una piccola minoranza, è disorganizzata nell’ambito della propria organizzazione politica e sindacale di classe e rivoluzionarie ed è, per tanto, incapace di ogni seria militanza e attività politica e sindacale per rivendicare i propri diritti e lavorare alla costruzione di un nuovo ordine sociale, dove sia protagonista del proprio presente e futuro e non più oggetto nelle mani dello sfruttatore di turno.

Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, mentre lavora per l’emancipazione di classe dei lavoratori isolani e dell’intero proletariato italiano per costruire la nuova società socialista, dove lavoro e salubrità dell’ambiente costituiscono un unicum inscindibile, invita i disoccupati del comparto alberghiero e termale a non piegarsi e a non prestarsi al giogo degli inquinatori del territorio, lo chiedono a gran voce  i vostri figli, le popolazioni e i turisti dell’isola, ma a rivendicare il proprio diritto al lavoro nel rispetto dell’ambiente: i padroni del turismo, ovvero del vapore locale, si arricchiscano di meno e garantiscano la non nocività dei loro scarichi munendosi di depuratori aziendali in attesa della costruzione di quelli pubblici. E’ possibile coniugare il diritto al lavoro e la difesa dell’ambiente, basta che le istituzioni preposte lo vogliano e lo impongano.

Forio, 3 marzo 2014.

* Consigliere comunale di Forio

e Segretario generale del P.C.I.M-L.

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Un commento

  1. A quando il controllo sugli scarichi abusivi del troppo pieno alla chiaiolella e gli scarichi della Corricella ?????????????

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