Lavorare stanca

Di Giorgio Di Dio

“Te lo dico io, i ragazzi di oggi non hanno voglia di lavorare”.

“A me non sembra che sia così. Vedo continuamente ragazzi che lavorano al bar con turni stressanti senza lamentarsi, e ragazzi che fanno gli aiuto-idraulici o gli aiuto muratori, che lavorano nei supermercati, o che iniziano una loro attività”

“Io ti dico che vogliono lavorare giusto quel poco che serve per guadagnare il minimo che possa servire alle loro esigenze, ma si fermano lì, non vanno oltre.”

“Ti dico di no. Come diceva Pavese, “lavorare stanca”, ma non mi sembra che i ragazzi di oggi abbiamo paura di rimboccarsi le maniche. È anche vero che ci sono troppi ragazzi che studiano, che vanno all’università. Ma studiare è come lavorare e lo fanno per poter trovare in futuro un buon lavoro, che sia consono alle loro aspettative”

Ho ascoltato per caso questa conversazione e voglio fare qualche considerazione sul lavoro

Il lavoro non dovrebbe essere solo un qualcosa che ci consente di poter vivere più o meno agiatamente ma un qualcosa che ci entra dentro, che amiamo, che fa parte profondamente della nostra esistenza.

Quello che cercano in tanti (ma non sempre ci riescono) è il lavoro in cui possano cercare la loro ragione di vita.

Se il lavoro è qualcosa che non ci piace o che, addirittura, odiamo, diventa qualcosa di opprimente che ci schiaccia, ci annulla, diventa tempo che sottrae tempo alla nostra vita, che ci rende meno liberi.

Effettivamente nei giovani di oggi si nota di più questa divisione tra la vita e il lavoro.

Ho sentito ragazzi affermare: “Non voglio accettare un lavoro qualsiasi. Preferisco aspettare finché non capita un buon lavoro”

Ma cos’è esattamente un buon lavoro?

È un qualcosa che ci fa raggiungere i risultati che vogliamo e che riesce a soddisfare la nostra ambizione, ma che, contemporaneamente, ci consenta di avere una vita privata.

Quello che ha fatto ritenere all’interlocutore di sopra che “i giovani vogliono lavorare giusto quel poco che serve per guadagnare il minimo che possa servire alle loro esigenze, ma si fermano lì, non vanno oltre”, ha, invece un’altra spiegazione. Oggi i giovani cercano un lavoro che non solo dia un buon stipendio, ma che consenta di trovare un equilibrio tra vita lavorativa e tempo libero, tra lavoro e famiglia.

Quindi, come prima cosa un lavoro che offra uno stipendio adeguato alle proprie esigenze e ambizioni.

Poi un lavoro che consenta trovare un equilibrio tra lavoro e tempo libero. È sempre più facile perdersi nella routine del lavoro e trascurare la vita al di fuori dell’ufficio. È fondamentale, invece, curare le proprie passioni, i propri hobby, i propri interessi personali. Imparare a gestire il proprio lavoro stabilendo dei confini chiari con la vita privata. L’equilibrio lavoro temo libero migliora anche la produttività.

Sul lavoro sono state fatte indagini statistiche serie. È emerso che le motivazioni verso il lavoro sono diminuite, soprattutto perché si cerca sempre di più un equilibrio con la vita personale, e molti si sentono appagati da un lavoro senza prospettive di carriera, che, però, lasci loro tempo libero.

Ci sono anche giovani che vogliono sentirsi realizzati in campo lavorativo e cercano opportunità di crescita, carriera, sviluppo personale. Sono quelli che hanno una passione e la vogliono trasformare in una professione.

Non è una cosa facile. In primo luogo, è importante individuare le proprie passioni e poi capire se possono essere trasformate in un lavoro, soprattutto, se possono essere trasformate in un lavoro che sia anche redditizio e possa permettere poro di vivere agiatamente.

Sono stati fattoi seri studi, accompagnati da indagini statistiche sulla gerarchia degli interessi dei giovani e dei meno giovani

In testa alla c’è la famiglia, poi viene la cura della propria salute, poi il volersi fare una cultura.

Quindi la dimensione degli affetti familiari resta un valore imprescindibile, e la propria salute, la necessità di crescere culturalmente sono risultati un sicuro segno di riferimento per la maggioranza degli italiani.

Poi staccati l’amicizia, il lavoro, l’impegno sociale, lo sport. Per ultime la religione e la politica.

È ovvio che parliamo d statistiche e, quindi, non tutti ci si ritrovano. Le statistiche vengono fatte per campioni e possono anche sbagliare, però restano il punto di riferimento per ogni indagine sociologica.

E in tutto questo dove si colloca il valore del lavoro?

Il lavoro è un elemento importante pe tutte le generazioni, anche quelle giovani.  Il lavoro dà un significato alla propria vita. Ci dà soddisfazioni e, in alcuni casi, successo. Ci fa sentire utili non solo a noi stessi ma anche alla nostra famiglia, e alla comunità, anche se pe una parte minoritaria è solo un sacrificio che bisogna fare pe forza per poter vivere. Per la maggioranza, però, e un importante punto di riferimento

Credo che a Procida si debba fare un discorso avulso da ogni statistica, per lo meno per quanto riguarda i marittimi. Il mestiere di marittimo è un mestiere difficile, a volte poco compreso, fatto di difficoltà e di solitudini. Difficile per i marittimi, per le loro mamme, per le loro fidanzate, per le loro mogli che devono essere dotate di tolleranza, sopportazione, fatica e saper sopportare la lontananza

Un mestiere che non può entrare nelle statistiche perché un mondo a sé e, per molti, è l’unico modo per garantire un presente e un futuro alla propria famiglia.

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