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DOMENICO SAVIO: “E’ VERGOGNOSO CHE PRESSO L’OSPEDALE ‘RIZZOLI’ DI LACCO AMENO MANCANO GLI ORTOPEDICI PER GARANTIRE TUTTI I TURNI”

di Gennaro Savio

LACCO AMENO – L’anno 2016 che ci siamo appena lasciati alle spalle, purtroppo non si è portato con se polemiche e problematiche legate alla gestione della sanità pubblica sull’isola d’Ischia. Infatti presso l’Ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno dopo che si è rischiato di perdere di colpo l’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica che almeno per il momento continua ad essere attiva, dal primo gennaio 2017 il reparto di ortopedia è stato letteralmente “azzoppato” per la carenza di personale medico. Infatti lì dove dovrebbero operare cinque ortopedici più il primario per garantire nel reparto la copertura H24, al momento in pianta organica risultano presenti  solo tre ortopedici più il primario. E questo comporta che ogni settimana il reparto rimane scoperto per ben quarantadue ore. Infatti in ospedale l’ortopedico mancherà dalle ore 14.00 del sabato sino alle ore 8.00 del lunedì successivo e nei giorni feriali dalle ore 14.00 alle ore 20.00. Questo significa che in determinati giorni e in determinate fasce orarie le emergenze non potranno essere garantite e chi subirà traumi ossei dovrà necessariamente essere trasportato in Terraferma: assurdo! Ma com’è possibile consentire la pianta organica sottostimata in un reparto ospedaliero così importante su di un’Isola in cui oltre ai settantamila residenti ogni anno vi vengono a villeggiare milioni di turisti e dove risulta essere altissima la percentuale di incidenti stradali che quotidianamente si registrano? Com’è possibile che un reparto come quello di ortopedia in cui dovrebbe essere garantita una copertura di medici ventiquattro ore su ventiquattro per mancanza di personale medico attualmente funzioni praticamente part-time? Com’è possibile che in determinati giorni e fasce orarie anche per una semplice lussazione alla spalla un paziente debba essere trasferito in Terraferma con tutti i disagi che si provocano all’infortunato e ai suoi familiari e con l’aggravio di esosi costi che andranno a pesare sulle tasche dei contribuenti? Ma stiamo scherzando!!! Questo è il diritto alla salute che ci “garantisce” l’ASL Napoli 2 Nord e la giunta regionale presieduta da Vincenzo De Luca, quasi non bastasse la vergogna dei medicinali e dei ticket a pagamento? Ma non è tutto. Infatti presso il “Rizzoli” anche altri reparti sono privi del sufficiente numero di medici, a partire dal Pronto Soccorso, in cui andrebbe istituito il relativo punto di accettazione detto triage e dove, incredibile a dirsi, manca persino un attaccapanni dove i pazienti e i familiari che li accompagnano possano sistemare i loro giubbini, che invece ognuno è costretto a tenersi in mano o a poggiare sulle  sedie dando l’impressione di trovarsi in un mercato di pezze americane: assurdo! E mentre la grana del numero ridotto di medici si abbatte ancora una volta prepotentemente sul nostro ospedale limitando così il pieno diritto costituzionale alla salute degli isolani già disagiati dall’insularità, i sei sindaci non fanno valere il nostro diritto alla salute. E se così, come si suole dire, “chi tace, acconsente”, oggi i primi cittadini isolani con la loro complicità partitica, politica e istituzionale  sono complici della mancanza di personale medico e dell’”azzoppamento” del reparto di ortopedia presso l’Ospedale “Rizzoli”, dove per far rientrare quest’ennesima emergenza basterebbe la presenza di soli altri due ortopedici. “La mancanza di un numero sufficiente di medici nel reparto di ortopedia – ci ha dichiarato Domenico Savio, Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista – rappresenta una delle solite e intollerabili vergogne della sanità italiana determinate dal potere politico dominante di centrodestra e centrosinistra a tutti i livelli istituzionali, potere che continua ad anteporre al diritto costituzionale alla salute dei cittadini la scellerata politica della cosiddetta spending review, cioè risparmio sulla pelle dei malati, a cui si tagliano diritti e servizi e si aumentano paurosamente i costi. Noi lavoratori operai e intellettuali sfruttati nella vita lavorativa dai capitalisti, oltre che dallo Stato borghese con gabelle di vario genere, che si sono arricchiti sulla nostra pelle pretendiamo, di diritto, maggiore rispetto e dignità per la difesa della nostra salute. Purtroppo se la sanità pubblica langue e solo chi ha i soldi può permettersi delle cure adeguate è perché gli elettori continuano a sostenere partiti, candidati ed eletti all’interno delle istituzioni rappresentanti politici della classe e della cultura borghese e capitalistica, eletti che una volta raggiunto il potere pensano solo a difendere gli interessi delle lobby industriali, bancarie e finanziarie nazionali e internazionali contro quelli della classe lavoratrice. Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti che anche la tutela della salute pubblica passa attraverso una lotta di classe dura contro questo infame ordine sociale e il suo potere politico capitalistico, con l’obiettivo di costruire un nuovo e superiore ordine sociale, dove gli interessi della collettività saranno liberati dallo sfruttamento del lavoro altrui e dai profitti padronali. Occorre condurre con coraggio e determinazione una lotta incessante contro i responsabili dei governi borghesi nazionali e regionali per l’intollerabile malasanità italiana, specialmente per quella isolana, dove quasi sempre solo la professionalità e l’abnegazione degli operatori, particolarmente dell’ospedale, riescono a fronteggiare le carenze strutturali e organiche. Una lotta che non deve dare più ascolto e seguito ai responsabili istituzionali di tale vergogna, ma che deve essere antagonista e costruttiva di una nuova concezione della salute pubblica, a partire dalla sua totale gratuità, efficienza e ugualità per tutti gli italiani: basta discriminazioni e disuguaglianze assistenziali tra regione e regione. Il Partito Comunista Italiana Marxista-Leninista rimane in prima linea per tali obiettivi di civiltà assistenziale e chiama a raccolta tutti quelli che intendono farlo concretamente, ma l’obiettivo principale deve rimanere quello di costruire una nuova e superiore società più umana e civile, dove la difesa della vita viene prima di ogni altra cosa”.

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