Dimensionamento scolastico: non ci siamo

La parola dimensionamento molto spesso fa rima con ridimensionamento a tutti i livelli, sia nazionale che regionale. Su questo aspetto la Uil Scuola Rua della Campania, più volte ha fatto sentire la sua voce. “In questi mese – dice il Segretario Regionale Roberta Vannini – abbiamo ascoltato intere comunità educanti, cercando di capire quale fosse il male minore nella consapevolezza che dimensionare, checché se ne dica, significa eliminare sedi, ridurre punti di erogazione dei servizi, tagliare posti di lavoro, creare disagio agli alunni e alle loro famiglie.

Questo dei tagli è un vizio che viene da lontano e riguarda sia governi di sinistra che di destra. Tutti i politici in campagna elettorale mettono sempre la scuola al centro dei loro programmi. Parlano della scuola come volano determinante per la crescita e lo sviluppo socioeconomico del Paese.

Quando sono all’apposizione, si trasformano in “anime belle” e in strenui difensori della scuola pubblica statale, contrastando con tutte le energie i tagli camuffati da riforme. Una volta al governo i ruoli si invertono i ruoli si invertono e si fanno scelte che tutelano i singoli e i portatori di interesse.

L’unica verità è che a farne le spese sono sempre e solo le comunità scolastiche.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il piano di dimensionamento della Regione Campania.

L’esecutivo regionale della nostra organizzazione, riunitosi il 9 gennaio – continua la Vannini – ha rilevato forti criticità su determinate scelte che ha ritenuto inappropriate se non addirittura penalizzanti per alcuni territori. In alcuni casi ci si ritrova dinanzi ad accorpamenti a sorpresa di cui non si era mai parlato e/o di fronte a comunità disaggregate e ricomposte su territori non omogenei che, così facendo, sono destinate a perdere la loro identità. Per favorire alcuni non si è tenuto conto dei disagi di tanti altri.

Lo diciamo da sempre – sottolinea Roberta Vannini: per una seria politica scolastica di dovrebbe utilizzare l’opportunità il calo demografico per poter reinvestire le risorse organiche liberate, oltre per mantenere l’istituzione scolastica sui territori periferici, per eliminare in modo progressivo le classi troppo affollate e la dispersione scolastica. Sarebbe una rivoluzione copernicana così come sarebbe stato altrettanto rivoluzionaria coinvolgere nelle decisioni tutti gli attori in campo, a partire dai sindaci, dai presidenti delle municipalità, dalle famiglie e dai rappresentanti dei lavoratori.

Il piano della Regione Campania così com’è non ci convince. Confidiamo – conclude la Vannini – in un riesame dello stesso, che ascolti le comunità maggiormente penalizzate al fine di tutelare alunni, famiglie e lavoratori.

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Un commento

  1. Per i responsabili che organizzano aiuti e sovvenzioni scolastiche, ci vorrebbe un incentivo concreto,
    che favorisse i sostegni economici a livello regionale a tal punto, da preferirli ad ogni altro provvedimento corale .
    La scuola che va svecchiata e rinnovata in ogni direzione, dovrebbe prevalere su ogni altra scelta di campo,
    per essere competitiva e costruttiva. I programmi ministeriale essere amministrati e corretti dal locale contesto scolastico,
    dove essi avrebbero applicazione. Le assunzioni condivise e gestite regionalmente, come avviene già in parte e,
    soprattutto corrispondenti ai mezzi e tempi d’ogni relativa struttura che, condivisi a tutti i livelli,
    non restino solo dettati da organismi centralizzati, poco opportuni se non dannosi
    per un regolare e corretto svolgimento scolastico .

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